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Bagheria. Domenico Figà: “Le ragioni di una adesione”

venerdì 16 maggio 2014, 15:22   Politica  

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figà domenicodi Domenico Figà

Quando alcuni giorni fa il mio giovane ex alunno Daniele Vella mi ha telefonato per chiedermi di stargli accanto nell’impegno di proporsi alla guida della città, gli ho immediatamente fatto notare l’inopportunità, a mio avviso, di coinvolgere direttamente una persona della mia età, giunta al termine del suo percorso professionale. E per di più in una impresa che richiede energie fresche, determinazione, specifiche competenze, capacità di sobbarcarsi a un lavoro duro e costante. Il motivo della sua scelta Daniele me lo spiegò con la serena pacatezza che lo contraddistingue, malgrado la verde età. Gli sembrava opportuno, per far fronte alle enormi difficoltà amministrative che si prospettano, mettere insieme una squadra di giovani qualificati, di rappresentanti di tutte le categorie e forze sociali, di persone di esperienza, disposti, tutti, a lavorare sulla base di un progetto forte e di alto profilo.

Ma perché tra gli anziani, pochi, del gruppo, aveva pensato proprio a me?
Per molti anni –  osservò – la scuola bagherese è stata una fucina di ricerca e di innovazione. Essa è stata la prima o tra le prime realtà locali a rendersi conto delle trasformazioni in atto nel contesto sociale e a capire che i processi di formazione e istruzione non possono essere adeguatamente progettati senza un costante raccordo tra forze produttive, istituzioni e tutte le agenzie con valenza educativa operanti nel territorio. La scuola, pertanto, aveva compreso che la sua efficacia, come quella di qualunque altra entità pubblica o privata, era legata ad un’ottica di sistema nella gestione delle dinamiche sociali ed economiche. Non sempre, qui come altrove, la politica ha saputo fare propria questa impostazione.
Il piano programma di Daniele, letto subito da me con interesse e curiosità, mi sembrò che davvero recuperasse il senso profondo di quella stagione culturale sopra accennata.
Esso infatti non è un astratto libro dei sogni e nemmeno un elenco delle cose urgenti da fare con accanto indicata la eventuale ricetta risolutiva.
È, invece, la puntuale descrizione di un metodo di gestione politico – amministrativa, centrato su una visione integrata dei problemi e dei bisogni della città. Mi limito qui a citare, tra i tanti esempi possibili, il patto formativo locale o le proposte relative alle politiche sociali in sinergia con il 3° Settore che, alla luce delle recenti linee guida per la riforma del terzo settore emanate dal governo nazionale, appaiono particolarmente lungimiranti.
Queste e non altre sono, succintamente, le ragioni che, superato l’iniziale sbandamento, mi hanno spinto ad accogliere l’invito di Vella. Per questo non ho potuto non stupirmi di fronte ad alcuni messaggi di congratulazioni, ricevuti anche da persone a me care, quando la notizia è stata resa pubblica.
Accettare oggi, ovunque in Italia, ma segnatamente in una realtà come la nostra, di mettere mano alla cosa pubblica è cosa da far tremare le vene e i polsi. Da tutto può nascere un simile proposito: passione disinteressata per la buona politica, spirito di servizio in un momento grave e difficile o, per quelli della mia generazione, sensi di colpa per i disastri del passato. Da tutto, meno che dal desiderio di “far carriera” o rivestire cariche prestigiose. Questa matura consapevolezza l’ho vista in Daniele e nei giovani e meno giovani della bella squadra che ha riunito.
La mia speranza è che grazie ad un diverso approccio all’agire amministrativo, soprattutto dei giovani con cui ho accettato di vivere la mia ultima corvée, la storia di questa città possa cambiare in meglio.

 

 
 
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