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Quell’antenna sui
tetti di Casteldaccia

venerdì 30 gennaio 2015, 10:25   L'Opinione  

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casteldacciadi  “Centro Sociale Vivibile

Era un lunedì di novembre quando, all’improvviso, nel quartiere di via Francesco Baracca a Casteldaccia, inizia uno strano movimento. La gente scende in strada, si chiede cosa sia quella struttura imponente dall’aria minacciosa.
Le voci si susseguono e quelle che prima erano delle supposizioni diventano certezze. Sul tetto di quello che negli anni ’60 e stato definito il c.d. grattacielo di Casteldaccia (un palazzone di 6 piani più attico inserito in un contesto con vincolo paesaggistico), nel giro di pochi giorni, e’ stato montato un ripetitore di telefonia mobile della wind. E’ il panico….. inizia a mobilitarsi un gruppo di persone che, attoniti si chiedono…. “come sia possibile che il Comune lo permetta” e ancora…. “la Soprintendenza ha dato l’autorizzazione?”….
Le informazioni che arrivano sono un po’ confuse e frammentarie fino a quando si riesce a visionare tutta la documentazione riguardante questa storia e ci si accorge che, invero, il Comune ha cercato di bloccare tale installazione e per questo sta subendo un giudizio al Tar che ancora deve definirsi.
Tuttavia i lavori sono andati avanti anche perché la legge permette ai  colossi di telefonia mobile di installare questi ripetitori anche nei centri abitati  raccomandando semplicemente il rispetto di determinati limiti di campo elettromagnetico individuati in un decreto che risale al 1998, ignorando che nel frattempo la scienza e’ andata avanti individuando altri limiti di protezione !!!
E’ vero, non c’e’ certezza circa il grado di pericolosità di questi ripetitori così come in passato non c’ era certezza sul grado di pericolosità dell’amianto! Nel dubbio, tuttavia, e’ nostro dovere lottare affinché queste antenne vengano montate lontano dai centri abitati.
Ecco perché si e’ costituito un Comitato spontaneo “Centro Sociale Vivibile” al quale hanno già aderito decine di persone e che ha avviato una petizione popolare.
Lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri figli e a tutti i morti di tumore su cui incombe l’ombra minacciosa delle onde elettromagnetiche.

 

 

 
 
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