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Arrestato narcotrafficante a Fiumicino vicino alla famiglia bagherese

sabato 7 marzo 2015, 11:31   Cronaca  

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aeroporto fiumicinoArrestato all’aeroporto di Fiumicino a Roma, Paolo Lumia, 47 anni, ritenuto dagli investigatori uno dei principali intermediari tra i cartelli sudamericani e le organizzazioni criminali del Sud Italia. Lumia, esponente delle famiglie mafiose di Porta Nuova e Bagheria, è stato estradato dal Belgio. L’operazione è stata condotta dalla polizia palermitana e da quella belga. Era sfuggito all’operazione antidroga “Lampara” del 2011.
L’uomo, giunto ieri a Roma, alle 13.30, con un volo di linea proveniente da Bruxelles, è stato preso in carico dagli investigatori della Sezione Criminalità di Palermo che, unitamente agli agenti della Polaria di Fiumicino, hanno provveduto a notificargli l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 22 febbraio 2011 dal gip Luigi Petrucci, nell’operazione “Lampara”. Nell’ambito di questa inchiesta a polizia ha condotto una una vasta attività d’indagine finalizzata a ricostruire i traffici di droga in cui risultavano coinvolti soggetti contigui alla cosca mafiosa bagherese ed a quella cittadina di Palermo Centro.
Nel corso delle indagini è stato appurato come Lumia avesse stabilito la propria base operativa a Barcellona, in Spagna, e che era divenuto il referente dell’esportazione dalla Colombia e dalla Spagna di ingenti partite di cocaina, destinate prevalentemente al mercato di Palermo. L’arrivo della droga in Italia era riscontrato dagli investigatori attraverso distinti sequestri di sostanza stupefacente. Il primo, il 21 febbraio del 2009, a Porticello: in quest’occasione, la polizia sequestrò una quantità di droga pari a due chili di cocaina. In seguito, l’8 giugno del 2009, a Palermo sono stati sequestrati altri tre chili di cocaina.
Dalle indagini sono emerse le figure di Paolo Liga, nipote del boss bagherese Giuseppe Scaduto e Daniele Scaduto, uomo d’onore organicamente inserito tra le fila dei malavitosi del mandamento di Porta Nuova. “Venivano delineati inoltre i ruoli dei personaggi indagati nel traffico internazionale di stupefacenti oggetto d’indagine i quali, per dissimulare il reale contenuto delle loro conversazioni telefoniche e tra presenti, indicavano la droga col termine di ‘cassette di pesce’“, spiegano gli inquirenti.

 
 
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