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Bagheria. Flamia: “un imprenditore doveva morire. Non voleva pagare il pizzo”

lunedì 20 ottobre 2014, 10:08   Cronaca  

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FLAMIA SERGIO ROSARIOAnche un imprenditore bagherese doveva essere ucciso perché aveva deciso di non pagare il pizzo. E’ l’ultima dichiarazione resa dal collaboratore Sergio Flamia.
A salvare l’imprenditore, di cui non si conosce il nome e nemmeno il settore dove operava,  furono i servizi segreti che gli salvarono la vita. Sarebbe stato lo stesso Flamia ad evitato il peggio, avvertendo il componente dei servizi segreti che lo andava a contattare i carcere.
Flamia racconta:  “quando dovevano ammazzare l’imprenditore… che era in programma di farlo ammazzare per contro di Antonino Zarcone e Carmelo Bartolone io l’ho riferito a questo qua e i carabinieri hanno avvisato a questo imprenditore dicendogli: stai attento, noi ti stiamo sorvegliando perché c’è un progetto di attentato verso di voi”.
Secondo Flamia, l’imprenditore ricevette  una testa di capretto e una bottiglia piena di benzina.
A questo punto si sarebbe ribellato, forse perché era convinto di avere anche lui le spalle coperte, forse la protezione di qualcuno che comandava nel clan bagherese.
Ma la sua reazione avrebbe infastidito innanzitutto Antonino Zarcone e Carmelo Bartolone.
Sempre secondo il racconto di Flamia, i militari si mossero subito evitando il peggio.
Non viene reso noto il modo il cui l’uomo doveva essere ucciso.
Flamia parla di “attentato” e non è escluso un modo eclatante. Ma secondo il collaboratore, alla fine si era deciso per un intervento meno clamoroso.
Qualcuno lo doveva uccidere a colpi di pistola.
Ma il progetto venne accantonato per la presenza continua dei carabinieri, dopo le segnalazioni di Flamia.
Lo stesso Zarcone, secondo il racconto di Flamia avrebbe detto: “forse siamo stati intercettati, è un casino, i carabinieri sanno che abbiamo in programma di ammazzare a questo. Cosa che poi non si fece più perché i carabinieri erano a conoscenza di tutto”.

 

 
 
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