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Bagheria. Interessante convegno sulla condizione delle donne migranti e native

mercoledì 9 marzo 2016, 08:12   Attualità  

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donne parrocchia don boscodi Michela Gargano

“Alle donne migranti, che migrando si perdono, che cantando tornano, e che tornando amano. A ogni donna destinata a migrare per lasciare dietro di sé tracce di Terra.” Su questa citazione si è sviluppato l’incontro tenutosi nella comunità parrocchiale “San Giovanni Bosco”.
L’incontro ha voluto occuparsi della condizione delle donne migranti.
A moderare Ina Carollo. Hanno preso parte: Anna Cullotta, Suor Valeria Gandini, Fra Loris, Suor Marisa Sollima, Stefania Russello, Elvira La Rosa, Concetta Testa, Letizia Coassin, Antonella Miloro Nasa.
“Sono donne che quando sbarcano in Italia non sorridono – ha detto Stafania Russello –  hanno superato il deserto, attraversato il Mediterraneo, sono arrivate vive in Sicilia. Ma non sono salve. Perché per loro l’approdo è solo l’inizio di un nuovo incubo: la prostituzione forzata.”
Sta accadendo ogni giorno a centinaia di donne, soprattutto nigeriane ma non solo. Adescate con la promessa di un futuro migliore in Europa, vengono traghettate dalla povertà alla schiavitù del sesso nelle città occidentali.
È una tratta antica, ma che dall’inizio del 2014 si è sovrapposta all’ondata di partenze dall’Africa, assumendo proporzioni senza precedenti. I trafficanti approfittano dell’esodo dei profughi, usando gli scafisti per portare qui la loro merce: le donne. Dopo lo sbarco, si insinuano nelle pieghe dell’emergenza per ottenere permessi temporanei e forzarle al marciapiede. Senza che le nostre istituzioni riescano a impedirlo, rassegnate a farsi complici degli sfruttatori. E’ proprio su questa scia che si snoda l’attività di unità della strada mobile, servizio con cui la parrocchia scende in strada in ausilio di queste donne.
Lo hanno raccontato Suor Valeria Gandini, Fra Loris e Suor Marisa Sollima che, hanno modo di interagire con queste persone.
Le loro testimonianze hanno lasciato l’uditorio di stucco. Sono storie che sembrano non appartenerci da vicino e che, invece, sono una realtà attuale.  Si tratta quasi sempre di ragazze in condizioni di gravissima difficoltà economica, spesso con concezioni svalorizzanti delle figure femminili alle spalle, fortemente attratte dal benessere e dalla libertà che l’occidente, l’Italia in primis, sembra offrire alle donne.
Sono intervenute, poi, Elvira La Rosa, Letizia Coassin e Concetta Testa che esaminano queste manifestazioni di violenza non più dal punto di vista fisico, ma da quello psicologico.
“Violenze di questo tipo -ha esordito Concetta Testa, direttrice della Caritas Cittadina di Bagheria- condizionano la vita di una persona, sino a provocare disagi come sensi di vergogna e di colpa, fobie e attacchi di panico, disturbi psicosomatici, scarsa autostima”.
Ci si è interrogati su come sia possibile che nel XXI esistano ancora violenze di questo tipo e, soprattutto, perché le nostre istituzioni ancora lo permettano, sulla scia di quello che palesemente accade agli occhi del mondo intero.                                                                                                                                                                                                        L’atmosfera creatasi nella sala è stata, di tanto in tanto, smorzata da canti e poesie ad opera di Alessia Di Maria e Rosy Montevago.
Ha concluso Antonella Miloro Nasa, presidente e fondatrice FIDAPA, che, ha parlato dalla giornata internazionale della donna come un ricordo e non come una festa. Con determinazione ha spiegato quanto sia importante non perdere mai la forza e la speranza. E ha spiegato, inoltre, quanto il ruolo di una donna sia importante nella nostra società: dal ruolo di figlia, a quello di moglie, a quello di madre.

 

 
 
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