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Le minacce al sindaco sono mafiose

giovedì 18 settembre 2014, 08:21   L'Opinione  

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luca lecardanedi Luca Lecardane *

Bisogna chiamare i gesti con il loro nome, senza girarci intorno,  senza chiamarli in altra maniera cercando di addolcirne la portata.
Le minacce perpetrate ai danni di Patrizio Cinque e degli assessori sono minacce mafiose portate avanti da chi finora ha pensato di agire senza essere denunciato, senza essere filmato, facendo tutto quello che ha voluto, come ha voluto e quando ha voluto. Sono atti mafiosi, perché non chiamarli col loro nome significa dare giustificazioni a degli atti vili e che hanno visto troppo spesso soccombere la gente onesta di questa terra martoriata dalla cattiva politica,  o dalla politica  e dall’imprenditoria collusa con la mafia.
Dentro il Coinres la mafia ci sta mani e piedi e lo afferma chiaramente la relazione della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti datata 2010 che da pagina 298 a 301 scrive sul Coinres come di un consorzio  in cui “…sono stati registrati diversi casi di assunzioni di persone legate alla criminalità organizzata. Il dato rappresentato è inquietante perché la presenza di un soggetto legato alla criminalità organizzata all’interno di una società d’ambito territoriale può essere il segnale di una forma ben più incisiva di controllo finalizzato ad orientare le scelte in merito alla gestione; e tale illecita finalità può essere più facilmente perseguita per il tramite di persone che apparentemente svolgono funzioni di basso livello all’interno della società, ma che in realtà operano nell’ombra a vantaggio dell’organizzazione criminale di appartenenza. Emblematico è il caso segnalato dal prefetto e dal questore di Palermo, e che riguarda specificatamente la società d’ambito territoriale ATO Palermo 4, i cui comuni unitamente alla provincia regionale di Palermo hanno costituito nel 2002 il consorzio intercomunale rifiuti, energia, servizi (Coinres)…Sullo specifica questione delle assunzioni è stato aperto un procedimento penale presso la procura della Repubblica di Palermo e le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica, dottoressa Amelia Luise…Il magistrato è stato audito dalla Commissione in data 8 giugno 2010 ed ha fornito importanti informazioni in merito alle indagini in corso, che attengono proprio alla illecita assunzione di personale da parte dei vertici del Coinres senza l’osservanza delle procedure di evidenza pubblica che avrebbero dovuto essere osservate. Molte delle persone assunte, come dichiarato dal prefetto nel corso dell’audizione, erano parenti di personaggi legati alla criminalità organizzata o sponsorizzati da questi personaggi.  Ed ancora, con riferimento al Coinres, sono state evidenziate sia dal prefetto che dal questore di Palermo alcune importanti circostanze che sono evidentemente spie di possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel consorzio. Il Coinres ha infatti un rapporto di collaborazione con l’impresa individuale Falletta Mariano, con sede legale a Misilmeri, che dal 1982 opera nel settore edile, stradale, effettua lavori di tinteggiatura, realizzazione e manutenzione fognature, smaltimento dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali, sbancamento terra. Titolare dell’impresa è Falletta Mariano, immune da precedenti penali. Ebbene, l’immobile e il terreno ove insiste l’impresa sono di proprietà di Francesco Lo Gerfo, e peraltro sullo stesso terreno vi è l’abitazione di Lo Gerfo, che risulta anche essere dipendente di Falletta Mariano. Lo Gerfo Francesco è stato indicato come capo famiglia di Misilmeri, a disposizione dell’allora latitante Sciarabba Salvatore, tratto in arresto nel 2003 e successore di Spera Benedetto alla guida del mandamento. Peraltro lo stesso Lo Gerfo Francesco è stato tratto in arresto il 25 gennaio del 2005 per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione di polizia giudiziaria denominata « Grande mandamento » nel corso della quale erano emersi con certezza rapporti di frequentazione tra Lo Gerfo Francesco e l’allora capo della famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno, Pastoia Francesco.

Ebbene, non solo nell’impresa del Falletta risulta essere impiegato, non si sa bene con quali specifiche mansioni, Lo Gerfo Francesco, ma anche persone legate a quest’ultimo.

Il 21 febbraio 2009 a Misilmeri veniva assassinato in un agguato di stampo mafioso Bianco Piero, dipendente del Coinres con la qualifica di operatore ecologico, nipote di Lo Gerfo Francesco.

In data 5 giugno 2006 il Coinres ha inoltre assunto a tempo indeterminato Zucchetto Gaspare, nato a Palermo il 17 gennaio 1967, anch’egli arrestato nell’ambito dell’operazione « Grande mandamento » per il reato di favoreggiamento personale aggravato dalle modalità mafiose.

Gaspare Zucchetto nella mattinata del 15 maggio 2009 è stato ucciso in un agguato mafioso unitamente a Paolo Lo Gerfo, e nell’agguato è stato ferito anche tale Sciacca Ivan. Sia Gaspare Zucchetto che Paolo Lo Gerfo erano dipendenti Coinres, assunti per il tramite dell’agenzia di lavoro interinale Temporary.

La circostanza particolare, evidenziata dal questore di Palermo nel corso dell’audizione innanzi alla Commissione, è che Zucchetto e Lo Gerfo siano stati assassinati mentre si trovavano in un campo a raccogliere le nespole, mentre avrebbero dovuto trovarsi a lavoro.

Ed inoltre, a rafforzare l’ipotesi della più che verosimile presenza di legami del Coinres con personalità di spicco della criminalità organizzata di stampo mafioso, va evidenziato che il consorzio,secondo dati riportati nella relazione predisposta dal questore di Palermo si avvale di mezzi messi a disposizione dalla società Ambiental snc, amministrata da Antonino D’Acquisto, il quale, seppure immune da pregiudizi penali, secondo le risultanze investigative della questura di Palermo risulta avere rapporti diretti con Gioacchino Mineo, attualmente detenuto e indicato nella nota inviata dal questore di Palermo come un « noto mafioso di Bagheria”.

Non si possono  sottovalutare certi gesti e declassarli a gesti da disperato. Vi sono lavoratori Coinres onesti, che lavorano, che si svegliano ogni giorno per prendersi il sacrosanto  stipendio, poi ci sono quelli che fanno finta di andare a lavorare, ci sono quelli che sono stati finora coperti dall’impunità di chi non ha avuto il coraggio di denunciare. I primi spesso sono stati anche vittime dei secondi. La mafia è mani e piedi dentro il Coinres, bisogna chiamare gli atti col loro nome senza paura, bisogna alzare la testa e guardarli in faccia questi mafiosi e i loro conniventi politici e far capire loro che è finito il tempo del terrore.

Non si può far finta di nulla come negli anni ottanta e novanta in cui ci raccontavano che la mafia non esisteva, la mafia esiste e non tutti i siciliani sono mafiosi, la mafia esiste ed ha costretto questa terra ad inginocchiarsi, ad essere colpita da omicidi, da finti suicidi come quello di Peppino  Impastato, la mafia ha  persino ucciso due volte la stessa persona perché prima le ha uccise con la pistola e poi con le maldicenze così da farli sembrare delitti d’onore. No non tutti i siciliani sono mafiosi, ci sono i siciliani onesti che camminano a testa alta, quelli che si ribellano, che si indignano e fanno scelte antimafia e non parole.

*coordinatore regionale associazione nazionale Net Left

 
 
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