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Bagheria. La scuola elementare nella nostra città tra l’800 e il 900

lunedì 19 gennaio 2015, 11:30   Cultura  

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martorana nuovodi Giuseppe Martorana

Leggere alcune notizie inesatte sulle nostre scuole dal primo Ottocento in poi, mi spinge ad offrire ai nostri lettori una panoramica di quella che è cronologicamente la storia effettiva della scolarizzazione che riguarda la nostra città che, si dà il caso, coincide con il 21 settembre 1826, data della istituzione di Bagheria a comune autonomo.

Prima di questa data, il processo di alfabetizzazione, per quei pochi che erano interessati a istruirsi, avveniva del tutto privatamente; tra l’altro, soltanto le famiglie benestanti potevano permettersi di mandare i figli ad apprendere le prime nozioni del leggere, scrivere e far di conto; disponibili ad impartire lezioni erano maestri privati (e di questi ce n’erano pochissimi), preti e comuni cittadini che, avendo in precedenza imparato le prime nozioni, erano in grado di trasmetterle agli altri.

Solo con la creazione del Regno delle Due Sicilie (1816), i Borboni decretarono che ogni Comune avesse l’obbligo di istituire la prima e la seconda classe maschili e che gli oneri del funzionamento fossero totalmente a carico dei Municipi.

Per non dilungarmi dirò che solo nel 1828/29 – e non dopo l’Unità d’Italia come si legge in alcuni libri e scritti vari – Bagheria ebbe le prime scuole, ripeto, una prima e una seconda solamente maschili, e che per un trentennio non avvennero altre variazioni. Trascrivo anche i nominativi dei maestri che hanno prestato servizio fino al 1861: chierico Santo Friscari, sac. Francesco Russo, sac. Andrea Chiello, Vincenzo Coglitore, sac. Girolamo Micari, Francesco Santoro, Raffaele Bucca, sac. Girolamo Noto, Giuseppe Lecaldano, Nicolò Rotolo, Francesco Pellitteri.

Una volta raggiunta l’Unità d’Italia, al nuovo Stato italiano venne estesa la legge di Gabrio Casati del 1859, già in vigore per il Piemonte. Questa legge affermava che l’istruzione (maschile e femminile) era costituita di due gradi, inferiore e superiore; il grado inferiore, 1^ e 2^ classe, in realtà comprendeva la prima inferiore, la prima superiore e la seconda; il secondo grado, quello superiore, la 3^ e la 4^ classe. Superando quest’ultima si accedeva alla scuola secondaria per chi avesse voluto continuare gli studi. Non essendoci ancora a Bagheria la scuola ginnasiale – ci sarà come è noto all’inizio dell’anno scolastico 1914-15 – i ragazzi erano costretti a recarsi giornalmente a Palermo con il treno, la cui prima tratta in Sicilia (Palermo – Bagheria e viceversa) era stata inaugurata e attivata il 28 aprile 1863.

Ai Comuni continuava a rimanere l’onere di nominare e di retribuire i maestri e di far fronte a tutte le altre spese di funzionamento (affitto locali, arredamento, bidelli, materiale didattico, ecc.). L’obbligo scolastico si fermava a nove anni. Le classi erano poche perché la legge prevedeva che ognuna di esse potesse avere fino a settanta alunni. Il nostro comune – come del resto tutti gli altri – non si preoccupava dell’istruzione femminile perché i genitori non ne facevano richiesta, ritenendo che per le ragazze non occorresse l’istruzione e che sarebbe stato meglio che imparassero a cucire, a ricamare e a sapere assolvere tutti gli altri compiti che costituivano i cosiddetti lavori donneschi. Per raggiungere questo fine le famiglie mandavano le figlie al Collegio di Maria o all’Istituto Trabia.

La legge Casati – ma in verità anche quella borbonica lo aveva previsto – imponeva agli Enti territoriali – Provincia e Comuni – anche la istituzione delle scuole serali (dette serotine) per i lavoratori, ma un problema molto complesso era costituito dalla penuria di maestri e dallo scarso salario che questi percepivano. Così, spesso, per le scuole serali, venivano utilizzati gli stessi insegnanti del turno antimeridiano.

Qui si inserisce l’opera del ventiquattrenne sacerdote Francesco Castronovo, al quale il Comune assegnò la quarta classe maschile, a decorrere dall’ a. s. 1863-64, rimanendone “proprietario” fino al 1889-90, quando fu nominato arciprete della Madrice; lo stesso veniva anche incaricato, dalla Provincia o dal Comune, di dirigere corsi serali per i quali veniva scarsamente ma regolarmente retribuito. I documenti da me esaminati, la maggior parte dei quali in mio possesso, smentiscono tutti coloro che hanno affermato che il sacerdote Castronovo aprì scuole elementari e serotine. La sua opera, invece, è da ritenere molto proficua nell’ambito della collettività bagherese, perché cercava di persuadere le famiglie circa l’importanza dell’istruzione e dell’educazione, in un periodo in cui tutti i ragazzi venivano avviati anzitempo al lavoro, non solo per le necessità familiari, ma anche per i tempi bui che stava attraversando la Sicilia e tutto il Meridione, subito dopo l’Unità d’Italia.

Il grande merito del sacerdote Castronovo, centocinquant’anni fa, fu soprattutto quello di avere istituito il famoso Convitto Manzoni, una scuola ginnasiale privata che consentiva ai frequentanti di poter sostenere esami da esterni presso le scuole statali di Palermo, facendo sì che gli stessi non fossero costretti a viaggiare giornalmente.

Per quanto riguarda le scuole femminili, esse cominciarono a funzionare verso la fine degli anni Sessanta (parlo sempre dell’Ottocento), mentre ebbero un incremento nel decennio successivo.

Ad Aspra, su supplica degli abitanti della frazione, inoltrata al Prefetto nel 1865, la prima scuola elementare fu istituita e cominciò a funzionare a decorrere dall’anno scolastico 1866-67. Si trattava di una pluriclasse di 1^, 2^ e 3^ mista e tale rimase fino al 1905-06 quando gli alunni aventi diritto superarono il numero di 150, tenuti da una sola maestra.

Per riassumere i dati del primo decennio postunitario, dirò che le classi passarono da due a sette: sei a Bagheria, dalla 1^ alla 4^ maschili e 1^ e 2^ femminili; una ad Aspra come detto sopra. Queste classi diventarono 12 alla vigilia dell’entrata in vigore della legge Coppino sull’istruzione obbligatoria e 14 subito dopo, mentre nel 1895-96 diminuirono a 10, sia perché chi lavorava si iscriveva alle scuole serali, sia perché c’erano i soliti inadempienti all’obbligo scolastico. Dieci anni dopo, il numero delle classi istituite era di 19 – precisamente 9 maschili e 9 femminili a Bagheria centro e una mista pluriclasse ad Aspra – e di 28 nel 1910-11 – 13 maschili e 13 femminili a Bagheria centro e due pluriclassi ad Aspra.

Con la legge Daneo-Credaro del 1911, lo Stato avocò a sé la gestione delle scuole elementari, ma i comuni erano tenuti a versare un congruo contributo equivalente alla spesa che ciascuno di essi aveva sostenuto per la scuola nell’esercizio 1911. Per Bagheria detto contributo, ammontante a lire 28 mila circa, si cominciò a versare dall’anno scolastico 1914-15 (data di attuazione della predetta legge) che per la nostra cittadina coincideva con l’istituzione del Regio Ginnasio “Giosuè Carducci”. Proprio da un paio di mesi, questa Scuola ha festeggiato il centenario della nascita.

Per completare il discorso sulla nostra scuola elementare del passato e su alcuni dati statistici, contrariamente a quello che alcuni sostengono, dirò soltanto che durante il ventennio fascista la qualità di essa aumentò sensibilmente e che la scolarità passò da 3.981.000 a 5.187.000 alunni e dalle 30 classi del 1920 alle 73 dell’ a. s. 1943-44, senza contare che in quest’anno scolastico più di 500 alunni erano inadempienti a causa della guerra e che la media alunni per classe era di 26.

Un’ultima precisazione riguarda l’esame di ammissione al Regio Ginnasio che, secondo alcuni. favoriva le famiglie agiate a scapito di quelle del ceto più debole, mentre in effetti la selezione media annuale era inferiore al 30% e non andavano avanti solo i meno preparati. Del resto i non ammessi avrebbero potuto iscriversi alla Scuola di Avviamento Professionale o ripetere, in altra data, l’esame di ammissione. È certo però che per continuare gli studi superiori occorrevano tante risorse, e chi non le aveva era già…in fuori gioco!

giuseppemartorana39@virgilio.it

 

 
 
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