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Le elezioni
del 1946 a Bagheria

sabato 24 maggio 2014, 10:01   L'Opinione  

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martoranadi Giuseppe Martorana 

Come è noto, con la occupazione-liberazione della Sicilia da parte degli Anglo-Americani, anche l’amministrazione del nostro Comune fu sottoposta al controllo dell’AMGOT  (Governo Militare Alleato Territori Occupati). Le deliberazioni dell’ultimo Podestà avv. Giovan Battista Maniscalco portano la data del 17 luglio 1943.
Dall’AMGOT, furono nominati sindaci, facenti funzioni, l’Arciprete Mons. Filippo Arena e Francesco Paolo Dragotta, ma, a deliberare sull’attività dell’Amministrazione, a decorrere dal 15 settembre 1943, fu quest’ultimo, con la sola assistenza  del Segretario comunale dott. Cav. Salvatore Di Salvo. A decorrere dal 21 maggio 1944, il Sindaco fu affiancato da tre assessori nelle persone dei signori prof. Matteo Violante, dott. Giovannino Carollo e Paolo Gagliano. Questa Giunta concluse il suo mandato con la fine dell’anno 1944. Nel mese di gennaio 1945, la nuova Giunta, sempre di nomina AMGOT, fu così costituita:
Sindaco: Giuseppe Scardina –  Assessori: Matteo Ferrante, Salvatore Gagliardo, Onofrio Todaro, Giuseppe Pellitteri.
Il 4 ottobre 1945, il sindaco comunicò al Prefetto di doversi dimettere per motivi di salute; gli assessori Gagliardo e La Barbera avevano già presentato le dimissioni nelle mani del Sindaco stesso, il primo perché trasferitosi a Palermo, il secondo perché dimessosi dal Partito d’Azione, non ritenendo di continuare a rappresentare detto Partito nella Giunta. Anche gli altri assessori Todaro, Pellitteri e Ferrante rassegnarono le dimissioni per improrogabili motivi professionali. Le dimissioni di tutta la Giunta, pertanto, furono inviate al Prefetto. Nello stesso mese di ottobre 1945, fu nominato un Commissario straordinario nella persona del dott. Francesco Vicari, ma, nel mese di dicembre, su nomina del Prefetto, fu costituita una nuova Giunta così composta: Sindaco Cav. Gaetano La Barbera – Assessori: Onofrio Russo, Nicolò Gagliardo, Giuseppe Pellitteri e Giuseppe Scordato.
L’8 giugno 1946, il Sindaco La Barbera presiedette la Giunta per l’ultima volta, perché subito dopo gli subentrò un altro Commissario prefettizio nella persona del dott. Francesco Campagnini.
Intanto, il 13 ottobre 1946 si svolsero le elezioni amministrative, le prime dopo la fine della guerra. Questi i risultati:
Percentuale dei votanti 39% – Prevalenza della lista democristiana, seguita dalla lista dei Comunisti e dalla Lista dell’Unione Bagherese, cui aderivano i Qualunquisti, gli aderenti al Movimento Indipendenza Siciliana e i Demoitaliani (ex monarchici).
Su 30 seggi spettanti; la Lista democristiana ne conquistò 24; Socialcomunisti nessun seggio; Unione Bagherese (U.Q. – Mis – Demoitaliani) n. 6.
A questo punto i lettori si chiederanno il motivo per il quale i socialcomunisti, che pur si erano piazzati al secondo posto come numero di voti di lista, non ottennero nessun seggio, mentre ne spettarono 6 ai terzi classificati. Il motivo è semplice: la legge elettorale in vigore premiava i candidati secondo il numero delle preferenze ottenute, non secondo i voti di lista. In sostanza nessun candidato dei Socialcomunisti aveva riportato voti sufficienti a superare i sei eletti della terza Lista.
Scrisse a questo proposito Giuseppe Speciale su “La Voce della Sicilia” (Organo del Partito Comunista) del 25 ottobre 1946, su un pezzo dal titolo “La lezione di Bagheria”:
“Contro i 2400 voti circa della D. C. e i 1600 voti circa ottenuti dalla Lista del calderone di destra, formata da monarchici, qualunquisti, liberali ed elementi reazionari del Movimento Indipendentista, la lista del blocco dei lavoratori ha avuto circa 1800 voti.
Tuttavia nessuno dei candidati è entrato a far parte del Consiglio comunale e ciò per un difetto di organizzazione che, se da una parte dice che i voti della Lista dei lavoratori sono stati tutti voti di individui coscienti che votavano per il programma e non per gli uomini, dall’altra ha defraudato, nel senso letterale della parola, i lavoratori del loro diritto a svolgere opera attiva in seno all’Amministrazione del Comune.
La minoranza l’hanno avuta i signori della terza lista, del pateracchio, coloro i quali erano andati in giro per vincolare personalmente i voti di preferenza, coloro che hanno sborsato, corrotto, che hanno con ogni mezzo tentato la scalata al potere, non per svolgere opera ricostruttiva, ma per dare sfogo alle proprie ambizioni e per salvaguardare meglio i propri interessi di classe”.
Indipendentemente dalle osservazioni e valutazioni che fece allora Giuseppe Speciale, in parte condivisibili, c’è da osservare che per le amministrative in parola era andato a votare soltanto il 39% degli aventi diritto, contro il 79%  delle precedenti elezioni politiche di alcuni mesi prima (40 punti di percentuale in meno!), allorquando la Democrazia Cristiana e gli altri partiti di centro destra avevano riportato oltre 10 mila voti e i due partiti di sinistra (Comunisti e Socialisti) intorno a un migliaio di voti. Di conseguenza, per chiunque, in quel momento storico in grande evoluzione, sarebbe stato azzardato e fuori luogo scendere in valutazioni politiche, vista la contrapposizione creatasi tra Russia e America dopo la fine del conflitto mondiale e il nascere della guerra fredda. Di conseguenza, anche su base locale si verificava tale contrapposizione, perché i comunisti “tifavano” apertamente per l’Unione Sovietica ed erano contro gli Americani, ritenuti imperialisti. Figurarsi che spesso si litigava tra vicini di casa su dove fosse collocato il paradiso terrestre, a Est o ad Ovest!
Ma passiamo all’elenco dei 30 eletti, tutti confermati, perché sapevano leggere e scrivere:
Buttitta Pier Luigi, Belvedere Pietro, Nasca Giovanni, Scardina Giuseppe, D’Amico Aurelio, Caputo Giuseppe, Scardina Calogero, Dragotta Salvatore, Scordato Filippo, Morana Vincenzo, Ficano Domenico, Di Carlo Giuseppe, Mineo Antonino, Miosi Antonino, La Licata Francesco, Sparacino Michele, Di Cristina Angelo Antonio, Castronovo Pasquale, Speciale Nicolò, Gigante Caterina, Calafiore Florenza, Galioto Gioacchino, Di Salvo Tommaso, Aiello Carlo, Balistreri Domenico, Speciale Giovanni, Scirè Domenico, De Lisi Francesco, Gargano Ignazio, Cangialosi Salvatore.
In sede di discussione, anche il gruppo della minoranza, l’Unione Bagherese, che aveva riportato 6 seggi, dichiarò di voler collaborare con la Democrazia Cristiana.
Venne, quindi, eletto il sindaco nella persona di Giuseppe Scardina, con 21 voti su 25 presenti. Furono eletti anche i quattro assessori titolari: Cangialosi Salvatore, D’Amico Aurelio, Caputo Giuseppe, Scardina Calogero – Assessori supplenti: Di Carlo Giuseppe e Scordato Filippo.
A questo punto, al netto di ogni polemica, mi chiedo come mai l’Amministrazione comunale abbia festeggiato nel 2002 il cinquantenario dell’insediamento del primo Consiglio comunale, dopo la conclusione dell’ultima guerra, senza che qualcuno avesse esaminato le carte, dalle quali si sarebbe rilevato che dette elezioni si erano svolte nel 1946 e che quelle del 1952 erano le seconde.

articolo pubblicato sull’Approfondimento di Bagheria in edicola

 

 

 

 
 
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