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Il potenziale creativo con riferimento ai giovani

mercoledì 16 marzo 2016, 07:49   L'Opinione  

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benfantedi Nicolò Benfante

Il potenziale creativo con riferimento ai giovani e quali prospettive per il loro futuro.
Cosa s’intende per potenziale creativo ? recentemente in un’intervista mi è stato chiesto dell’inarrestabile processo di emigrazione per mancanza di lavoro. Meglio restare in Italia o andare all’estero?

Risposta: Questo è un grave e serio problema che si sta sempre più manifestando. Recentemente da una indagine statistica a fine 2015, ho avuto modo di apprendere, con molta tristezza, che in Italia mancano circa 150.000 persone, di cui 90.000 solo giovani che sono emigrati all’estero per motivi di lavoro o studio. Comprendiamo bene come questo fenomeno di fuga di cervelli o emigrazione giovanile stia diventando serio e pericoloso, in quanto tra non molti anni l’Italia sarà solo un paese di vecchi.
Le soluzioni?

Penso che il governo centrale dovrebbe cominciare seriamente a studiare e prendere in seria questione questo fenomeno negativo, magari cominciando ad investire in ricerca, e non decurtando del 15% la dotazione finanziaria per le Università, questo indica un chiaro intento dello statalismo centrale che non si vuole fare e non si deve fare ricerca in Italia.

“Non è un caso che la politica è frutto della scuola” (E. Cattaneo Senatrice-Scienziato)

Magari attribuendo nuove forme d’investimento in attività lavorative, magari creando nuovi sviluppi alternativi alle classiche attività imprenditoriali, dal momento che stanno cambiando gli usi e costumi delle vecchie professioni e le nuove realtà societarie stanno investendo sempre più in dinamiche di studi associativi, affidandosi a gruppi di professionisti che possano riscontrare le richieste effettuate, sia in ambito giuridico, economico, tecnologico e quanto altro ancora.

Fino a quando in Italia si parlerà di Jobs act o di contratti triennali a tempo determinato o contratti piano garanzia giovani, parliamo di palliativi temporanei, in quanto nel medio- lungo periodo il problema si ripresenterà con ulteriore aggravio di spesa per lo stato. Pur non riconoscendo, tra l’altro, che questa condizione di emorragia, provoca un impoverimento sociale in quanto in media per ogni studente si parla di un investimento di circa 70-100 mila euro per un corso di studi, con la consapevolezza di portare all’estero il proprio investimento finanziario, indebolire il proprio mercato finanziario, e perdere un valido contributo professionale-lavorativo per la crescita del proprio paese.

Il nostro paese infatti spende del denaro per il processo di immigrazione, quindi uscita finanziaria, di contro le famiglie hanno il proprio esborso con sacrifici per mantenere il processo migratorio dei propri figli, quindi ulteriore uscita di denaro per arricchire nuovi paesi, nuovi stati a discapito del ns. paese.

Mi chiedo ma come il governo centrale promuove, adotta, promulga leggi per il rientro dei capitali perché illecitamente detenuti all’estero e non si accorge di questo silente flusso migratorio finanziario legalizzato?

In Giappone per esempio l’istruzione gioca un ruolo determinante, infatti seguendo sin dai primi anni di scuola quegli allievi meritevoli di apprezzamento nel curriculum scolastico; il fine è quello di garantire tutto il percorso degli studi con approfondimenti di alta specializzazione nei migliori atenei occidentali al fine di poter acquisire quella conoscenza, tecnica, preparazione, aggiornamento che gli consenta di apportare nel proprio paese quello sviluppo innovativo sociale- economico che lo renda partecipe di poter essere all’avanguardia e competere con gli altri stati.

Ci sarà pure qualche buona ragione perché il tasso di disoccupazione giovanile in Germania è al 7%, nell’eurozona in media al 20% e solo in Italia tocca quasi il 40%.

In Germania hanno trovato quel sistema duale tra studio e formazione noto in Italia come progetto alternanza che la buona scuola vorrebbe far passare in questi mesi.

Per potere attecchire tale fenomeno, bisogna trovare il giusto rapporto tra amministrazione, imprese, sindacati ed autorità scolastiche, ma soprattutto meno burocrazia; infatti esistono degli incentivi a carico delle imprese che garantiscono sia alle imprese ma ancor di più ai giovani studenti, dei corsi di studio che abbiano la finalità della formazione che hanno intrapreso, vedi (Ducati e Lamborghini purtroppo tedesche) ma anche i setifici di Como o le pelletterie in Toscana, o il corallo a Torre del Greco o l’arte orafa a Vicenza; in ogni caso si parla di innovazione scolastica, di impresa, di nuove esperienze, di idee, di sapere.

Il Futuro è dei giovani e nell’era tecnologica e mediatica è più attrattivo studiare le fasi di una formazione attrattiva quale quella dello sviluppo di un motore piuttosto che sapere che nel 1789 ebbe inizio la Rivoluzione Francese, e tale rimarrà come periodo rispetto alla quotidianità.

Oggi rivolgo il mio pensiero positivo a favore del nostro territorio ed in particolar modo ripartendo proprio dalla nostra cittadina Bagheria, che storicamente nel settecento è stato un punto nevralgico della conoscenza, di quel pensiero illuminista che lo stesso Goethe riporta nel suo taccuino da viaggio; vogliamo pertanto stimolare quelle conoscenze assopite che nel corso degli anni hanno dato lustro ad un Bagnera, Guttuso, Tornatore Scianna e tutti quei personaggi meno noti ma che portano e rendono sempre alto il nome di Bagheria.

Solo con il sapere e la conoscenza possiamo oltrepassare, i nostri, limiti, confini che ci permetta di poter competere con gli altri stati e non considerare questa società come “liquida” (Bauman) “consumo quindi sono”  rispetto al cogito ergo sum .

 

 
 
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