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Casteldaccia
e gli accessi al mare

giovedì 10 settembre 2015, 09:23   L'Opinione  

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casteldaccia. accessi al maredi Nino Fricano

– Pronto?
– Ei, disturbo?
– Stavo dormendo.
– Sono le due del pomeriggio.
– …
– Vabbè, ascolta.
– …

– Stamattina mi hanno chiamato una decina di persone. È gente di Casteldaccia che si lamenta perchè c’è un tubo rotto che scarica acqua di fognatura a mare…
– Gente dei villini?
– Si, gente che viene in estate per la villeggiatura. Dicono che hanno paura per i loro bambini che si sono fatti il bagno a mare negli ultimi giorni.
– Io sto in un monolocale senza bagno e senza finestre e di questi problemi non ne ho.
– Dai, mi hanno chiesto di pubblicare un articolo sul giornale così magari l’amministrazione s’inventa qualcosa.
– Ma che si deve inventare.
– Vedi di andare in spiaggia, intervistare qualcuno e mandarmi qualcosa.
– E tu quando mi paghi?
– Questo è un altro discorso.
– Ma poi perchè ti interessa tanto?
– Perchè lì ci abita la cugina di mia moglie. Una rompicoglioni che non ti dico. Quella capace che mi mette contro tutta la famiglia. Sai come sono queste di Casteldaccia.
– Oh per favore, io ormai solo Youporn.
– Beato te.
– E se scrivo cose troppo pesanti contro l’amministrazione?
– Tu vedi di limitarti.
– Si vabbè.
– Vabbè cosa.
– Vabbè che m’abbuttò. Manco posso pagare l’affitto. Mi fai morire prima di darmi quei quattro soldi che mi paghi.
– E tu fai come fanno tutti. Torna a casa dai tuoi genitori.
– Ma ho 35 anni.

Quest’ultima telefonata come la goccia che fa traboccare il vaso, la misura che è colma, e Pinuccio Matita che decide di uscire definitivamente pazzo. Che azzanna il suo smartphone finchè i denti non spaccano lo schermo, che manda per sempre a fanculo quell’immondo e disonesto paraculo del suo direttore e che trova finalmente la forza per aprire l’armadio e infilarsi quel maglione giallo comprato una volta in via Bandiera e che mai ha avuto il coraggio di indossare, soprattutto d’estate con 35 gradi all’ombra. Pinuccio Matita che s’infila il maglione in questione e che parte per la spiaggia di Casteldaccia – località “Gelso”, contrada Stazzone – per mostrare al mondo la sua nuova fiammante pazzia.
Ecco dunque Pinuccio Matita che si aggira per la spiaggia, occhi strabuzzati e lingua di fuori, che suda copiosamente a causa del maglione giallo ma anche per l’innegabile calura estiva o forse anche per il mix dei due elementi, e che intanto schiaccia le decine di mosche e zanzare di varia misura che gli si appiccicano ovunque: sulle braccia, sulla fronte nuda, sulla faccia arrossata dal sole, sul maglione giallo. Quanti insetti mamma mia, pensa Pinuccio Matita. Sarà il maglione giallo, si dice, il giallo attira gli insetti.
Si ritrova a fare il braimstorming sul giallo. Giallo come le bandiere che venivano issate sule imbarcazioni dentro cui era scoppiata qualche epidemia. Bandiera gialla, colera a bordo, si diceva. Giallo come le trame dei romanzi gialli, ma di quelli che alla fine non si capisce chi è il colpevole. Gialli muri di gomma.

Giallo come i cinesi, che ci vorrebbero i cinesi a Casteldaccia, venissero pure i cinesi in paese, e si comprassero tutto il paese, e noi tutti a lavorare per i cinesi, perchè no, ce la passeremo sicuramente meglio di ora, che siamo gialli lo stesso, si, ma per il mal di fegato, disperazione itterica.
Ma Pinuccio Matita non ha pace. Gli insetti lo stanno mangiando vivo. Comincia così a darsi forti manate sulla faccia, si schiaccia addosso numerose zanzare già gonfie di sangue. Si impiastriccia la faccia di un fluido viscoso e bruno a base di sudore, zanzare schiacciate e sangue appena succhiato. Una orribile maschera che gli fa acquistare di diritto le sembianze inconfondibili del pazzo.
Il punto è adesso: che tipo di pazzo sarà Pinuccio Matita? Pazzo pericoloso, di quelli cazzuti, di quelli che fanno paura, oppure pazzo folkloristico? A giudicare dalle reazioni delle tre ragazze stese al sole a prendere la tintarella, alle quali Pinuccio Matita rivolge le sue prime avances da pazzo ufficiale, lui è destinato a essere quel tipo di pazzo che non incute nessun timore. Il tradizionale pazzo di paese, l’inoffensivo scemo del villaggio. Nonostante la faccia impiastricciata di sangue e altri dettagli macabri, infatti, le tre ragazze – una dopo l’altra, separatamente e senza essersi messe d’accorso prima – scoppiano in una risata esplosiva, gli fanno la foto e la condividono subito sui social network.

Pinuccio Matita allora abbandona per sempre ogni desiderio di rivalsa verso il genere femminile e si dirige verso il grosso tubo rotto che vomita liquami scuri, acqua nera e succo di fognatura. E in effetti si: oggi perde più schifezze del solito. Ha ragione quella rompicoglioni della cugina della moglie del suo direttore. Ma sono anni che ci sono di questi problemi a Casteldaccia. Il punto è che a qualche centinaio di metri c’è il depuratore, e il depuratore non funziona come di giusto, e quindi è tutto un casino. Il depuratore è un macchinone gigantesco che filtra tutta la cacca del paese – gli scarichi domestici di tutte le abitazioni – l’abominevole bolo posteriore composto da tutto l’innominabile materiale che i casteldaccesi producono con fatica o disinvoltura – a seconda se sono nati fortunati o sfortunati – mentre se ne stanno seduti sopra i loro bei water di porcellana, leggendo riviste di gossip, bollettini della Chiesa o il foglio delle offerte della Conad..

Il punto è che il depuratore di Casteldaccia è totalmente fuori norma, vergognosamente sottodimensionato, e questo da chissà quanti anni. È troppo piccolo per filtrare tutta la cacca prodotta dai residenti casteldaccesi, che hanno ormai superato la cifra cornuta di 11mila (11=le corna dell’insalataio secondo la smorfia), ma soprattutto è davvero minuscolo d’estate, con la popolazione di Casteldaccia che subisce un’impennata di quasi il 50%; totalmente incapace di far fronte a questa spaventosa turba di deretani forestieri, questa variegata fauna dei villini a ridosso del mare o della campagna.
Ecco perchè, metaforicamente e fisicamente, siamo nella cacca fino al collo.
Siamo sommersi, annegati, impantanati nella cacca, nella merda, nel letame, nel fumiere, nelle feci, negli escrementi, nel guano, nella popò, nella pupù.
Che misure si potrebbero adottare per far funzionare il depuratore?
Cosa può inventarsi l’amministrazione?
Boh.
I lavori da fare costano tutti un botto di soldi, e di soldi a quanto pare il Comune non ne ha.
Anche l’amministrazione di Fabio Spatafora, infatti, è nella cacca fino al collo. I debiti del Comune ammontano a 12 milioni di euro, e parliamo soltanto di quelli messi regolarmente in bilancio, quelli “ufficiali” diciamo così, mentre quelli quelli ancora da calcolare, quelli camuffati, ammucciati, nascosti sotto il letto come la polvere della colf pigra e disonesta, chissà quanti diavolo sono.
Siamo tra i comuni messi peggio di tutta la provincia di Palermo, se proprio vogliamo fare i conti. In proporzione con il numero degli abitanti, siamo tra i più indebitati. Abbiamo 685 euro di debiti per abitante, mentre la media provinciale è di 100 circa. Siamo messi peggio perfino di Bagheria – paradosso dei paradossi – che l’anno scorso ha dichiarato il dissesto finanziario e che ha un debito pari a 139 euro per abitante.

Siamo dissestati anche se non in dissesto, talmente ridotti male che l’amministrazione Spatafora, se non vuole capitombolare e farsi la bua, e se vuole dimostrare alla Storia che loro sono Persone Oneste e non Nient’altro Che Una Manica di Delinquenti, può soltanto fare una cosa: il curatore fallimentare per una situazione da pura bancarotta, cercare di recuperare soldi da ogni piega versando ettolitri di lacrime e sangue con una prospettiva di lungo periodo. Parliamo di decenni, di diversi decenni probabilmente. Data la situazione finanziaria, infatti, Casteldaccia non si riprenderà prima di dieci, venti, trenta anni, chi lo sa. E intanto c’è da fare i curatori fallimentari, ecco. Riuscire a restare a galla in questo mare di cacca, farsi crescere foreste amazzoniche di pelo sullo stomaco e tenere a bada una popolazione troppo abituata ai favori e al clientelismo. Per non dare prova di essere Nient’altro Che Una Manica di Delinquenti, diciamola bene, questi qui dell’amministrazione Spatafora dovrebbero semplicemente finirla di pensare esclusivamente alla prossima scadenza elettorale, finirla di fare politica clientelare di corto respiro, finirla di imbonirsi il popolo bue con favori e favorini e in definitiva cominciare a pensare veramente al futuro, con realismo e sangue freddo. Per le emergenze, poi, come questa del tubo rotto che scarica merda, c’è da sperare soltanto in qualche colpo di genio amministrativo, o in qualche toppa che costa poco, e intanto farsi il segno della croce.

D’altra parte, la vita del sindaco Fabio Spatafora si è fatta man mano più dura – casino più casino – dopo che si è messo contro pure quello che una volta sembrava il suo alleato più potente e decisivo, l’ex sindaco Giovanni Di Giacinto, padre padrone di Casteldaccia per circa 15 anni e adesso pezzo grosso della Regione a fianco di Crocetta. L’uomo che lo ha “lanciato” politicamente. La rottura si è consumata l’estate scorsa, quando i due gruppi consiliari di maggioranza – uno vicino a Spatafora, l’altro a Di Giacinto – si sono trovati uno contro l’altro, e l’assessore Vincenzo Accurso – fedelissimo di Di Giacinto – se ne è andato sbattendo la porta. Adesso è guerra aperta, facce scure e parole grosse di presenza, commenti sagaci e duelli di comunicati sui social network. Tutti si chiedono chi sia il nuovo delfino di Di Giacinto, mentre il suo ex delfino Spatafora ha ormai preso il largo e ora nuota in questo mare di cacca.
La stessa sostanza in cui Pinuccio Matita vede nuotare i bagnanti della spiaggia del Gelso, Contrada Stazzone. Si fanno il bagno, fanno i tuffi, si spruzzano vicendevolmente, ridono, si divertono.
La spiaggia è piena. Ma non è divieto di balneazione? Non sono tutte le spiagge di Casteldaccia divieto di balneazione? Boh.
Il tubo scarica cacca a mare – e si vede, non è che si immagina, come di solito, si VEDE proprio – e la gente continua a farsi il bagno. Contenti loro, dentro la botte di ferro del loro fatalismo; contenti loro di un paese così, che leggo su Facebook e su Wikipedia che sarebbe “una località a vocazione turistica” e che ci potremmo campare tutti, in futuro, con questa nostra bella “vocazione turistica”; un paese che un giorno potremo tutti aprirci il nostro chioschetto sul lungomare, impaccare roba costosissima a turisti gonfi di soldi, aprire resort, hotel, b&b e rilanciare l’economia, e smettere di emigrare, e smettere di lamentarci, e smettere di mortificarci; contenti loro di questa cosa della “vocazione turistica” di Casteldaccia che pare tanto come la vocazione di un parroco che si è preso una parentesi dalla vita religiosa recandosi ad Amsterdam per una vacanzetta e che nel frattempo si è dimenticato la sua vocazione tra hashish, alcool e puttane, e che ora è troppo gonfio, troppo vizioso e soprattutto troppo stordito, confuso e imbruttito per rimettersi la toga da parroco. Contenti loro…
– Ei!
– Tu non sei giornalista?
– Ti ho visto in televisione una volta!
– Scriviccillo!
– Fagli le foto a questo schifo.
– Fagli il video!
– Fagli il servizio!
– Diglielo al sindaco, che non si degna di rispondere mai!
– E continuiamo a pagare le tasse!
– Diglielo alle Iene!
– Diglielo al Gabbibbo!
– Diglielo a Peppe Grillo!
Pinuccio Matita viene assalito da una minacciosa turba di residenti, bagnanti e villeggianti assetati di giustizia a mezzo stampa. Li guarda continuando a sudare, balbetta qualcosa, si schiaccia un’enorme zanzara sulla fronte, loro lo guardano disgustati.
Pensa allora che forse non è solo il maglione giallo ad attirare gli insetti, forse è proprio l’aria che è malsana, oltre che l’acqua e il mare e il sole e il nostro patrimonio artistico di inestimabile valore e le nostre squisite prelibatezze enogastronomiche e la nostre clamorose sfiziosità dello street food siciliano e la nostra tipica inimitabile ospitalità meridionale.
Pensa un’ultima volta alla cacca alla merda al letame al fumiere alle feci agli escrementi al guano alla popò e alla pupù.
Pensa che è a causa del depuratore malfunzionante che nella parte bassa della Pirriera (via Pietro Nenni) e in quel tratto di Statale 113 c’è sempre una puzza orrenda che sembra quella di un immenso tombino scoperchiato.
Poi pensa che nell’ultimo consiglio comunale i consiglieri comunali hanno parlato degli accessi al mare che mancano a Casteldaccia, e pensa pure che di sicuro a Casteldaccia non mancano i cessi al mare.
E pensando questo – percependo sé stesso come persona totalmente inutile, e fastidiosa, e dannosa, che il meglio che riesce a fare sono quattro stupidi e noiosi giochi di parole – pensando questo emette il suo primo vero urlo da pazzo, un urlo da pazzo pericoloso stavolta, mica da scemo del villaggio. Pinuccio Matita urla e si mette a correre verso il mare, si tuffa, nuota fino alla Liguria, poi si mette a correre fino alla Manica, si rituffa nella Manica, arriva in Inghilterra, la percorre tutta di corsa, si butta nel Mare del Nord e quindi – nonostante il freddo che gli stringe le caviglie – riesce a nuotare a forti bracciate fino al Polo Nord, arrivando presto sulla terra ghiacciata e procedendo – questa volta con un’andatura più lenta e regale – fino al punto in cui c’è il buchino nel mappamondo, proprio sul cucuzzolo del mondo, e riuscendo soltanto da lì finalmente a fermarsi, sedersi a gambe incrociate, tirare una boccata d’aria, e vedere le cose dalla giusta prospettiva.

 
 
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