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La mafia e gli interessi sulla discarica di Bellolampo. A parlare il bagherese Zarcone

mercoledì 3 giugno 2015, 11:31   Cronaca  

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zarcone-bagheriaAntonino Zarcone, pentito della famiglia bagherese, apre uno squarcio sugli affari della mafia sulla raccolta dei rifiuti e la gestione della discarica di Bellolampo.
A parlarne nei dettagli è Salvo Palazzolo in un articolo sul sito del quotidiano  la Repubblica di Palermo.
Zarcone dice al pm Caterina Malagoli: “C’erano persone influenti a tavola  –  racconta l’ex capomafia di Bagheria  –  Tommaso Di Giovanni, il macellaio capo del mandamento di Porta Nuova; Tonino Messicati Vitale, influente mafioso di Villabate; Nicolò Milano, uno dei capi di Palermo centro; e poi Salvatore Sansone dell’Uditore”.
Palazzolo scrive che si parlava di Bellolpampo fra aragoste  e ricci.
“Un imprenditore di viale Michelangelo aveva chiesto aiuto per inserire i suoi mezzi nei lavori di Bellolampo, per il movimento terra. E offriva di collaborare con noi”.
Zarcone ha deposto recentemente sul clan Pagliarelli.
Secondo Zarcone, qualche mese prima si erano mossi anche i boss di Catania legati al clan Santapaola. Erano interessati ai lavori per il termovalorizzatore di Bellolampo, che poi non si realizzarono per lo stop deciso dalla Regione. Ma fra il 2009 e il 2010, il termovalorizzatore di Bellolampo faceva comunque gola. E i catanesi si sarebbero accordati con i palermitani del clan di Tommaso Natale per provare il grande assalto.
Palazzolo nell’articolo aggiunge che :”più di recente, anche il giudice per le indagini preliminari Marina Petruzzella ha invitato la procura a fare nuove indagini sulle infiltrazioni di mafia all’interno dell’Amia. Dagli ultimi accertamenti della Finanza sulla gestione Galioto-Colimberti è emersa una nomina davvero curiosa. Nel 2003, il presidente Galioto nominò suo consulente l’ex segretario di Vito Ciancimino, Francesco Buscemi, funzionario in pensione della Provincia e segretario particolare del sindaco mafioso di Palermo. Anche Buscemi fu arrestato per mafia pochi mesi dopo aver ricevuto l’incarico da Galioto, venne arrestato assieme all’allora assessore Mimmo Miceli. Ma che cosa avrebbe dovuto fare Buscemi all’Amia? A leggere la lettera di incarico, l’ex segretario di Ciancimino doveva eseguire una “ricognizione” del patrimonio di Amia, per “valorizzarlo e tutelarlo, ai fini di conseguire vantaggi economici utili al miglioramento della situazione finanziaria patrimoniale della società”. Annota il gip Petruzzella: “Al riguardo, si sottolinea che non è stato rinvenuto alcun documento prodotto dal citato professionista esplicativo dell’attività svolta”. E ancora: “Le indagini nei confronti di Buscemi lo hanno configurato come anello di congiunzione fra Cosa nostra e il mondo politico amministrativo siciliano”. Bellolampo è ancora al centro di tanti, troppi misteri di mafia.”

 
 
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