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Appunti per un ritratto
di Francesco Scaduto

sabato 25 luglio 2015, 10:29   L'Opinione  

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domenico aiello nuovadi Domenico Aiello

A Bagheria tutti sanno che il Liceo classico è intitolato a Francesco Scaduto ma molti non conoscono chi sia stato Francesco Scaduto e cosa abbia fatto di rilevante per meritare l’intitolazione di una strada (via Senatore Scaduto), di una scuola e infine anche la Biblioteca Comunale.[1]
Negli anni di liceo poche volte ho sentito parlare a scuola di tale personaggio: genericamente qualcuno sapeva che fu professore universitario e senatore, nato nell’Ottocento e morto durante la seconda guerra mondiale. La sua presenza nella memoria collettiva era particolarmente sbiadita.
La bibliotecaria del Liceo, la prof.ssa Emma Greco, negli anni Settanta spesso coinvolse gli alunni nella gestione della Biblioteca e mi capitò di inventariare libri con Giuseppe Tornatore e Nino Bari[2]. Avevamo notato una bella collezione di libri di pregio editi dalla Regione Siciliana e il numero 1 della collana era appunto un volume in due tomi con una vistosa copertina arancione: Francesco Scaduto, Stato e Chiesa nelle Due Sicilie [3] .
scaduto 1La prof. Greco però ci disse che la collana era molto preziosa e non doveva essere toccata (infatti, quell’armadio conteneva solo libri della Biblioteca dei Professori).
In quel momento pensai che lo Scaduto dovesse essere stato un personaggio importante della cultura siciliana visto che la collana proseguiva con scritti di Serafino Amabile Guastella, Emerico Amari, Nicolò Palmeri e così via … tutti nomi che allora mi evocavano solo scuole e strade.
Da giovane universitario partecipai al Convegno del 1982 in occasione del quarantesimo anniversario della morte del prof. Scaduto, svoltosi nella sala del Consiglio Comunale di Bagheria. Allora intervennero i prof. Giuseppe Giarrizzo, storico, e Francesco Margiotta –Broglio, giurista e grande conoscitore dell’opera di Scaduto ma un appassionato (e molto ricco di riferimenti alla storia di Bagheria nell’Ottocento) fu anche il contributo dell’On. Giuseppe Speciale[4].
Ricordo che ebbe un ruolo importante per la promozione e organizzazione del Convegno stesso l’on. Giuseppe Speciale, che conoscevo e stimavo.
Il Liceo classico inoltre nel 1989, precisamente il 9 dicembre, organizza una Giornata di studio avente come tema Pagine di storia del nostro Liceo e tra le iniziative della Giornata, l’on. Speciale tiene una conferenza su Francesco Scaduto.
La conferenza di Speciale è trascritta dalla prof. Maria Sala ed è inserita negli Annali d’Istituto 1989-1990. [5]Inoltre la prof.ssa Sala pubblica un suo contributo di sintesi riepilogativa degli Atti del Convegno del 1982 i cui materiali de-registrati erano stati resi disponibili grazie all’interessamento del funzionario comunale dott. Giorgio Castelli e del sig. Porrazzo (addetto all’Assessorato P.I.).
La pubblicazione integrale -auspicata dall’on. Speciale già nell’1989-degli Atti del Convegno (si spera ancora integri) sarebbe stata un’iniziativa lodevole nell’occasione del 60° anniversario della nascita del Liceo Classico che appunto ricorreva  nell’anno scolastico scorso (1953-54/2013-2014).
Tornando al nostro Francesco Scaduto vediamo di mettere in ordine la sua biografia con i dati importanti.
scaduto 2Francesco Scaduto nasce a Bagheria il 28 luglio del 1858[6],da Gioacchino Scaduto,possidente,e da Francesca Rotolo.
Bagheria non ha in quel momento che due soli maestri comunali per i rudimenti dell’istruzione ed un Educandato per fanciulle al Collegio di Maria ( allocato dentro Villa Larderia );persino qualche amministratore municipale del Comune di  Bagaria, nel morente Regno delle Due Sicilie, aveva difficoltà a scrivere la propria firma. Pochi i bagheresi laureati o iscritti all’Università di Palermo, almeno sino al 1860.[7]
Il paese conta circa 13.000 abitanti e sta vivendo una stagione di  crescita economica grazie allo sviluppo agricolo basato sulle vigne e sugli ortaggi che cominciano ad essere trattati in piccoli stabilimenti di conserve alimentari ; anche l’estrazione del tufo continua ad essere un’attività molto diffusa. La vite sarà l’attività agricola più diffusa nell’agro baarioto (almeno fino all’arrivo devastante della fillossera che ,dal 1880 in poi, cancellerà più di un quarto dei vigneti italiani e siciliani in particolare).
La coltivazione del limone infatti comincerà dopo la nefasta fillossera e la guerra doganale con la Francia.

Bagheria non solo aveva partecipato già ai moti del 1848 e inoltre ,nell’aprile del 1860 , in concomitanza con i fatti della Gancia, un nutrito gruppo di cittadini, persino prima dell’arrivo di Garibaldi, erano insorti contro la guarnigione borbonica durante la Settimana Santa dell’aprile 1860.
In quell’occasione la rivolta venne duramente repressa nel sangue da una colonna borbonica venuta da Palermo.. Non si può certo dire che Bagheria fosse al di fuori delle dinamiche politiche di quegli anni.[8]
In questa situazione un giovane sacerdote, Francesco Castronovo[9], appartenente a una famiglia borghese di notari e amministratori, apre nel 1863 una scuola privata che ben presto attirerà non solo i figli dei possidenti e dei notabili, ma l’educatore stesso andrà a cercare direttamente quei ragazzi promettenti negli studi che ,per ristrettezze finanziarie o ignoranza, erano stati ritirati dalla scuola pubblica.
Il giovanissimo Scaduto fu tra i primi a frequentare la scuola di padre Castronovo. L’attività di educatore del sacerdote venne molto apprezzata  dai bagheresi tanto che la scuola prenderà il nome di << Istituto Convitto Manzoni >> e avrà anche l’appoggio della principessa Donna Sofia Lanza di Trabia che ospitò il Convitto Manzoni a Palazzo Butera nel 1873.
Francesco Scaduto frequentò il Convitto dalle scuole elementari  sino alla quinta ginnasiale poi finì il corso liceale a Palermo, al Liceo classico Vittorio Emanuele II,dove fu compagno e amico di Vittorio Emanuele Orlando e di Gaetano Mosca. Sappiamo che seguì i corsi di Filologia e Glottologia dell’Università di Palermo presso la Facoltà di Lettere per due anni quindi nel 1877 proseguì gli studi presso l’Istituto di Studi Superiori di Firenze –la futura Università di Firenze- dove prima consegue  la laurea in Lettere nel giugno del 1879.[10] E in seguito un altra laurea , ma in Storia ( nel 1881[11] )sempre a Firenze.[12]
A Firenze frequenta le lezioni ,e soprattutto il circolo di allievi, di Pasquale Villari che lo influenzerà non poco e gli consiglierà l’argomento della sua tesi di laurea in Storia cioè la dottrina di Marsilio da Padova. Come ha scritto uno studioso : L’attenzione verso la figura di Marsilio da Padova era motivata da un interesse militante: si tratta di vedere la nascita dell’uomo rinascimentale, di un uomo che si fonda sulla razionalità e che è costruttore responsabile della storia.[13]
Mentre Scaduto si trova a Firenze continua a collaborare con gli amici  Gaetano Mosca e Vittorio Emanuele Orlando per il rinnovamento della cultura palermitana fondando nel 1879 la Rassegna Palermitana. Periodico quindicinale di Scienze, Lettere ed Arti.[14]
Nel novembre del 1881 Scaduto ottiene un assegno di perfezionamento in Storia. Inoltre grazie all’interessamento di Pasquale Villari a Scaduto gli è  assegnata dal Ministero della P.I. una borsa di studio semestrale per l’anno accademico 1882/83 al fine del perfezionamento in Diritto Canonico  e, nell’anno successivo un’altra borsa di studio (annuale) per la Storia del Diritto a Londra e Parigi. La prima borsa lo Scaduto la utilizza per andare a Berlino (gennaio-giugno 1883) e studiare con il prof Hinschius mentre per la seconda borsa di studio si recherà a Parigi, poi a Londra quindi ritorna a Firenze e finisce con un altro viaggio in Germania, a Lipsia: per approfondire la conoscenza della dottrina del prof. Friedberg.
Il Villari certamente ammirava nella nuova metodologia degli studi giuridici tedeschi sia l’attenzione per l’erudizione sia l’orientamento politico riguardo alla politica ecclesiastica tedesca: il Kultur Kampf era in via di attenuazione ma aveva rappresentato un precedente importante per il giurisdizionalismo europeo. [15]
I due professori tedeschi erano dottissimi in materia di storia dei rapporti tra Stato e legislazione ecclesiastica: il Friedberg era stato anche Ministro della giustizia del Reich e sostenitore del KulturKampf del cancelliere Otto von Bismarck (una strategia politica – dal 1871 al 1878- tesa a ridimensionare e avversare la diffusione della Chiesa cattolica in Germania) quindi strettamente giurisdizionalista cioè assertore della dottrina secondo la quale lo Stato riconosce l’autonomia delle chiese, ma ne rivendica anche il controllo.
Il prof. Hinschius invece aveva delle posizioni meno rigide cioè riconosceva che in materia interna le chiese dovevano esercitare liberamente la propria sovranità. Ovviamente anche in Italia un dibattito di questo tipo, apparentemente solo teorico, aveva una valenza politica altissima e il nuovo Stato unitario aveva un disperato bisogno di un solido quadro giuridico entro il quale articolare i rapporti tra la Chiesa Cattolica, le altre chiese evangeliche, le comunità ebraiche e tutte le altre organizzazioni religiose.
Lo stesso Crispi, ex garibaldino e massone, era un convinto assertore del sistema americano (separatista) per quanto riguardava i rapporti tra Chiesa e Stato: “Lo stato sovrano,i culti tutti liberi nell’orbita dello stato, e sotto la sua tutela. E qualora questo sistema potesse attuarsi nella vecchia Europa, il che mi pare difficile, sarebbe un grande progresso sulla via della libertà”.[16]
I liberali sia della Destra storica sia della Sinistra storica oscillarono, almeno per tutto l’Ottocento, tra il mantenimento costante della legge sulle guarentigie e un anticlericalismo quasi di maniera che spesso era più presente nel ceto intellettuale e politico che nella loro base elettorale.
La riflessione giuridica dentro le Università sino a quel momento era stata oggetto principale di studio del Diritto Canonico e dei suoi cultori ( spesso preti o ecclesiastici) ma la breccia di Porta Pia aveva distrutto il passato e obbligato il mondo accademico a ripensare totalmente i rapporti tra il giovane Regno d’Italia e lo Stato della Chiesa. Stava appunto nascendo una nuova scienza giuridica:il Diritto Ecclesiastico.
Infatti, lo Scaduto nei primi mesi del 1883 entra in contatto con il prof. Francesco Schupfer, che insegnava Storia del diritto a Roma dal 1878 e che lo induce agli studi della nuova disciplina che proprio in quegli anni andava definendo la propria fisionomia.
Lo Schupfer (nonostante il nome, era di Chioggia e diventerà Senatore e Accademico d’Italia) aveva in comune con Francesco Scaduto ottimi studi giuridici e una solida formazione internazionale essendosi laureato a Vienna e specializzato a Gottinga, Heidelberg e Innsbruck.
In sostanza il Diritto Canonico è l’ordinamento giuridico che regola l’ organizzazione delle Chiesa e, come disciplina accademica,  studia tutto il complesso di norme poste e fatte valere dalla Chiesa stessa per mezzo dei suoi organi competenti per regolare la propria attività e quella dei fedeli; invece  il Diritto ecclesiastico (soprattutto dalla metà dell’Ottocento e per buona parte del XX secolo) invece consiste nel “complesso di norme che entro l’ordinamento dello Stato disciplinano la vita della Chiesa cattolica.”[17]
L’importanza dell’argomento era più che evidente per la dimensione politica che esso rivestiva nell’Italia del tempo ,governata dalla Sinistra Storica di De Pretis.
Il giovane Scaduto, infatti, consegue la Libera docenza di Storia del Diritto e Diritto ecclesiastico presso l’Università di Roma il 26 dicembre 1883 e grazie al titolo accademico gli è conferito l’incarico di ricoprire l’insegnamento di Diritto Canonico a Palermo per l’anno accademico 1884 ( che verrà confermato  sino al 1887).
Nonostante la cattedra fosse di Diritto Canonico, gli storici del diritto sono concordi nell’affermare che la prolusione al corso universitario tenuta da Francesco Scaduto il 21 novembre 1884 segni la data di nascita del nuovo Diritto Ecclesiastico in Italia, quantomeno per la dottrina e l’impostazione storica – metodologica:
la prolusione palermitana si pone come un vero e proprio programma di rinnovamento, con intenti e motivazioni che potrebbero essere definite in senso molto ampio di natura politica. Non solo per l’individuazione della politica del diritto e specificamente del diritto ecclesiastico ai fini delle affermazioni delle idee liberali poste a fondamento dello Stato unitario ma anche della stessa concezione dell’Università quale istituzione statale, e dell’insegnamento universitario come fucina di dottrina, ed anche di formazione d’ideali e di coscienza civile.[18]
Il giovane studioso diventa ben presto un punto di riferimento per il mondo accademico e politico italiano liberale (tendenzialmente giurisdizionalista). Le università italiane quasi fecero a gara per costituire la prima cattedra di Diritto ecclesiastico.
Alla Regia Università di Napoli spetta il primato di avere indetto il concorso per la cattedra di professore straordinario di Diritto ecclesiastico nel 1883 e che, espletato nel 1886, vedrà vincitore Francesco  Scaduto.
Successivamente Scaduto, nel 1889, diventerà professore ordinario, sempre a Napoli, e sino al 1911 rimane nell’ex capitale del regno delle Due Sicilie. La sua carriera prosegue all’Università di Roma, dal 1912 sino al 1919 (nel 1912 diventa Professore Emerito della Regia Università di Napoli) sempre insegnando Diritto ecclesiastico fino a quando è nominato Rettore dell’Università di Roma il 3 agosto del 1919.[19]
Francesco Scaduto ricopre l’importante incarico sino al 15 ottobre del 1922: la sua nomina a Rettore dell’Università di Roma è l’apice della sua carriera accademica ma nello stesso tempo la prova che nella vecchia capitale del regno borbonico la generazione d’intellettuali che aveva partecipato al Risorgimento come De Sanctis e Villari aveva formato e consolidato un forte gruppo di allievi che, come giovani professori, stavano contribuendo in maniera decisiva alla costruzione del giovane Regno d’Italia.
Conclusasi l’esperienza del Rettorato nel maggio del 1923, è proclamato, a palazzo Madama, Senatore del Regno per “aver illustrato la Patria” come recita l’art. 33 dello Statuto Albertino ( noi diremmo <<per meriti scientifici>>).
Continua comunque la sua attività come avvocato. Fece pure parte d’importanti società scientifiche, politico-culturali come l’Associazione nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno[20], e accademiche (importante la sua partecipazione alla Società Geografica Italiana che in quel momento rivestiva un ruolo decisivo nelle imprese coloniali italiane).
Fu insignito con diverse onorificenze quali l’Ordine della Corona d’Italia e l’Ordine di San Maurizio e Lazzaro e in tutti i loro gradi: Cavaliere, Ufficiale, Commendatore, Grande ufficiale. Non aderì alla Massoneria, però chiese e ottenne l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista nel 1932.
Morì a Favara, paese in provincia di Agrigento dove aveva conosciuto la sua sposa, la baronessa Angela Mendola (1868-1944) figlia di Gaetano Mendola e nipote del barone Antonio Mendola (1828-1908), ampelografo di fama internazionale e filantropo.
Il professore ebbe una vita familiare ricca di affetti e figli ma anche funestata da un incidente avvenuto sul traghetto Napoli –Palermo, nel quale perse orribilmente la vita la figlia del professore, Francesca, ancora bambina.
Il suo migliore allievo, Gaspare Ambrosini, divenne suo genero e successivamente deputato e Giudice della Corte Costituzionale.
Il matrimonio con la baronessa Mendola, erede anche di una cospicua fortuna in terre fra Agrigento e Caltanissetta, aveva spostato l’asse della vita familiare di Francesco Scaduto da Bagheria verso Favara e così Francesco Scaduto opera sostanzialmente in tre città: Agrigento, Napoli, Roma.
La sua vita però non fu solo dedicata allo studio e alla ricerca storico-giuridica anzi una forte passione politica contraddistinse il professor Scaduto sia nella dottrina sia nella competizione amministrativa ed elettorale.
La storia della chiara volontà dello studioso di non essere solo un teorico del diritto ecclesiastico è attestata non solo da centinaia di pubblicazioni dedicate a problemi specifici che coinvolgevano questioni economiche rilevanti attinenti al suo campo specifico cioè le complesse procedure del rapporto tra enti ecclesiastici e società italiana ma anche dal forte desiderio di partecipare alla vita politica nazionale.
Ritengo che il magistero indiscusso che  Scaduto ha esercitato su generazioni di studenti che in gran parte hanno poi fatto parte della classe dirigente italiana come avvocati, professori, politici, magistrati sino alle più notevoli cariche istituzionali abbia costituito una forma d’impegno politico che il nostro concittadino tenne sempre in altissima considerazione.
La formazione storica e giuridica dello Scaduto lo porta ad avere una visione del rapporto tra Stato e Chiesa sicuramente laica e neo-giurisdizionalista ma proprio la sua accurata preparazione storica gli permette di non disconoscere l’importanza della presenza della Chiesa cattolica nella storia della società italiana e nello stesso tempo del rispetto liberale nei riguardi delle altre confessioni religiose. Fra i suoi primi scritti vi è appunto il tema del divorzio che denota un interesse potente a coniugare lo studio rigoroso di un istituto fondamentale come il matrimonio senza però nessun condizionamento che fosse diverso dall’indagine razionale su di esso e che pervenisse comunque alla difesa della libertà dell’individuo che trovava solo nello Stato e nelle sue leggi l’unica forma di autorità sociale.
L’insegnamento trasformava le menti e preparava le coscienze dei giovani all’impegno politico e a un certo punto le circostanze storiche spinsero l’intellettuale militante a misurarsi con la lotta politica e sociale. La sua attività di Senatore ebbe un momento importante nel suo voto per l’approvazione dei Patti Lateranensi del 1929 che sancivano il Concordato tra Stato e Chiesa: il Concordato non rientrava nel quadro giuridico e politico che sempre aveva sostenuto lo Scaduto, convinto sostenitore della rigorosa separazione tra i due ordinamenti ma, come dice Arturo Carlo Jemolo[21]:
 Probabilmente avvertì la rottura completa con il passato, con il mondo post-risorgimentale in cui si era formato; quello come altri problemi  ch’erano sembrati essenziali , di primo piani, ai suoi coetanei,non interessavano più le generazioni che venivano avanti(…) [22]
Il professore Scaduto si volle candidare più volte alle elezioni per la Camera dei Deputati nel Collegio di Agrigento ma non fu mai eletto[23].
Fu più fortunato nelle elezioni amministrative: consigliere della Provincia di Agrigento, dal 1903 al 1923, e ne fu pure Presidente dall’’agosto del 1914 sino al novembre del 1920- e dall’agosto del 1921 al 2 febbraio del 1923.
Nella città di Roma fu consigliere comunale dal 1914 al 1920.
Francesco Scaduto coronò la sua carriera politica con la nomina a Senatore del Regno per meriti scientifici il 1 marzo del 1923 (la proclamazione in Senato si svolse il 28 maggio 1923.)

 

 

[1] Sulla storia culturale della città di Bagheria non vi sono ancora opere d’insieme : contributi importanti ,seppur parziali,spesso sono presenti in saggi dedicati all’arte,alla storia,alla politica; vedi Tommaso Romano,Dalla Bagaria a Bagheria:bibliografia essenziale, Isspe, Palermo 2009.

 

[2] Giuseppe Tornatore parla di questa esperienza di aiuto bibliotecario in Giuseppe Tornatore ,con Pietro Calabrese, Baarìa.Il film della mia vita, Rizzoli, Milano 2009, pp.103-104.

[3] Francesco Scaduto, Stato e Chiesa nelle due Sicilie.Dai Normanni ai giorni nostri (sec.XI-XIX, Andrea Amenta editore , Palermo 1887.L’edizione originale è disponibile su us.archive.org oppure nell’edizione recente :F.Scaduto, Stato e Chiesa nelle due Sicilie, Introduzione di Arturo Carlo Jemolo, Edizioni delle Regione Siciliana, Palermo 1969

[4] Su Giuseppe Speciale  (1919-1996) vedi Giuseppe Speciale.Giornalista,politico, storico, Comune di Bagheria/Centro Studi Peppino Speciale, Bagheria 2006- il libro contiene diversi articoli e contributi dell’on. Speciale; Giuseppe Speciale, Frammenti, a cura della famiglia ,ed. fuori  commercio, Bagheria 1998

[5] I due contributi di Speciale e Sala contenuti negli Annali 1989-1990 sono disponibili sul sito del Liceo classico; per gli Annali del Liceo ,sia quelli del 1958 che del 1989 integrali , cliccate sulle note dell’articolo di Domenico Aiello, La storia del Liceo classico statale Francesco Scaduto http://lnx.classicoscaduto.it/w3/storia-e-territorio/la-storia-del-liceo-classico-francesco-scaduto/

[6] Vedi Estratto di nascita del Comune di Bagheria pubblicato nel fascicolo personale dal sito del Senato ( alcuni documenti invece riportano erroneamente la data di nascita del 28.07.1859 (come lo Stato di servizio) oppure altre biografie scambiano il  30 luglio 1858  (che è precisamente la data del battesimo)con la data di nascita.

[7] Orazio Cancila, Storia dell’Università di Palermo dalle origini al 1860, Laterza, Roma-Bari 2006( p.es. nell’anno 1856 da Bagheria nessuna richiesta di iscrizione eppure Bagheria al primo censimento del 1861 conta 12.346 abitanti )

[8] Sulla Bagheria borbonica e risorgimentale vedi i numerosi e recenti articoli di Biagio Napoli sul web; anche Nicola Previteri, Don Gesualdo Pittalà sindaco e galantuomo borbonico,Comune di Bagheria 1997 e Verso l’Unità.Gli ultimi sindaci borbonici di Bagheria,Comune di Bagheria 2001.

[9] Su padre Francesco Castronovo vedi la meritoria pubblicazione degli Atti del Convegno ( 5 giugno 1999) su  Francesco Castronovo Sacerdote ed Educatore.La figura e l’opera nel 1° Centenario della morte, Lyons Club Bagheria,a cura di Stefano Battaglia, Bagheria Officine Tipografiche Aiello 2000. Il convegno ha avuto contributi da:Stefano Battaglia, Natale Tedesco,Antonino Morreale, Francesco Michele Stabile, Carlo Castronovo, Pietro Nastasi [su Bagnera],Salvatore Bordonali [su Scaduto].

[10] Una certa discrepanza di date si evince  a proposito dell’immatricolazione dello Scaduto al’Università: Orazio Condorelli sostiene che i tre amici si siano iscritti a Palermo : Orlando e Mosca in Giurisprudenza, Scaduto in Lettere  e che il giovane bagherese  nel 1879 otteneva il “congedo” per spostarsi a Firenze all’Istituto di Studi Superiori dove poi avrebbe conseguito la Laurea .Secondo altri studiosi,  lo Scaduto si laurea Firenze( in Lettere) nel 1879-80. Probabilmente, appena trasferito(nel 1877) , Scaduto conclude il ciclo letterario e inizia quello storico. Dall’iscrizione -nel 1875 a Palermo- e considerando il trasferimento  con due tesi ( 1879 e 1881 ) sei anni di studio sembrano ragionevoli. I documenti ufficiali presenti nel fascicolo del Senato citano una sola Laurea, Lettere e storia; a quanto pare sono state sostenute invece due tesi di laurea: una in Lettere e l’altra in Storia. L’argomento delle tesi non sembra essere molto definito tra gli studiosi dello Scaduto:il prof. Margiotta – Broglio pensa che sia stata su Cesare Beccaria in quanto  il primo scritto di Francesco Scaduto del 1881 ,di  Storia del diritto penale,  è Cesare Beccaria ; il prof. Carlo  Castronovo invece sostiene che argomento della Laurea in Storia sia stata una tesi su Il divorzio e il cristianesimo (1882), che è anche l’argomento della sua prima pubblicazione; il prof. Maceratini concorda con Castronovo e parla chiaramente di due Lauree distinte; vedi F.Maceratini, Intorno a Francesco Scaduto ed al Diritto canonico, in Il Contributo…,op.cit., p.151; invece Fantappiè ritiene che Pasquale Villari l’abbia orientato a scrivere la tesi di Lettere su Marsilio da Padova.In effetti le due prime pubblicazioni dello Scaduto sono appunto quelle citate da Castronovo e Fantappiè ( precisamente l’argomento Marsilio da Padova è in  Stato e Chiesa negli scritti politici dalla fine della lotta per le investiture sino alla morte di Ludovico il Bavaro 1122-1347 , Le Monnier ,Firenze 1882.)mentre  il testo indicato da Margiotta-Broglio, Cesare Beccaria, non è di Francesco Scaduto bensì un testo completamente diverso di un omonimo avvocato bagherese, pubblicato nel 1913 da Sandron a Firenze(come ha dimostrato  Gaetano Catalano, I nuovi studi sull’opera e sulla figura di Francesco Scaduto in Il contributo di Francesco Scaduto alla scienza giuridica , op. cit.,p.68-71).Aggiungo che l’avv. Scaduto, l’omonimo del professor Scaduto, è stato uno dei curatori del noto volumetto Bagheria-Solunto.Guida illustrata ,a cura della Casa della Cultura-Bagheria 1911, ristampato nel 1984 dal Comune di Bagheria; infatti nella Guida vi sono diversi suoi contributi e persino  due foto che lo ritraggono.Il periodo universitario dello studente Francesco Scaduto quindi andrebbe dal 1875 al 1881 nella sua estensione massima ;vedi O.Condorelli,Il “Diritto ecclesiastico  di Francesco Scaduto nel giudizio di alcuni contemporanei. Note minime su frammenti di ricerca in Il contributo di Francesco Scaduto alla scienza giuridica , a cura di Salvatore Bordonali,Università di Palermo-Facoltà di Giurispudenza, Giuffrè editore,  Milano 2009, p.167; e Carlo  Castronovo, Francesco Scaduto scolaro a Bagheria professore a Roma, in ibidem , p.76.

[11] Carlo Fantappiè, Le radici culturali del giurista Francesco Scaduto, in Il contributo di Francesco Scaduto alla scienza giuridica, op.cit., p. 37

[12] Carlo Fantappiè,ibidem , pag 37

[13] Carlo Fantappiè, op.cit., p.38

[14] Francesco Renda, Storia della Sicilia dal 1860 al 1970, vol.II, Sellerio editore,Palermo1985, p.104.

[15] Carlo Fantappiè, op.cit., p.43

[16] F.Crispi, Discorso alla Camera del 6.6.1885, in Discorsi parlamentari, cit. in A.C. Jemolo, Chiesa e Stato in Italia dalla unificazione a Giovanni XXIII, Einaudi, Torino 1965, p.71

[17] M.Petroncelli, Diritto ecclesiastico, Società editrice napoletana,Napoli 1977,p.11

[18] Maria D’Arienzo,L’università di Napoli e la prima cattedra di Diritto ecclesiastico in Italia.L’Insegnamento di Francesco Scaduto, in Stato,chiese e pluralismo confessionale, Rivista telematica (www.statoechiese.it) n.27/2012,p.5

[19] Il sito del Senato ,nella scheda dedicata a Francesco Scaduto, riporta erroneamente che il professore bagherese è  stato Rettore dell’Università di Napoli!

[20] C.Fantappiè,Le radici culturali del giurista, in Il contributo di Francesco Scaduto…, op.cit., p.47

[21] Lo Jemolo era allievo del prof. Francesco  Ruffini-l’altro dioscuro del Diritto ecclesiastico italiano – ma  fu aiutato da Scaduto a succedergli nella cattedra romana . Scaduto ebbe sempre stima grandissima del giovane Jemolo sebbene spesso avessero idee molto diverse sul rapporto tra Stato e Chiesa.

[22] A.C.Jemolo,Introduzione, a Francesco scaduto, Stato e Chiesa nelle due Sicilie,Edizioni della Regione Siciliana, Palermo 1969,p.14.

[23] Sull’esperienza politica di Francesco Scaduto sarà utile un prossimo contributo specifico.

 
 
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