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Bagheria. Confermate in appello le condanne per violenza ad una ragazzina

giovedì 17 marzo 2016, 16:08   Cronaca  

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violenza-sulle-donneLa Corte d’Appello di Palermo ha confermato le condanne emesse dal Tribunale di Palermo, contro i componenti di una una famiglia di etnia Rom, che avevano ridotto in schiavitù e violentato, una ragazza che all’epoca dei fatti aveva appena 13 anni. La ragazza è stata assistita in giudizio dall’avvocato Monica Genovese.
La giovane venne segregata in una casa alle spalle di villa Palagonia a Bagheria.
La sua storia venne anche raccontata i un libro del poliziotto-scrittore Nicolò Angileri.
La ragazza venne venduta per appena 2 mila euro dalla famiglia biologica che viveva in Kossovo.
Venne acquistata da una famiglia Rom che la portò a Bagheria, trattata come una schiava, costretta a fare pulizie, presa a colpi di mazza, a calci e pugni e violentata ripetutamente dal fratellastro e dal patrigno che la legavano mani e piedi. I fatti si riferiscono al 2008. Nel mese di luglio del 2009, dopo oltre un anno di sevizie, la ragazzina riuscì a fuggire, per rifugiarsi da una donna bagherese che la portò dai carabinieri per la denuncia.
Dopo le paure iniziali, la vittima raccontò tutto ai militari. Adesso ha 20 anni e si trova in una località segreta al Nord Italia.
Questa mattina la Corte d’appello ha confermato la condanna per una coppia Rom: 13 anni per l’uomo e 11 per la donna. Entrambi avevano negato di avere tenuto prigioniera la ragazza in casa e di averla maltrattata e violentata. Anche gli abusi del “fratellastro” (processato dal tribunale dei minori) sarebbero da considerare, secondo i coniugi, dei normali rapporti tra fidanzati.
L’anno di inferno trascorso in una casa di Bagheria è stato rivissuto dalla vittima nel suo racconto alla Corte d’assise. La ragazzina ha raccontato la terribile storia davanti ai giudici della Corte d’appello. Ha parlato dei giorni in cui venne  venduta dai suoi veri genitori in Kosovo, quando aveva appena 13 anni.  La famiglia biologica la vendette per 2 mila euro a causa delle difficoltà economiche in cui versava e anche a causa della malattia del fratellino.
La ragazzina viaggiò in auto fino a Bologna, per raggiungere Palermo in treno.
A Bagheria iniziò l’inferno, conclusosi, fortunatamente, con la fuga.

 
 
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