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Bagheria. La famiglia di Vitale, morto nel 2007, si rivolge alla Cassazione

mercoledì 2 marzo 2016, 07:40   Cronaca  

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aspra e stefania nuovadi Martino Grasso

Sarà la Cassazione a mettere la parola fine sulla morte di Rosario Vitale (foto sotto), morto il 17 settembre 2007 per le ferite riportate da un coltello. La famiglia della vittima, infatti, difesa dall’avvocato Giacomo Greco, ha  deciso di rivolgersi all’ultimo grado di giudizio affinchè venga ribaltata la sentenza della corte d’appello, del 19 ottobre 2015, lo scorso anno, che aveva assolto Stefania Lo Piparo (a sinstra) e il padre Stefano, 41 e 68 anni, rispettivamente ex mogle ed ex suocero della vittima.
La corte d’appello aveva a sua volta ribaltato la decisione di primo grado in cui la donna e il padre erano stati condannati a 16 anni di carcere e al pagamento delle spese processuali e al risarcimento delle parti civili.
“Si riaprono le danze -commenta Stefania Lo Piparo- non ho molto da dire perchè credo che non ci siano molte parole per commentare questo ricorso in Cassazione. Se Stefano Cucchi si è suicidato è possibile che io e mio padre rosario vitalesiamo degli assassini. Tutto e il contrario di tutto può succedere in Italia. Questo perchè non si è lavorato bene sin dall’inizio attribuendo i vari spostamenti giudiziari e alle varie interpretazioni di ognuno di noi.
Le motivazioni così come il ricorso in Cassazione avvalla una teoria che ci vede liberi per mancanze di prove. Prove che in otto anni di indagini e vessazioni di ogni tipo non esistono, perchè credo sia impensabile che le forze dell’ ordine possano dichiarare di avere lavorato in maniera superficiale e non di non avere trovato l’ arma ma di non averla addirittura cercata. Ora il procuratore scrive che io avrei saputo della ferita di Rosario prima di uscire dal cancello, quando è sempre stato scritto in verbale che ho detto che lui scendendo le scale mi abbia chiesto di accompagnarlo in ospedale cosi non l’ avrebbero arrestato.”
La donna aggiunge che sono state date molte versioni sulla vicenda.
“Ora mia chiedo, qual è la rabbia che muove tutto questo? ci sono rimasti male che io sia rimasta viva? Si perde di vista il punto che lui sia venuto ad uccidere me e mio figlio? Io ho la coscienza pulita a questo punto posso solo rimpiangere il fatto d’ avere provato a salvargliela la vita in tutti i modi, cercando di tamponare la ferita ed offrendomi di portarlo in ospedale. lui era vigile e avrebbe potuto accusarci benissimo se fossimo stati noi. La mancanza di prove, la mancanza di professionalità e gli assiomi di questa vicenda sono infiniti. Io so solo che siamo innocenti e spero come disse Tortora di vero cuore che lo siano anche loro. Ho aspettato che si concludesse questa vicenda per finire di scrivere il libro ma credo che lo finirò comunque, per fortuna i gradi di giudizio sono tre, altrimenti avremmo dovuto aspettare i rigori a spese della mia pelle e di quella di mio figlio, che è l’unica cosa bella che Rosario ha lasciato in questo mondo.”

 
 
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