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Io migrante…

martedì 1 settembre 2015, 10:41   L'Opinione  

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toti-damicodi Salvatore D’Amico

É notte, sulla spiaggia stiamo aspettando da ore che qualcuno ci chiami per andare… di là.
Una luce nel buio ci illumina e una voce urla: “Tu, tu, tu, tu e tu prendete le vostre cose e seguitemi!”
Le nostre cose? Ma io non ho portato nulla con me, solo una bottiglietta d’acqua, un po’ di pane e il denaro; mi hanno detto che in poche ore sarò… di là!
A cosa serve caricarmi di cose che sicuramente troverò… di là.
Mi hanno detto che c’è tutto… di là: libertà, amore, gioia e, soprattutto, tanti amici, quelli vecchi andati via da qui, quelli nuovi, e so che sono tanti, che da sempre stanno… di là.
Mi hanno detto che ci accoglieranno come fratelli, che sono tutti bianchi, ma questo non è un problema per loro… di là.
Mi hanno detto che arriveremo presto in un isola piccola, ma piena di gente che ci darà ospitalità, cibo, indumenti e che, dopo una breve permanenza in un accogliente centro di raccolta, ci permetteranno di andare dove vogliamo e di raggiungere i nostri parenti… di là.
Mi hanno detto che potrà anche succedere che qualcuno usi le maniere forti, come una frustata, un colpo di bastone, ma mi hanno anche detto che ciò è necessario per mantenere la calma e la disciplina a bordo della nave che ci porterà… di là.
Mi hanno detto di seguire gli uomini che ci condurranno al punto d’imbarco.
Mi hanno detto che siamo arrivati, sono almeno due ore che camminiamo ma, anche se buio pesto, non vedo alcuna nave, no, aspetta, vedo qualcosa in mare! Ah, è solo un vecchio peschereccio, ancorato lì perché sicuramente sarà smantellato.
Mi hanno detto di dare i soldi, li ho qui con me, mille e cinquecento dollari. Quattro anni ho lavorato di giorno e anche di notte per raccogliere questa cifra. Glieli ho dati con gioia, ma ne è valsa la pena, sicuramente starò bene una volta arrivato… di là.
Intanto il tempo passa, altri uomini arrivano, ci sono pure donne, bambini e, guarda, anche donne incinte, magari quasi in procinto di partorire!
Certo che la nave deve essere bella grande, con tutta questa gente!
E sicuramente ci sarà l’infermeria, se qualcosa dovesse succedere, prima di arrivare… di là.
E che può succedere in poche ore di viaggio? Magari qualcuno soffrirà un po’ di mal di mare e che vuoi che sia? Tanto stiamo andando… di là!
Il cielo comincia a rischiararsi e i miei occhi cercano, fin dove possono, di vedere una sagoma che somigli a quella di una nave.
“Amico, quando arriva la nave?” Chiedo a uno degli accompagnatori.
“Ancora pochi minuti e partiamo”. Mi risponde sorridendo.
Intanto, stranamente, vedo uomini intenti a montare un grosso motore sulla poppa di quel vecchio peschereccio. Ma come? Devono demolirlo e invece gli montano un motore? Forse non hanno un mezzo per trainarlo fino al porto. Ma, penso, sarebbe meglio lasciarlo alla deriva, in poche ore affonderà da solo, manco per la faticaccia che stanno facendo! Quel motore è così pesante che la prua quasi si solleva dall’acqua, che stupidi!
Ma che succede? Perché stanno facendo entrare tutti in acqua?
“Amico, perché spingete la gente in acqua? È pericoloso, il mare comincia ad agitarsi, guarda quella donna, quella col bambino in braccio!
Aiutiamola! Ahi, ma perché mi picchi? Cosa ti ho fatto di male? Non mi spingere! Non voglio entrare in acqua! Se non arriva la nave, non mi muovo da qui!”
“Ma quale nave aspetti? Avanti, cammina, o sali su quello o ti uccido!”
Salire su quel rottame? Ma come possiamo entrarci tutti? Sento qualche sparo e uomini che cadono in acqua colorandola di rosso. Uno, due, tre, quattro, dieci, venti… che carneficina.
“Sto salendo, non sparare!”
Riesco con grande sforzo a salire a bordo di quello che ritenevo fosse solo un vecchio peschereccio e sento il ruggito di quel vecchio motore fumante.
Il mare non è più calmo come stamattina, le onde s’infrangono contro la chiglia, cercando quasi di distruggerla, un bambino è caduto in acqua, la mamma tende le braccia verso di lui, già scomparso alla nostra vista.
Un omaccione grande e grosso spinge la donna lontano dal bordo del peschereccio, dicendole di non piangere e frustandola come un animale.
Il terrore sui visi di tutti, mi volto indietro, la costa è già lontana, vorrei buttarmi, non so nuotare, ma che m’importa!
Ho capito che ho sognato fino ad ora. Ho capito che non sarò mai un migrante sbarcato… di là.

 
 
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