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Bagheria. Flamia: “il pizzo lo pagavano anche per le costruzioni private”

lunedì 13 aprile 2015, 14:30   Attualità  

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Corso_Umberto[1]Torna a parlare il collaboratore di Bagheria Sergio Flamia.
Le ultime dichiarazioni sono relative al racket delle estorsioni, legate al mondo dell’edilizia.
La notizia è stata diffusa dal sito on line Livesicilia con un articolo a firma di Riccardo Lo Verso.
Nelle sue dichiarazioni Flamia si attribuisce il ruolo di coordinatore degli incontri “per la messa a posto di un lavoro… io mi limitavo a fissare gli appuntamenti; gli facevo fissare gli appuntamenti, s’incontrarono… due o tre volte a Bagheria li ho fatti incontrare, però io poi… me ne andavo perché non… per non essere di troppo…”. Non assisteva alla discussione, ma conosce i nomi di chi vi partecipava. E conosce anche le dinamiche del pizzo: “L’impresario, il titolare… è disposto a mettersi a posto, poi si ci reca – chi di dovere, il mafioso della zona o l’amico mafioso – dicendogli guarda il lavoro…”.
Nell’articolo si sottolinea che il tariffario era rigido: “.. se è un lavoro pubblico è il 3% dell’importo del lavoro… ”.
“E se sono costruzioni private?”, gli chiede il pubblico ministero Alessandro Picchi.
“… dipende… –dice Flamia-  dagli appartamenti si parte da 2.000, 2.500 a 1.500, dipende poi le zone, dipende il momento di vendita, che c’è, che non c’è; con le villette si parte dai 5.000 euro a villetta e si ferma a 2.500, 3.000. Varia sempre…”.
Chiusa la trattativa preliminare, condita dalle intimidazioni non sempre necessarie, si va all’incasso: “… io per messa a posto di una ditta posso mandare pure una persona a me vicina che conosce l’impresa…’senti, vedi se è disposto a mettersi a posto’, se ha bisogno che gli diamo una mano…’, la scusa è sempre questa, se gli diamo una mano…”. “E come avviene? In contanti oppure c’è anche qualche fatturazione mascherata?”; “No… la fatturazione avviene quando ci sono, quando la cifra già è un po’ più consistente…”. I mafiosi, anche questa è ormai tradizione, sono in grado di procurarsi delle fatture di comodo e il pizzo diventa uno dei tanti costi ufficiali dell’imprenditore.”

 

 
 
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