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Bagheria. La parrocchia San Giovanni Bosco chiede aiuto al Prefetto

martedì 17 marzo 2015, 09:35   Attualità  

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san-giovanni-bosco-chiesa-esternoLa comunità della parrocchia San Giovanni Bosco ha inviato una lettera al Prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, con la quale chiede una maggiore presenza dello Stato.
La nota fa seguito ad una lunga scia di attentati, incendi dolosi e furti d’auto (l’ultimo la settimana scorsa ad una donna, alla quale p stata rubata la macchina davanti alla sede della parrocchia).
“In questa situazione – si legge in una nota- è venuto meno l’entusiasmo che ha accompagnato la preparazione della Vampa di San Giuseppe, poiché sono molte le famiglie che si sentono scoraggiate e lasciate sole. Poiché il Comitato per la festa di S. Giuseppe ha chiesto di fare la Vampa che è rimasta l’unica nella città, qualcuno si è attivato per organizzarla. La Comunità parrocchiale però non intendeva benedire come gli altri anni il fuoco della vampa, fuoco che invece è stato appiccato per distruggere e danneggiare altri abitanti. Gli abitanti del quartiere però non vogliono arrendersi a questo logica di intimidazione e di violenza. Solo dopo un presa di distanza e di condanna di questi atti possiamo insieme pregare e invocare la benedizione di Dio sul nostro quartiere e sulla città tutta. Abbiamo pertanto deciso di sottoscrivere una lettera al Prefetto come rappresentante delle istituzioni nella quale chiediamo una maggiore presenza dello Stato nel nostro territorio che garantisca non solo sicurezza, ma anche un miglioramento delle condizioni sociali delle famiglie.
Di seguito il testo della lettera firmata dagli abitanti del quartiere che presenteremo al Prefetto nei prossimi giorni.

Signora Prefetto,
Gli abitanti del quartiere Monaco di Bagheria si rivolgono a Lei perché sentono il bisogno di trovare serenità e sicurezza dopo i recenti episodi di 6 automobili date alle fiamme in soli tre mesi nel nostro quartiere, di porte bruciate, di furti di automezzi di lavoro.
Non vogliamo che i nostri bambini crescano in un contesto sociale condizionati da un sistema di intimidazioni che usa la violenza non sappiamo ancora per quali scopi. Non possiamo tacere di fronte a questo rischio di degenerazione del tessuto sociale e morale e temiamo per quello che potrà lasciare di illegale e immorale nei nostri bambini.
Noi prendiamo le distanze di fronte alla società da questi fatti che colpiscono il nostro buon nome e la nostra dignità di cittadini onesti, continuando il lavoro educativo che già la scuola e la parrocchia portano avanti da anni. Ma non vogliamo essere lasciati soli dalle istituzioni.
La maggiore presenza dello Stato che noi chiediamo non si deve limitare solo a una più continua vigilanza delle forze dell’ordine, che riteniamo necessaria, ma anche a migliorare le condizioni sociali delle famiglie che vivono senza lavoro, o, come si suole dire, arrangiandosi con la vendita di una cassetta di frutta sui marciapiedi, o raccogliendo cose varie per le strade senza i dovuti permessi, e quindi al limite della legalità.
Si deve fare qualcosa. Chi ha assunto compiti istituzionali assuma anche le sue responsabilità.”

 

 
 
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