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Don Antonio Cellini, un prete di tacco di Emanuele Tornatore

venerdì 4 luglio 2014, 18:16   Attualità  

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antonio cellini
di Emanuele Tornatore
Caro don Antonio, oggi, nel giorno del tuo 50mo anniversario di ordinazione presbiterale, vogliamo particolarmente ringraziarti per aver creato tu, insieme a noi, una comunità di credenti e di cittadini consapevoli. Ancora rimane indelebile il nostro primo incontro, un incontro senza convenzioni, così come senza convenzione è stato il tuo essere presbitero e il tuo essere soprattutto cristiano.
Una calda domenica di agosto, una piccola chiesa, o meglio una sala di teatro adibita a luogo di culto, poca gente tra i banchi e un gruppetto di ragazzi radunati nell’atrio in attesa dell’ennesimo prete mandato a celebrare la messa domenicale.Una domenica come tante altre, in quel borgo di periferia a sud della nostra città, tante case, molte famiglie, assenza assoluta di servizi, di luoghi di incontro e di formazione. Una domenica speciale per un incontro speciale.Una polo rosa intenso, un jeans blu e un occhialone d’altri tempi, grande, eccentrico, così come eccentrica era la tua Opel kadet gialla che ci ha accompagnati ovunque. Era il millenovecentonovantaquattro. Rimanemmo sbalorditi, noi aspettavamo l’ennesimo prete, in talare o con i segni convenzionali, e invece ti sei presentato senza cerimoniali, non ci furono presentazioni ufficiali, ingressi solenni, né banda musicale, né fiori.
Noi, una comunità giovane e tu prete del concilio, formato in un momento di grande fermento della chiesa, fermento che però stentava e ancora stenta a concretizzarsi nelle chiese particolari. Da quell’incontro che ha cambiato le nostre vite sono passati già ventanni,un cammino lungo e faticoso, spesso pieno di insidie, di sofferenze, un cammino ricco però di emozioni, di incontri, ricco di volti, di storie e di vite. Nonostante le difficoltà siamo riusciti a crescere, le tue parole erano taglienti, spesso scomode, ci hai fatto conoscere il Dio onnipotente nell’Amore, con te molti di noi abbiamo imparato l’italiano, la filosofia, ad apprezzare la musica e l’arte, per non parlare delle etimologie delle parole difficili usate nel messale e nei testi sacri.
 Hai conciliato una profonda spiritualità, delicata, rispettosa delle sensibilità ad un pensiero pienamente concreto e razionale. Il regno dei Cieli si costruisce sulla terra – dicevi-perché tutto quello che ci circonda è cielo, là dove finisce la nostra pelle, inizia il cielo e noi poca cosa siamo, siamo “servi inutili” se solo pensiamo alla via Lattea, a ciò che ci circonda e sovrasta.
Con te e per te è nata “la scuola di Barbiana” a San Domenico, dopo scuola pomeridiano per tutti i bambini del quartiere e non solo, il cineforum, l’animazione domenicale, i giochi estivi e gli approfondimenti con i giovani. Come dimenticare Alzo Zero e Adriana Zarri, Hedel Camara e Kant. Con te abbiamo vissuti in una chiesa povera per i poveri e tu  parroco povero come i tuoi parrocchiani.
Dobbiamo dirti grazie, don Antonio, grazie per il tuo rigore morale, per la tua libertà di pensiero, per il tuo modo spesso estroso di interrogarci, di ammonirci, grazie per averci dato gli strumenti per essere cristiani liberi da ogni indottrinamento.
Ti ringraziamo perchè  il quattro luglio di cinquanta anni fa, dicevi il tuo si ad una totale donazione, una donazione a perdere per essere ricolmato di tanti figli figlie, sorelle e fratelli. Le tue mani unte con l’olio di letizia per benedire, per accarezzare, per stenderle a chi, in qualunque momento ne avesse bisogno.
 Dici di non essere un prete di punta ma di tacco, e proprio sul tacco che si poggia il piede e si scarica tutto il peso del corpo. Il tacco è importante tanto quanto la punta.  auguri don Antonio, la tua comunità, i tuoi ragazzi, ti vogliono bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
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