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Arrestate 10 persone fra tecnici e professionisti a Misilmeri (video)

mercoledì 15 ottobre 2014, 11:00   Cronaca  

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vlcsnap-2014-10-15-10h07m36s94I carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, coordinati dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa. L’operazione, denominata in codice “Monopolium”, avrebbe consentito di accertare presunti interessi mafiosi in una serie di appalti pubblici con la complicità di funzionari pubblici e professionisti.


I carabinieri hanno arrestato a Misilmeri Irene Gullo, capo ufficio tecnico dei comuni di Misilmeri e Altavilla Milicia, e l’ingegnere Paolino Rizzolo, libero professionista e già presidente del Consiglio di amministrazione di Metropoli est, un consorzio che raggruppa tredici comuni della provincia palermitana.
 Secondo i militari del Reparto Operativo guidato dal comandante Salvatore Altavilla, il capo ufficio tecnico ai tempi del sindaco Pietro D’Aì, sciolto insieme alla giunta e al consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, avrebbe commesso irregolarità nell’assegnazione di appalti proprio nei confronti dell’ingegnere Rizzolo.
L’inchiesta era nata nel corso dell’operazione Sisma che portò all’arresto di cinque persone  nel comune di Misilmeri e l’invio di avvisi di garanzia per il sindaco Piero D’Aì e Giuseppe Cimò presidente del consiglio comunale e il vice presidente del consiglio comunale, Giampiero Marchese.
I provvedimenti dei carabinieri furono emessi nei confronti di Antonino Messicati Vitale, finito in carcere di nuovo in questi giorni, ritenuto il reggente della famiglia mafiosa di Villabate, Francesco Lo Gerfo, indicato come il capomafia di Misilmeri, Mariano Falletta, anche lui di Misilmeri, e i palermitani Stefano Polizzi (presunto referente della cosca di Bolognetta accusato di estorsione) e Vincenzo Ganci, candidato alle ultime elezioni al Consiglio comunale di Palermo. Dopo questa inchiesta il comune venne sciolto per mafia.
Attorno al nome del capo ufficio tecnico ruota un episodio chiave dell’indagine. Per alcuni mesi nel 2011 la donna è stata allontanata dal suo incarico. Fu un autogol perché il neo capo ufficio tecnico si accorse di alcune irregolarità. Ebbe il tempo di allertare l’assessorato, ma poi dovette fare di nuovo posto alla Gullo richiamata in servizio. Nel corso di questi nuovi arresti sono stati emessi i provvedimenti interdittivi per alcuni professionisti della zona. (gds.it)

 

 
 
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