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Antonino Zarcone: “la mafia di Misilmeri voleva uccidere carabinieri e poliziotti”

giovedì 5 marzo 2015, 08:21   Cronaca  

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zarconeIl collaboratore di giustizia di Bagheria Antonino Zarcone svela particolari inediti sulla mafia della provincia, soprattutto di Misilmeri e Belmonte, dopo gli arresti dei giorni scorsi.
Zarcone ha rivelato che i mafiosi della cosca erano pronti ad uccidere carabinieri e poliziotti.
A rivelarlo è un articolo di Riccardo Lo Verso sul sito on line livesicilia.
Perché era a Misilmeri che si erano messi in testa di alzare il tiro. L’inquietante retroscena viene fuori dall’inchiesta dei carabinieri del Reparto operativo e del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Palermo che oggi ha portato al fermo di sette persone considerate i nuovi capi del mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno. Il padrino oggi sarebbe Giuseppe Vasta, 65 anni, subentrato a Francesco Lo Gerfo, arrestato tre anni anni fa e condannato di recente a 18 anni di carcere. Secondo Zarcone, sarebbe stato Lo Gerfo la mente del piano di morte. Prima di finire in cella, racconta il pentito, stava cercando di coinvolgere gli esponenti di altri mandamenti mafiosi. Per organizzare omicidi eccellenti ci voleva un ampio consenso.
“Il Franco (Lo Gerfo ndr) lamentava sta situazione di stu maltrattamento dicendogli a Tonino Messicati Vitale (boss di Villabate pure lui arrestato nei mesi scorsi) – mette a verbale a Zarcone – che le autorità si stavano prendendo ormai troppo lusso diciamo… ha una mentalità lui molto… non dico antica, però… a livello stragista… voleva ritornare ai vecchi sistemi – prosegue il racconto -, e di iniziare a reagire perché non si poteva più sopportare una situazione del genere, e di avere questi soprusi nelle forze dell’ordine… che lui su Misilmeri, nel suo mandamento, dice, bisogna reagire, se siamo d’accordo, ogni mandamento.., dice a caso, a caso a chiunque abbia la divisa si fa fuori, carabinieri, polizia … basta … a caso… na cosa a caso… dice… che iniziate a fare dei segnali pesanti … e più a una guardia penitenziaria direttamente su Palermo”. Sembrerebbe, dunque, che un “secondino” era già vittima designata.”
Lo Verso scrive anche che “gli investigatori si chiedono se l’arresto di Lo Gerfo abbia bloccato i piani di morte oppure se qualcun altro sia stato pronto ad intestarsi la reazione violenta allo Stato. Inevitabile che ci si concentri sulla figura di Vasta che di Lo Gerfo sarebbe il successore. Vasta ha finito di scontare una condanna per mafia nel 2006. Di lui, andando indietro nel tempo, parlava già nel 1997 il pentito Angelo Siino, indicandolo come uno dei partecipanti ad una riunione con tanto di “mangiata”, come tradizione di mafia vuole, avvenuta a San Giuseppe Jato. Tra i presenti anche Giovanni Brusca che allora non era il pentito di oggi, ma una pedina fondamentale dell’ala stragista di Cosa nostra.”

 

 
 
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