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Bagheria. Conferma la pena di 8 anni per un uomo che picchiò la moglie incinta

martedì 30 giugno 2015, 10:00   Cronaca  

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violenza_donnedi Martino Grasso

Anche la Cassazione lo ha condannato a 8 anni per le percosse compiute ai danni della moglie, anche  quando era incinta. Protagonista dell’ennesima storia di violenza domestica è un tunisino di 32 anni H.B. che fino a qualche anno fa viveva a Bagheria.
Il provvedimento è stato emesso nei giorni scorsi dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione.
La vittima, una donna, 26 anni, D.M. di Bagheria,  dopo la violenza subìta diede alla luce una bambina rimasta in una sedia a rotella.
La giovane donna, difesa dagli avvocati Vincenza e Letizia Scardina (nella foto sotto), riceverà anche un indennizzo di 20 mila euro.
avvocati scardinaLa Cassazione ha confermato la pena che era stata inflitta sia in primo che in secondo grado, dal tribunale presieduto da Pasquale Seminara che aveva accolto la richiesta del pm Ilaria De Somma.
H.B. dopo il carcere, dovrà scontare una pena di 3 anni di libertà vigilata.
Dovrà anche pagare le spese processuali ed è stato dichiarato interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio.
L’uomo è stato condannato in via definitiva per violenza sessuale sulla moglie e maltrattamenti sulle figlie minori.
I fatti si sono verificati a Bagheria e presero avvio fin dal 2006, quando la coppia si sposò. Le violenze durarono per ben 6 anni.
L’uomo all’inizio, quando si fidanzò con la ragazza, si era presentato come una persona innamorata e affabile, tanto che i suoceri gli trovarono persino un lavoro.
Ma ben presto venne fuori il suo carattere violento con continue aggressioni alla moglie  e alla figlia.
Pare che legasse la moglie a letto e costringesse la figlia a vedere film porno.
L’escalation di violenza culminò nel 2008 quando la donna, incinta, venne presa a calci e pugni dal marito e costretta ad un rapporto sessuale.
La donna venne soccorsa dai familiari e diede alla luce una bambina rimasta gravemente malata e costretta alla sedia a rotelle.
D.M., malgrado tutto, cercò di riconciliarsi con il marito. I due tornarono a vivere insieme. Ma nel 2012, durante un’ennesima aggressione, la donna, stanca delle violenze subite, denunciò il consorte.
Iniziò il processo che nel volgere di poco tempo è riuscito a celebrare tutti e 3 i gradi di giudizio, fino alla Cassazione con la pena definitiva di 8 anni per l’uomo.

 

 
 
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