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Operazione antimafia Eden 2. Arrestate 4 persone grazie al bagherese Morsicato

martedì 17 novembre 2015, 09:45   Cronaca  

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diaE’ stato il nuovo collaboratore di giustizia Benito Morsicato, appartenente alla famiglia mafiosa di Bagheria, ad avere dato impulso per l’operazione “Eden 2” in cui sono finiti in manette 4 persone, ritenute vicine al superlatitante Matteo Messina Denaro.
Fra loro c’è anche Giorgio Provenzano, originario di Bagheria,al quale l’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere.
L’operazione è scattata questa mattina ad opera dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani. Gli arrestati rappresentano il fronte palermitano della rapina di due anni fa. Tra questi, c’è Provenzano, originario di Bagheria.
E come detto è bagherese anche Benito Morsicato, il collaboratore di giustizia che aveva saputo della presenza del latitante, nei giorni della rapina, in una villa di Tre Fontane.
L’inchiesta parte da una rapina messa a segno in un deposito della Ag Trasporti, una Srl sequestrata perché riconducibile a Cesare Lupo, arrestato con l’accusa di essere un pezzo grosso della mafia di Brancaccio e “amministratore” dei beni dei fratelli Graviano.
L’ideatore sarebbe Francesco Guttadauro, nipote di Matteo Messina Denaro e considerato l’ideatore del colpo, da tempo in carcere.
Dal deposito sparirono 600 colli di merce e 17 mila euro in contanti. Ora il procuratore aggiunto Teresa Principato e i sostituti Maurizio Agnello e Carlo Marzella hanno ricostruito il ruolo dei bagheresi, perché fu a Bagheria che ebbero l’idea della rapina.
Un ruolo importante lo avrebbe avuto Giorgio Provenzano.
Morsicato di lui avrebbe detto: “colui che ha investito un po’ dei soldi sulla rapina è stato Provenzano Giorgio di Bagheria… per fare i giubbottini della Polizia, perché la rapina è stata fatta vestiti da poliziotti, con passamontagna, vestiti da poliziotti…”.

Gli autori del colpo avrebbero dovuto lasciare una percentuale del bottino ai mafiosi trapanesi che avevano necessità di soldi in contanti per gestire la latitanza di Matteo Messina Denaro: “Il 10% doveva andare al paese, al paese significava a chi aveva tutta la zona in mano… allo zio… dopo la rapina si presentò Claudio (secondo gli investigatori, parlava di Girolamo Bellomo di cui confondeva il soprannome: Claudio al posto di Luca, ndr) che già era stata venduta della merce, perché c’erano delle esigenze, dopo gli arresti, delle esigenze che gli bisognava intorno ai 5, 8 mila euro, perché parlavano…”.

Morsicato ha aggiunto: “la rapina doveva essere fatta un mesetto prima. Il villino vicino alla strada Fiorilli, mi sembra che si chiama questa strada, dove sono state abbandonate le macchine, il villino che serviva d’appoggio, c’era… non si poteva fare prima il lavoro perché momentaneamente era in uso ad una persona che loro non specificavano però a un certo punto dicevano ‘lo zio’ ma io ho capito un po’ la situazione perché lui stesso mi diceva che era nipote di questa persona e io potevo capire un po’… poi questa persona forse si è allontanata da questo villino e si è organizzato per far lavoro per fare…”.

 
 
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