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In merito a Francesco Paolo Castronovo

giovedì 16 luglio 2015, 15:31   L'Opinione  

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biagio napolidi Biagio Napoli

Le solenni onoranze.
Il 18 luglio 1912, nella chiesa delle Anime Sante, vengono tributate solenni onoranze ad un bagherese   con la scopertura d’un busto marmoreo collocato nel sagrato. (1) L’uomo era nato il 9 giugno 1839; quando morì, il 14 gennaio 1899, mancavano alcuni mesi al compimento del suo sessantesimo compleanno. Si spense sull’altare della Madrice, di cui era arciprete dal 1891, mentre celebrava la messa, a causa di un ictus. Quelle pubbliche ricordanze avvenivano perciò a distanza di tredici anni dalla  morte di Francesco Paolo Castronovo figlio di Andrea, notaio, fratello gemello di Angelo, che sarà notaio e sindaco al tempo della vicenda dei fratuzzi, zio di GiovanBattista, notaio, e del cav. Luigi sindaco di Bagheria proprio in quel 1912. Certo il sindaco di Bagheria era il nipote ( e questa era una condizione sicuramente favorevole ), ma chi volle quella manifestazione in ricordo del sacerdote non era gente qualsiasi. E, peraltro, l’oggetto di tale onore, non era stato un sacerdote qualsiasi.

castronovoChi  organizza le onoranze a padre Castronovo.
Il comitato d’onore aveva come presidente la principessa Sofia di Trabia e, come componenti, i professori Francesco Scaduto, giurista, Domenico Lo Monaco, chimico-fisiologo, e Giuseppe Bagnera, matematico. Del  comitato esecutivo era presidente il professore Giuseppe Cirincione, oculista, mentre a comporlo c’erano il professore Sante Lo Cascio, Giuseppe Verdone, Gioacchino Guttuso Fasulo e altri. Si dà il caso che, a parte naturalmente la principessa, tutti i nominati fossero stati  allievi di padre Castronovo. E si dà anche il caso che , a parte il professore Lo Cascio che insegnava al liceo Umberto di Palermo, e Giuseppe Bagnera, che a Palermo insegnava ma si sarebbe trasferito ( nel 1922 ), gli altri tenessero cattedra all’università di Roma. In quegli anni, dunque, ben quattro professori (con il Bagnera)  d’origine bagherese insegnavano contemporaneamente nella capitale, venendo a costituire un “caso singolarissimo perché credo che … Bagheria sia stato il Comune con il rapporto più alto tra titolari di cattedre nell’Università di Roma e popolazione”. (2)

La scuola borbonica.
L’inizio del Novecento vede il verificarsi di un progressivo aumento della scolarizzazione. Infatti, dalle tredici classi elementari del 1901, passiamo alle ventidue del 1911 e alle  trentaquattro del 1914 in cui, peraltro,  si ha l’apertura della prima scuola secondaria pubblica, il ginnasio (poi scuola media) Carducci. Gli abitanti, rispetto ai 5349 del 1826, cioè dell’anno in cui Bagheria è diventato comune autonomo, ora, secondo il censimento del 1911, si sono quadruplicati, diventando 21.212. Questa crescita, culturale e  demografica, non è che il punto di arrivo (provvisorio) di un percorso iniziato nell’immediato periodo postunitario. Ai miglioramenti, tra una crisi e l’altra, della situazione economica, si era infatti aggiunto Il grande impegno profuso nel campo dell’istruzione da parte di padre Francesco Castronovo. Tale impegno spicca maggiormente se solo consideriamo la condizione disastrosa in cui versava la scuola nel periodo borbonico quando Bagheria aveva solo due maestri, uno per i primi rudimenti e uno per la grammatica, mentre le ragazze ottenevano un minimo di istruzione presso il Collegio di Maria. Le ricerche di N. Previteri hanno dimostrato come l’arretratezza di Bagheria fosse determinata da cause politiche vuoi derivanti dallo stesso governo borbonico vuoi dall’amministrazione comunale. Ferdinando II, nel gennaio del 1843, restituisce ai vescovi la direzione della istruzione popolare affidando loro la scelta dei maestri ma accollandone ai comuni gli oneri finanziari.  La conseguenza fu l’irrilevante stanziamento di fondi destinati alla scuola. L’istruzione aveva peraltro una spiccata connotazione di classe. I più abbienti, tra i quali si reclutavano i rappresentanti del potere politico, iscrivevano i loro figli negli istituti privati palermitani. Chi voleva l’insegnamento doveva pagarselo e spendere denaro per i maestri  locali era ritenuta cosa superflua. (3)

Arriva Francesco Paolo Castronovo.
Diventa sacerdote nel 1862, poco più che ventenne, e fonda, l’anno successivo, con classi elementari e prime classi secondarie, una scuola privata ma gratuita che prenderà il nome di Istituto-Convitto Manzoni. Da nessuna parte troviamo dove sia stata la sede di questa scuola fino al 1874 quando la principessa Sofia di Trabia  concede a padre Castronovo dei locali nel palazzo Butera. Questa scuola avrà vent’anni di vita perché chiuderà i battenti nel 1883 “quando già la scuola pubblica aveva trovato la sua migliore organizzazione per opera dello stesso Castronovo “. (4 ) Egli, infatti, nel 1871, era stato nominato dal consiglio comunale direttore didattico e, in tutti quegli anni, si era speso  per ottenere quello scopo. “A leggere le testimonianze del tempo la trasformazione non poteva essere più esaltante per il fervore delle iniziative didattiche e l’impegno che Castronovo seppe trasfondere nei docenti e negli allievi. Il numero degli alunni crebbe di anno in anno… il Castronovo era sempre presente…per guidare e incoraggiare”. (5)
Ma la politica, evidentemente, aveva cambiato atteggiamento nei confronti della scuola pubblica se aveva ritenuto di nominare un direttore didattico pur non essendo questa figura obbligatoria; lo diventerà, come vedremo, all’inizio del nuovo secolo. Francesco Castronovo fu persona molto impegnata. Come direttore didattico dovette occuparsi anche della scuola femminile del Collegio di Maria, mediando tra le esigenze di rinnovamento della scuola e quelle della istituzione religiosa (c’era anche un educandato) in cui essa si trovava. (6) Nel 1871 diventa anche confessore nella chiesa delle Anime Sante per esserne poi cappellano dal 1876 fino alla nomina di parroco della Madrice. Colto (fu anche poeta), particolarmente interessato ai problemi della lingua, ebbe contatti con Alessandro Manzoni (morto nel 1873), con Niccolò Tommaseo  (morto nel 1874), con il linguista Pietro Fanfani (morto nel 1879), con Cesare Cantù (morto nel 1895), e fondò, da essi apprezzato, un giornale, il Solunto, come organo della scuola bagherese. (7)
Dopo il 1885, dopo cioè l’acquisto, insieme ai fratelli, di villa Palagonia, in questa creò “una vera accademia” dove “ i suoi ex allievi insegnanti, professionisti e padri di famiglia erano i protagonisti. Si tenevano discorsi, si leggevano poesie e testi di grandi autori, si ascoltava musica, si conversava”. (8)
L’acquisto di villa Palagonia con le proprietà annesse gli consentì anche di dedicarsi alla realizzazione di una importante opera sociale, un orfanotrofio, di cui si sentiva a Bagheria particolare necessità. (9)

La Casa di Cultura.
Nel 1911, edita dalla Casa di Cultura, esce Bagheria Solunto Guida  Illustrata. Sia Giuseppe Verdone che Gioacchino Guttuso Fasulo, che sarebbero stati tra gli organizzatori delle onoranze a padre Castronovo, furono tra i principali artefici di quel libro. C’è, in esso, una sezione dedicata alle “Glorie cittadine” e il sacerdote, ovviamente, non manca. Ma, ed ecco la sorpresa, al sacerdote viene dedicata soltanto una pagina di notizie quasi telegrafiche. Per un problema di spazio? Sicuramente no se è vero che al giurista Francesco Scaduto di pagine ne vengono dedicate ben undici di cui nove sono soltanto il lungo elenco del titoli delle sue pubblicazioni scientifiche. La ragione di questa differenza sta, a nostro avviso, nel fatto che lo Scaduto veniva considerato un anticlericale e nello spiccato anticlericalismo che permea tutta la guida.(10)  Peraltro, che lo Scaduto fosse stato allievo del sacerdote, nelle pagine dedicate al giurista, non viene riportato. E c’è un capitolo, Bagheria intellettuale, con un paragrafo dal titolo Le nostre scuole, in cui l’argomento viene trattato sia mostrando molta approssimazione, sia mettendo in luce, ancora una volta, l’anticlericalismo del giovane scrittore Mimì Nasca. Val la pena riportare ampiamente quanto scritto nella Guida: “Fin dal 1861 Bagheria ebbe le sue prime scuole; ma queste affidate a gente incolta, profana delle più elementari regole didattiche, non diedero buon risultato. Fu solo nel 1874, per la direzione e l’operosità del Prof. Francesco Castronovo, che si ebbe un principio di risveglio. Ma se il Castronovo mirò sempre a sentimenti di bene-senza fini politici o di casta-non furono a lui simili i suoi coadiuvatori che, seguendo un programma di scuola confessionale, attentarono alla libertà di pensiero ed eccitarono financo la scolaresca a turbare l’ordine sociale. …Nel 1903 fu istituita la direzione didattica obbligatoria che venne affidata al cav. Prof. Beniamino Cosentino. E’ da quel tempo che, seguendo un indirizzo laico,  un programma didattico rispondente alle esigenze della vera educazione, che la scuola ha apportato al popolo seri vantaggi. In meno di otto anni-per lo zelo, la laboriosità, l’attitudine del Direttore cav. Cosentino e del R. Ispettore cav. Liotta-Bagheria per le sue scuole può chiamarsi cittadina civile”. ( 11 )   Ma quel Cosentino che, secondo la Guida, in soli otto anni avrebbe rivoluzionato la scuola laddove, invece, Francesco Castronovo avrebbe lasciato inficiare il suo grande impegno da collaboratori inadeguati, del Castronovo era stato collaboratore avendo iniziato ad insegnare nel 1890 nelle scuole di Bagheria. E c’è, del Cosentino, una testimonianza che descrive una  scuola sicuramente diversa da quella litigiosa che si trova nella Guida. Beniamino Cosentino, insegnante e poi direttore didattico, scrive dunque del Castronovo: “Come direttore didattico veniva quasi tutti i giorni nella mia scuola, la 5° classe, mi si sedeva a fianco, dava un’occhiata al mio registro di classe, un’altra al diario ed era solito esclamare: Bravo! E dopo avere conversato meco sull’itinerario della giornata, mettevasi a discorrere familiarmente coi miei discepoli per accertarsi  se le cose insegnate fossero state bene apprese. Durava così, in una piacevole conversazione, una buona oretta, quando, carezzati i più bravi e fatte delle amichevoli raccomandazioni, tornava a stringermi la mano con la solita effusione di affetto. Poi, ripetuta la consueta parola di compiacimento sincero: Bravo! E sorridendo, sempre di quel sorriso dolce che era l’espressione dell’intima bontà, si accomiatava”. ( 12 ) La Guida, pubblicata nel 1911, ha avuto due ristampe anastatiche; una, nel 1984, fu voluta da Giuseppe Speciale, sindaco Antonio Gargano, l’altra nel 2011, nel centenario cioè, durante la sindacatura Sciortino. Forse è venuto il momento di cominciare a ridimensionarne l’importanza documentaria.

Note
1-Il mezzo busto, opera dello scultore bagherese Francesco Sorge, venne rimosso dalla piazza a distanza di pochi decenni, probabilmente durante gli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. Una copia, su calco in gesso, si trova attualmente nella casa comunale. L’originale, dopo essere stato dimenticato per molti anni in un sottoscala, è stato  collocato (all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso) ad opera del   dirigente scolastico di allora, nei locali della segreteria della scuola elementare  Giuseppe Cirincione. Pare che esista un verbale, risalente al 21 luglio 1912, redatto dal segretario comunale del tempo all’atto della presa in consegna, da cui si evince come il monumento fosse stato eretto solo provvisoriamente nella piazza “con la intesa esplicita che, non appena sarà costruito un edificio scolastico, venga ivi trasferito in luogo opportuno”. (Cfr. C. Castronovo, Francesco Castronovo Maestro di celebri allievi e Francesco Scaduto, Atti del Convegno su Francesco Castronovo, Sacerdote ed Educatore, La figura e l’opera nel 1° centenario della morte, Lions Club, Bagheria 1999, pp. 89-90).
2-C. Castronovo, Francesco Scaduto scolaro a Bagheria professore a Roma, in Il contributo di Francesco Scaduto alla scienza giuridica, Raccolta di studi, Facoltà di Giurisprudenza, Palermo 2008, p. 74. Alla fine degli anni ’60 una analoga situazione la troveremo presso l’Università di Palermo  quando “tra i giovani professori  della  generazione  degli anni trenta  spiccavano tre professori della “scuola di Bagheria”, oggi tutti e tre professori emeriti: Vincenzo D’Alessandro, uno dei più importanti medievisti italiani specialista della Sicilia medievale… .L’italianista d’alto rango Natale Tedesco, insigne studioso del Novecento italiano…e siciliano. Antonino Buttitta…sposò la semiologia con l’antropologia…innovando gli studi di etnologia” (P. Violante, Swinging Palermo, Sellerio editore Palermo, 2015, pp.68-69).
3-Esemplare, da questo punto di vista, la vicenda umana e professionale del maestro di grammatica Giuseppe Lecaldano. Gli venivano corrisposti, in maniera però del tutto irregolare, 34 tarì al mese quando il soldo di un bracciante era di 3 tarì per una giornata di lavoro nei campi. In servizio fin dal 1844, dopo otto anni l’amministrazione comunale ne propone la destituzione per scarso rendimento. Di ciò si occuperà il Duca della Verdura cui il maestro ricorre. Verrà fuori una verità scomoda per la politica con la ritrattazione delle accuse da parte del sindaco del tempo.  (Cfr. N. Previteri, Verso l’Unità, gli ultimi sindaci borbonici di Bagheria, Assessorato ai Beni Culturali del Comune di Bagheria, 2001, pp. 45-59).
4-F.M. Stabile, L’arciprete Francesco Castronovo nella Bagheria della seconda metà dell’ottocento, in Atti del Convegno, cit. , p. 35.
5-Ivi, p. 36.
6-Ivi,pp. 37-41.
7-“Una comune sorte di caducità (tanto che le loro collezioni sono andate disperse e nessuna traccia ci è stato possibile trovarne nelle biblioteche pubbliche) toccò al mensile “Solunto-Eco degli insegnanti del mandamento di Bagheria”, che ci risulta fosse stampato, nel 1872, dalla tipografia palermitana Virzì; …”   (Cfr. S.A. Costa, La scuola e la grande scala, Sellerio Editore Palermo, 1990, p. 380.
8-F.M. Stabile, cit., p. 36.
9-Ivi, pp.53-57.
10-In un capitolo dal titolo L’anima dei bagheresi S. Chiello scrive: “L’ambiente campestre in cui è nato, il popolo di Bagheria ha saputo trasformare in un centro di civiltà; credente , ma non bigotto, cattolico ma non clericale, ha saputo sostenere le più grandi lotte per la libertà e pel pensiero. Ed ogni qualvolta il clero ha tentato evadere dalle sacrestie per scaldarsi al sole della vita nazionale, il popolo di Bagheria ha saputo ricacciarlo nell’ombra con battaglie memorabili”. Bagheria Solunto Guida illustrata, p. 13.
11-Ivi, pp. 31-32.
12-F.M. Stabile, cit. p. 64, nota n. 66.

 

 
 
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