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L’importanza della scuola

martedì 17 marzo 2015, 10:30   L'Opinione  

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emanuele-tornatoredi Emanuele Tornatore *

Il tema della sicurezza delle scuole a Bagheria è delicato e può essere oggetto di strumentalizzazioni, battaglie politiche, resa dei conti. La cosa non mi scandalizza, ma non penso sia il momento perché la politica, più che polemizzare deve indicare le soluzioni, deve governare i problemi e risolverli e non contribuire al caos.
Le nostre scuole da sempre sono state presidio di libertà, ricordo a tutti, che proprio negli anni bui della nostra storia cittadina, intrisa di faide di mafia, di omicidi, di terrore, sono state le scuole a dare inizio a quel processo di liberazione dal potere mafioso, proprio con la loro azione didattica, proprio a scuola si cominciò a parlare di mafia, quando ancora nelle nostre famiglie si stentava a farlo. Grazie a dirigenti e docenti lungimiranti e illuminati, le nostre scuole si sono trasformate da luoghi dell’apprendimento nozionistico a presidi nei quartieri,punti di riferimento non solo per gli alunni ma anche per le famiglie e soprattutto per tutti coloro che erano tagliati fuori dall’iter formativo e dall’attenzione delle istituzioni. Proprio per questo la scuola per la città di Bagheria assume un significato ancora più importante, ancora più simbolico. Dalla scuola è stata concepita l’idea di adottare i monumenti in un periodo in cui la maggior parte delle nostre ville erano ridotte a stalle e depositi. Ancora oggi le scuole sopperiscono alla mancanza della politica e delle Istituzioni, diventano centri di erogazione di servizi alla persona, spazi di condivisione per le famiglie, di integrazione tra culture sociali diverse. Eppure le nostre scuole hanno bisogno di essere curate, nonostante in apparenza sembrano maestose, imponenti. Ma questa imponenza nasconde molte fragilità, fragilità che sono state negli anni ignorate. Certo il crollo di un tetto suscita preoccupazione, soprattutto pensando all’incolumità di bambini e insegnanti, e soprattutto pensando che poteva succedere a tutti, ai nostri bambini, nella nostra scuola, nella nostra classe.
La scuola Cirincione ha saputo immediatamente rialzare la testa, grazie ad una squadra di insegnanti combattivi, grazie alla determinazione, all’ attenzione e al rigore di Vittoria Casa che, anche nei momenti di più alta tensione, ha saputo mettere al centro il bene dei suoi bambini e dei suoi docenti, rifiutando ogni polemica.
Così come combattivi sono i docenti del Circolo didattico Gramsci, privati da anni della loro scuola,  non si sono mai arresi e nonostante le condizioni drammatiche in cui si trovano ad operare, continuano la loro azione pedagogica e didattica senza limiti, senza farsi intimidire da molta indifferenza e spesso dalla solitudine. Come non ricordare anche la grande azione di promozione umana condotta dalla Scuola Tommaso Aiello, da anni allocata in locali per nulla consoni all’idea di “scuole belle”, ma con un corpo docente e con un dirigente scolastico che ha puntato al territorio, alle famiglie, alla tutela della dignità di tanti bambine e bambini, la cui unica colpa era vivere nella periferia della nostra città.
Le stesse difficoltà vivono la scuola Girgenti, anch’essa presidio in un quartiere popolare,  il circolo didattico L. Pirandello e I.C. Ignazio Buttitta che cura la formazione degli adulti e l’integrazione dei migranti, così come le scuole medie Carducci e Scianna. E infine “ i scoli novi”, il primo Circolo G. Bagnera, la prima scuola pubblica della città, un gioiello architettonico che cade a pezzi con il tempo e che pure ha formato decine di generazioni, scuola aperta alle arti, alla bellezza, convinti come sono i loro docenti che i bambini vanno educati al patrimonio, alla bellezza, perché la bellezza e l’arte rinnovano i popoli. Queste sono  le nostre scuole, contenitori un po’ fragili ma luoghi di vita, di crescita, di confronto, di sviluppo dell’identità e dell’appartenenza ad una comunità.
Se solo pensassimo a questo, se solo avessimo idea della loro importanza per il presente e il futuro della nostra città, forse tutti noi riterremo sterili le polemiche e ci ritroveremmo tutti dallo stesso lato, tutti attorno ad un tavolo per giungere alle soluzioni più opportune, più lungimiranti, più adatte al bene dei nostri bambini e delle nostre famiglie. Mettiamo in campo tutte le nostre risorse, evitiamo di fare guerre intestine, sapendo che nostro dovere, dovere di chi amministra non è rispondere alle polemiche, non è lo scontro istituzionale, non è solo “fare giustizia” ma essere lo strumento della coesione delle realtà territoriali. Senza coesione, senza condivisione di scelte, senza l’umiltà di riconoscersi nell’errore o incapaci da soli a risolvere i tanti problemi della città, non ci sarà futuro per questa città. Ricominciamo dalle scuole, sarebbe una sfida degna di questa città, una sfida a cui tutti siamo chiamati. Abbiamo bisogno di un esercito di insegnanti, ancora e più di prima, abbiamo bisogno delle scuole.

* consigliere comunale Pd Bgaheria

 
 
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