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Suicida in carcere, un giovane residente a Bagheria. Stava collaborando

giovedì 29 gennaio 2015, 20:52   Cronaca  

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ciro carrelloUn giovane originario di Napoli ma residente a Bagheria, Ciro Carrello, di 26 anni, si è suicidato oggi al carcere dei Pagliarelli, a Palermo, dove era rinchiuso.
Il giovane si è impiccato con un lenzuolo, nell’infermeria del penitenziario, in cui era detenuto in isolamento.
Il giovane era finito in manette  nel corso dell’operazione Eden 2, in cui erano stati arrestati presunti affiliati al clan di Castelvetrano e Brancaccio: un blitz, volto a fare terra bruciata attorno al super latitante Matteo Messina Denaro.
Pare che qualcuno aveva recapitato nella  cella del giovane un paio di bigliettini, con scritto “stai sereno e pensa ai tuoi familiari”.
Sulla vicenda  indaga la Procura di Palermo.
Pare che da qualche settimana, Carrello aveva incominciato a rendere dichiarazioni spontanee, facendo nomi degli autori di alcune rapine, messe a segno per finanziare Cosa nostra. Fra i nomi che aveva fatto c’è quello di Ruggero Battaglia, che, secondo il dichiarante, avrebbe organizzato rapine per conto di tutti i mandamenti mafiosi di Palermo. E non è tutto, perché il ventiseienne avrebbe anche fatto i nomi di altri cinque complici, fino ad ora non toccati dalle indagini.

L’ultima volta in cui il detenuto aveva parlato ai pm risale a ieri sera e non avrebbe mostrato segni di nervosismo o che lasciassero presagire suoi propositi suicidi.
Quello svelato dal giovane sarebbe stato un gruppo di fuoco, specializzato in colpi al servizio della mafia.
Il gruppo avrebbe fatto capo a Girolamo Bellomo, 37 anni, detto Luca, figlio di Filippo e Rosalia Messina Denaro, nonché cognato di Francesco Guttadauro, ritenuto il capomafia del mandamento di Castelvetrano.  Prima di finire in manette, nel 2013, la guida del gruppo sarebbe stata dello stesso Guttadauro.

Carrello era stato arrestato con l’accusa di rapina aggravata per avere favorito Cosa nostra: fra gli episodi criminali che gli venivano contestati e dei quali stava parlando con il pm Carlo Marzella, molte rapine eseguite dalla banda. Fra queste, anche un colpo, consumato ai danni del deposito di una ditta di spedizioni di Campobello di Mazara riconducibile a una società recentemente sequestrata all’imprenditore Cesare Lupo, arrestato con l’accusa di essere un prestanome dei fratelli Graviano.

Carrello era nipote del pentito Benito Morsicato, ex esponente mafioso di Bagheria. Di recente, di lui aveva parlato il collaboratore di giustizia Salvatore Lo Piparo, già affiliato anch’egli al clan bagherese, che aveva raccontato di una cassaforte con documenti interessanti, tenuta proprio da Carrello. La cassaforte venne poi perquisita, ma al suo interno non c’era nulla.
Sul corpo del giovane sarà eseguita l’autopsia per individuare le cause esatte della morte.

 

 
 
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