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Lettera aperta di Gianfranco e Olivier: “grazie Bagheria. Gesto di civiltà”

venerdì 14 novembre 2014, 09:13   Attualità  

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10814384_10205418529811089_228222001_nPubblichiamo una lettera aperta alla città di Bagheria di Gianfranco Aiello Grasser (originario di Bagheria) e Olivier Grasser Aiello, la coppia omosessuale il cui matrimonio celebrato all’estero è stato trascritto nel Comune.
“Desideriamo ringraziare l’Amministrazione Comunale di Bagheria e in particolare il suo sindaco, Patrizio Cinque – che non conosciamo personalmente e che avremo il piacere di incontrare prossimamente di persona, insieme con Olivier – per il gesto di civiltà, e il coraggio di affermare un atto di uguaglianza su un tema che attraversa ormai abbondantemente le nostre società. Desideriamo inoltre ringraziare per tenacia, entusiasmo e professionalità, il nostro meraviglioso avvocato, la dottoressa Maria Chiara Di Gangi, della Rete Lenford.
Qualcuno dirà semplicisticamente che a Bagheria, come in Italia d’altronde, ci sono problemi ben più urgenti che legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso; a questi noi rispondiamo: e perchè una cosa dovrebbe escludere l’altra? Perchè dare eguali diritti a chi non ne ha e ne soffre, e avanzare nelle pratiche di uguaglianza dei cittadini verso lo Stato dovrebbe ostacolare la gestione virtuosa della cosa pubblica e l’assenza di immondizia per le strade?
In realtà questo gesto mi fa orgoglioso per una volta, da Strasburgo dove abitiamo – e dove la nostra condizione non è percepita nemmeno un briciolo anomala – della mia terra e della mia città d’origine.

gianfranco aielloL’atto di cui parliamo e’ puramente certificativo, almeno al momento, in assenza di una legge dello Stato. Ma dicevamo, è un atto di uguaglianza.
Perche’ il nostro matrimonio è identico a tutti gli altri.
Non e’ un matrimonio di seconda categoria, non si tratta di un’unione civile riadattata. Non si tratta di un imbroglio, di un inganno, di un contentino che lungi dal darti pari diritti, sottolinea invece la tua inferiorità.
Qui in Francia e in moltissimi paesi europei e extraeuropei, si tratta di un matrimonio inteso quale contratto tra due persone e in quanto tale produttivo di regole d’ordine pubblico.
Che qualcuno mi spieghi perchè due persone come noi che si sono incontrate, che si sono amate, che stanno invecchiando insieme da 10 anni ormai e contano di farlo sino alla morte, dovrebbero accettare la precarietà, la fragilità e perfino l’ingiustizia, per il solo fatto che la legge non ci riconosce gli stessi diritti che a un’altra coppia altrettanto stabile con un progetto di vita condiviso.
Ai molti perplessi e a chi duramente reagisce, e la cui opinione rispettiamo sinceramente, noi chiediamo: che cosa toglie alle coppie eterosessuali il matrimonio omosessuale? Se non gli toglie niente, abbiate il coraggio di definire per quello che sono sentimenti e comportamenti.
Abbiate il coraggio di parlare di ipocrisia rispetto a coloro che si rifiutano di vedere le famiglie omoparentali esposte alle incertezze della vita.
Abbiate il coraggio di parlare di egoismo rispetto a coloro che pensano che un’istituzione della Repubblica possa essere riservata soltanto ad una categoria di cittadini.
Vorrei citare un brano del discorso che la eccellente Ministra della Giustizia francese, Christiane Taubira, relatrice della legge sul matrimonio egalitario ha fatto all’Assemblea nazionale (il Parlamento francese) in apertura di dibattito sulla legge che e’ stata poi approvata a larga maggioranza, e che sintetizza bene il nostro stato d’animo e il perchè di una presa di posizione pubblica che in realtà è assai lontana dal nostro stile di vita e che probabilmente disturberà molti, compreso alcuni membri della mia famiglia bagherese, che pure erano al corrente di tutto.
“Noi affermiamo che il matrimonio aperto alle coppie dello stesso sesso illustra bene il motto della nostra Repubblica. Ei un esempio di libertà, della libertà di scegliere, della libertà di decidere di vivere insieme.
Noi proclamiamo attraverso questo testo legalità, uguaglianza di tutte le coppie, di tutte le famiglie.
Infine affermiamo anche che in questo atto vi sia un avanzamento della fraternità, della solidarietà, poichè nessuna differenza può costituire un pretesto per una discriminazione di Stato” e rivolgendosi ai numerosi avversari della legge in Parlamento (che anche qui, che pure è la patria della Rivoluzione francese e dei diritti civili, il percorso e’ stato sofferto e doloroso, come tutte le acquisizioni di civiltà d’altronde, pensate al divorzio, all’aborto e prima ancora al voto alle donne e in America alla discriminazioni razziali) continua dicendo “… le vostre obiezioni non hanno alcun fondamento, se non un’oggettiva difficoltà ad includere nelle vostre rappresentazioni la legittimità delle coppie dello stesso sesso. Eppure, i vostri figli e i nostri nipoti (e ne abbiamo una esperienza personale e diretta con i nostri nipoti bagheresi, persone lucide e intelligenti) le includono già e le includeranno sempre di piu’ in futuro. E voi sarete assai a disagio se, per curiosità, essi leggeranno i resoconti del nostro dibattito. Potete continuare a rifiutarvi di vedere, a rifiutarvi di guardarvi intorno, a rifiutarvi di tollerare la presenza perfino vicino a voi e perfino, forse, nelle vostre famiglie, di coppie omosessuali. Avete scelto di protestare contro il riconoscimento dei diritti di queste coppie: sono affari vostri. Per quanto ci riguarda noi siamo fieri di cio’ che facciamo. Siamo talmente fieri che vorrei definire l’atto che stiamo per compiere con le parole del poeta Le’on-Gontran Damas: “bello / come una rosa / di cui la Tour Eiffel assediata all’alba / vede infine schiudersi i petali” . “Grande come un bisogno di cambiare aria”.

 

 
 
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