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Bagheria. Il sindaco alla commissione antimafia: “il Coinres va sciolto per mafia”

giovedì 29 ottobre 2015, 19:46   Attualità  

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patrizio cinque11Il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque ha chiesto al Prefetto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Coinres.
Lo ha comunicato durante l’audizione alla commissione regionale antimafia di ieri mattina, convocato per la questione rifiuti.
Il sindaco ha analizzato le cause che hanno portato alla creazione di un Consorzio che dalla sua origine non era in grado di garantire la raccolta dei rifiuti.
 “La convocazione in Commissione – dice il deputato M5S Salvatore Siragusa – non era altro che una operazione politico-mediatica miseramente fallita, che mirava a mettere in discussione l’operato del nostro sindaco riguardo alla gestione dei rifiuti. La verità è che Bagheria pulita, in tutti i sensi, dà fastidio a qualcuno. La città, da quando c’è l’amministrazione M5S, non ha più le strade piene di rifuti e le gente se n’è accorta. Un po’ meno la stampa, che fino a qualche tempo fa non perdeva occasione per realizzare reportage tra cassonetti stracolmi e sacchetti accatastati ogni dove”.
Cinque ha ufficializzato ieri la sua decisione ai commissari.“Sono convinto – dice Cinque – che le battaglie di legalità si facciano con atti e prassi amministrative e non con frasi ad effetto nel corso delle commemorazioni, perché gli uomini e le donne che commemoriamo hanno agito e non si sono limitati a parlare”.
Secondo Cinque le disfunzioni del Coinres erano già note nel 2008 attraverso una nota inviata al Comune di Bagheria in cui venivano sottolineate le deficienze della gestione dei rifiuti del consorzio a causa del personale non qualificato e dei mezzi fatiscenti, con il Coinres che continuava ad operare assunzioni pur in assenza di risorse economiche. Un paio di anni dopo calcava la mano anche la commissione parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti: nell’ottobre del 2010 la commissione sottolineava che “..Gli Ato della provincia di Palermo, ma in realtà il discorso può essere esteso a tutto il territorio siciliano, si sono trasformati in strutture estremamente burocratiche, gestite senza alcun criterio di efficienza, ed utilizzate viceversa quasi esclusivamente per creare posti di lavoro (in realtà privi di qualsiasi utilità e fonte esclusivamente di costi), per gestire le assunzioni e, più in generale, per creare clientele. Sono stati registrati diversi casi di assunzioni di persone legate alla criminalità organizzata”….
Tra le carte della Commissione parlamentare di inchiesta sono rintracciabili le dichiarazioni del sostituto procuratore che nel 2010 si occupò del processo sulle illecite assunzioni nel consorzio (che racconta di assunzioni senza evidenza pubblica) e quelle del prefetto e del questore dell’epoca che sono spie di possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel consorzio.
Tutto questo però è rimasto lettera morta: nessun provvedimento è stato mai messo in essere né dagli organi che hanno gestito il Conres, né dalla classe politica. “Noi – sottolinea Cinque – non abbiamo scelto di nascondere la testa sotto la sabbia. Abbiamo scelto di fuoriuscire dal Coinres pur essendo ossequiosi della norma che prevede la salvaguardia dei livelli occupazionali. Nel 2010 una relazione della Commissione Antimafia fece emergere che tra le persone assunte nel consorzio vi fossero soggetti affiliati a Cosa nostra o in qualche modo legati ad essa. Per queste persone non sono neppure stati attivati i processi di licenziamento e in qualche modo hanno influenzato il regolare svolgimento del servizio. Tutto questo a fronte dell’impassibilità della politica che si è soltanto limitata a fare qualche plauso alle forze dell’ordine in occasione delle operazioni che hanno mandato in carcere alcuni di questi personaggi. Anche per questo motivo sto chiedendo alla Procura di avviare le indagini sulle responsabilità gestionali e politiche di chi ha amministrato e ha consentito tutto questo”.
Il segretario regionale Fit Cisl Ambiente auspica che “la magistratura intervenga per riportare alla legittimità, le modalità con le quali vengono affidati i servizi di igiene ambientale nell’isola e che la politica regionale o anche nazionale, si impegnino a restituire ai siciliani un sistema di gestione dei rifiuti realmente integrato ed industriale”. Motivazioni che porteranno in piazza sabato anche i lavoratori dei rifiuti in occasione della mobilitazione regionale di Cgil Cisl e Uil.

 

 
 
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