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Sul matrimonio omosessuale

venerdì 21 novembre 2014, 10:47   L'Opinione  

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leonardo puleodi Leonardo Puleo

Dopo che il Sindaco Cinque ha apposto la firma per trascrivere nel Registro di Stato Civile il matrimonio di una coppia omosessuale celebrato all’estero, si sono subito accavallate opinioni, polemiche, prese di posizione, allarmismi ed a volte anche insulti, velati e non, tra le due fazioni, quella pro e quella contro.
Dopo aver letto molti commenti e riflessioni, alcuni molto condivisibili come quelli di Giusi Buttitta, mi è venuta voglia, da semplice cittadino, di condividere con voi ciò che penso e per questo ringrazio il Direttore che mi offre questa possibilità. Io sto nel gruppo di coloro che pensano che il Sindaco Cinque abbia fatto benissimo ad apporre quella firma. Non mi importa sapere neanche l’utilità di quel foglio di carta che rimarrà chiuso in un cassetto del Comune.
È un simbolo ed allo stesso tempo un minuscolo passo avanti per una normalizzazione civile. Anzi, l’auspicio è che il Primo Cittadino su questioni come questa, che riguardano la pari dignità degli uomini debba decidere subito, secondo coscienza, senza esitare e meno che mai aspettare alcun sondaggio online.
Ma andiamo al punto: chi sono le persone LGBT? Sono il panettiere, l’avvocato, il medico, il professore, il nostro vicino, il poliziotto, il fruttivendolo, il politico, il calciatore. A volte sono i nostri fratelli, sorelle, i nostri padri, madri e, badate bene in alcuni casi siete Voi, acerrimi oppositori del matrimonio gay.
Se solo ve lo chiedeste senza alcun filtro censorio ed autorepressivo, molti di voi avrebbero delle belle sorprese. La prima cosa che vorrei dire proprio a Voi, acerrimi nemici del matrimonio gay è che le persone omoaffettive non scompariranno mai. State “sereni” direbbe il nostro Presidente del Consiglio mai votato. I gay non vivranno mai più nascosti tra le pieghe della società.
Una percentuale della società è omosessuale, è statistica, che vi piaccia o no.
Chi è attratto dalle persone dello stesso sesso continuerà a baciarsi, innamorarsi, a formare coppie, e lo farà apertamente. Nelle loro camere da letto farà anche del “normalissimo” e meraviglioso sesso. L’omosessualità fa parte della vita. Da sempre. Niente di peggio del bigottismo in nome della fede. Anche da un punto di vista prettamente dogmatico pensare che Dio avalli il fanatismo è un’offesa prima di tutto verso Lui, l’Onnipotente.
Eppure usare la Bibbia o il Vangelo per giustificare il fanatismo è pratica ormai consueta. I versetti biblici storicamente da sempre sono stati usati per mettere fuori legge i matrimoni tra schiavi e per impedire i matrimoni tra bianchi e neri. Io la cosa che ricordo più di tutte della Bibbia è che Gesù ha detto “Devi amare il tuo prossimo come te stesso.” Non ricordo virgolettati, asterischi o note sulla frase che ci lascino pensare che i gay, le lesbiche, i bisessuali o i transgender siano esclusi. Tutti gli integralisti cristiani contrari al matrimonio tra omosessuali sono fermamente convinti che la Bibbia sia lo spot migliore per testimoniare il “matrimonio tradizionale”, che è sempre tra un uomo e una donna. Ma quale Bibbia hanno letto? Ho cercato di documentarmi un pochino, ecco le famiglie rappresentate nel libro sacro: Giacobbe ebbe due mogli, Lea e Rachele, e due concubine, Bila e Zilpa.
Dodici figli avuti da queste quattro donne, che divennero i patriarchi delle Dodici Tribù di Israele. Secondo la Bibbia, Dio approvò e consacrò la famiglia di Giacobbe. Davide, il re più venerato nella Bibbia ebbe quattordici mogli.
Ha anche dormito con la moglie di Uria che poi fece uccidere per poter sposare la donna. Sempre la Bibbia ci dice che re Salomone aveva 700 mogli e 300 concubine (roba da far impallidire anche Rocco).
Eppure riconosciuto come l’uomo più saggio. Inoltre la Bibbia dice che se un uomo muore senza eredi, suo fratello deve sposarne la vedova e produrre discendenza (Genesi 38, 6-10). Secondo la legge di Dio contenuta nella Bibbia (Deuteronomio 21, 11-14) le donne possono essere rapite durante una guerra e forzate a sposarsi. Una donna non sposata che è stata violentata è obbligata a sposare il suo stupratore (Deuteronomio 22, 28-29) ( a proposito di matrimoni tradizionali).
Allora non giriamoci attorno, al di là delle interpretazioni bibliche il problema è sempre quello: il sesso.
Dato che gli omofobi sono tutti accomunati dall’ossessione del sesso, ogni qualvolta che odono le due paroline “matrimonio gay” si materializza immediatamente nelle loro menti il sesso omosessuale. Questo fa sentire loro un senso di disagio. Tranquilli, è lo stesso disagio che provo anch’io ad immaginare voi mentre copulate in modo “ecumenico” con le vostre mogli. Nonostante senta questo senso di disagio, difendo persino il vostro diritto al matrimonio. Il matrimonio prima di essere un’istituzione religiosa è un’istituzione civile. Come istituzione religiosa ha delle regole e dei vincoli restrittivi dipendenti dalla fede. Come istituzione civile è governata dalle leggi civili del Paese, questo vale sia se la coppia è cristiana o musulmana o ebraica, etc..
Facciamo un esempio: le regole della Chiesa cattolica sul matrimonio non permettono la contraccezione e il divorzio, l’istituzione civile sì. Come nessuna religione dovrebbe essere mai obbligata dal governo a unire in matrimonio due persone dello stesso sesso, così nessuna legge può impedire alle religioni che lo consentono di sposare due uomini o donne dello stesso sesso. Qui si parla di due adulti consenzienti che decidono di sposarsi legalmente. Si cerca di capire se la loro relazione e la loro famiglia siano meritorie dello stesso sostegno e la stessa protezione di ogni altra famiglia. Chiamarle unioni civili? Non basta. Me ne frego dell’etimologia della parola “matrimonio”. È solo un modo per prendere le distanze e mettere dei paletti discriminatori.
Le persone LGBT sono passate dal reclamare diritti al reclamare responsabilità. In una società scaricabarile e sempre più deresponsabilizzata come la nostra dovremmo essere grati e sostenere tutti coloro che hanno ancora voglia di assumersi delle responsabilità e quindi cercare delle regole da rispettare.

 
 
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