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Il pentito Lo Verso: “il clan di Bagheria voleva uccidere Di Matteo e Lumia”

venerdì 11 aprile 2014, 18:38   Attualità  

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di matteo 1«Il clan di Bagheria voleva eliminare il magistrato Di Matteo e l’onorevole Lumia.  Di Matteo era temuto perché  era il più tosto dei Pm. Poi però il progetto non fu portato a termine perché  non era il momento opportuno visto che c’era un processo in corso». Lo ha detto il pentito di Ficarazzi Stefano Lo Verso rispondendo allo stesso Pm Nino Di Matteo al processo sulla trattativa Stato mafia. 
«Provenzano mi disse che, dopo le stragi, Dell’Utri aveva cercato i suoi uomini, aveva preso il posto di Salvo Lima ed era diventato il loro referente». Il boss Corleonese, che avrebbe trascorso parte della latitanza a casa della suocera di Lo Verso, avrebbe anche aggiunto: «nel 1994 Forza Italia in Sicilia l’ho fatta votare io».
Il boss di Villabate Nicola Mandalà, nel 2003, avrebbe rivelato a Stefano Lo Verso, uomo d’onore ora pentito, che aveva «nelle mani Marcello Dell’Utri, il socio e amico Renato Schifani e il paesano di Ciccio Pastoia, Saverio Romano» ha rivelato sempre Lo Verso. La confidenza, Mandalà gliela avrebbe fatta in occasione di una querelle sorta in merito alla realizzazione di una chiesa. «Gli chiesi aiuto – ha aggiunto – perché i lavori non partivano e lui mi rassicurò dicendo che se la sarebbe sbrigata lui grazie alle sue conoscenze».
Oltre al pm Nino Di Matteo Cosa nostra aveva un conto in sospeso con i magistrati Maurizio de Lucia e Michele Prestipino.
«Quando entravano nell’aula durante il nostro processo – ha raccontato il collaboratore di giustizia – passavano davanti alle gabbie in cui ci trovavamo e ci guardavano con aria di sfida e alcuni gliel’avevano giurata».
Maurizio de Lucia, per anni alla dda di Palermo, autore delle maggiori indagini sui clan e sulle estorsioni, è ora alla Dna, mentre Michele Prestipino, il pm che coordinò l’inchiesta sulla cattura del boss Bernardo Provenzano, è procuratore aggiunto a Roma.
Le presunte rivelazioni dell’ex manager della sanità privata Michele Aiello, in cella per scontare una condanna per mafia, finiscono nel processo sulla trattativa Stato-mafia. Deponendo oggi in aula, il pentito Stefano Lo Verso ha raccontato di avere ricevuto le confidenze di Aiello mentre entrambi erano detenuti nel carcere Pagliarelli. L’ex imprenditore gli avrebbe riferito del ruolo di «un ministro sardo» nelle rivelazioni di notizie riservate all’ex governatore Cuffaro.   «Io e Totò Cuffaro siamo in carcere – avrebbe detto Aiello al collaboratore di giustizia – Ma la persona che avvertì Cuffaro perchè non l’hanno arrestata? Il ministro sardo l’ha fatta franca». Il riferimento è alla fuga di notizie sulla presenza di cimici nella casa del boss Giuseppe Guttadauro, costata a Cuffaro una condanna per favoreggiamento alla mafia: il pentito, però, confondendosi, nella sua deposizione parla di una rivelazione di notizie su un latitante. (gds.it)

 
 
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