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Presentato il romanzo “la vita ha gli occhi di una tigre” di Giuseppe Schittino

lunedì 16 febbraio 2015, 17:03   Cultura  

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libro schittinoE’ stato presentato nei giorni scorsi, il romanzo di esordio, dell’avvocato Giuseppe Schittino,  ” La vita ha gli occhi di una tigre ” che da anni vive a Bagheria.
Il romanzo è ambientato nella Sicilia arcaica del primo ventennio del secolo scorso, un arco di tempo dove si sono succeduti eventi che hanno cambiato la storia dell’umanità: la prima guerra mondiale, la febbre spagnola, l’emigrazione di massa nel Nuovo Mondo.
L’incipit del romanzo è la storia di Giovannino, primogenito dei miei nonni materni, che muore di febbre spagnola, il 3 novembre del 1918.
Era una storia ormai caduta nell’oblio, perchè della sua breve vicenda terrena non esistono testimonianze dirette nè fonti documentali: solo un ritratto scattato venti giorni prima che morisse e che io ho voluto diventasse la copertina del libro.
“Ricostruendone la storia -dice Schittino-, ho delineato al saga della mia famiglia materna in quello squarcio di secolo: mio nonno, mandato sul fronte di guerra, a Madonna di Campiglio, i suoi due fratelli Mario e Francesco, che moriranno,giovanissimi : Mario sul Monte Grappa, dilaniato da una mina, Francesco asfissiato dai gas sul Monte San Michele (a Lascari, mio paese d’origine è stata intitolata una strada ai due fratelli).
E poi l’emigrazione: mio nonno, nel 1902 a 15 anni, da solo, sbarca a New York e così suo fratello Carmine di cui racconto la struggente storia coniugale. Queste storie s’intrecciano con la storia di Teresa e Saverio, che conosceranno la violenza, l’abuso, lo sfruttamento da parte di un latifondista che li sfrutterà e che purtroppo abuserà della piccola ed indifesa Teresa. Il contesto del romanzo è quindi la Sicilia povera del primo ventennio del secolo scorso schittinoafflitta dall’anafalbetismo e dall’ingiustizia sociale: un’umanità dolente che tenterà ad ogni costo di riscattarsi e di affrancarsi dalla sua condizione di miseria e soppraffazione. E’ una storia familiare che diventa epopea collettiva.”

 
 
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