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Porticello. Furti al porto. Rubata anche una barca. Allarme del vicesindaco

giovedì 3 marzo 2016, 09:02   Cronaca  

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porto porticelloDa una decina di giorni sono stati messi a segno numerosi furti ai danni di pescatori di Porticello.
Rubati carburante, reti da pesca, palloni di segnalazioni, contenitori pieni di filo di pesca con ami (palanghero) e persino una barca è sparita dal porto.
L’aspetto inquietante è che almeno il 50% dei furti non viene denunciato.
L’allarme viene lanciato dal vice sindaco di Santa Flavia Salvo Sanfilippo che propone un’assemblea pubblica per affrontare l’argomento..
“ Vivo dalla nascita nel Comune di Santa Flavia, e da flavese ho avuto sempre di Porticello la percezione che fosse una frazione ricca e forte. Sarà che i tempi stanno cambiando, ma questa convinzione pian piano si è affievolita  perché tra i pescatori serpeggiano diversi malumori. Il settore pesca non rende più come una volta per tanti motivi che spero poter discutere al più presto organizzando un’assemblea con i pescatori, alla presenza dell’Assessore
sanfilippo salvo vicesindaco nuovaRegionale alla Pesca Cracolici, ma io, oggi, voglio parlare e affrontare un tema delicato che da anni terrorizza i pescatori di Porticello.
Un gruppetto di malavitosi, che fanno capo ad una famiglia della zona, da anni ed in particolare in questi ultimi dieci giorni, ha razziato sulle barche rubando di tutto. Ho cercato di approfondire il problema ed ho scoperto che almeno il 50% dei furti non viene denunciato perché il proprietario della barca o i marinai imbarcati, dato il costo spesso esoso delle attrezzature rubate, cercano disperatamente di recuperarle pagando, come riscatto, una cifra modica, mentre chi fa la denuncia, capirete, non ha nessuna possibilità di ritornarne in possesso.”

Il vicesindaco si è anche rivolto al alla Capitaneria di Porto di Porticello, parlando con i responsabili.
“Ho avuto l’impressione che pur essendo a conoscenza del gravissimo problema, essi non erano in grado di contrastare questo fenomeno delinquenziale. Cosa fare adesso? Non mi rimaneva altro che rivolgermi al Comando Stazione Carabinieri, i quali non hanno fatto altro che rafforzare l’impressione avuta parlando con i responsabili della Capitaneria.”

Per il vicesindaco le due forze dell’ordine sono state lasciate da sole con le poche unità a disposizione, a fronteggiare il gravissimo problema.
“Spero che chi di competenza possa fornire loro i mezzi ed il personale necessario a debellare questo male che affligge il nostro paese. Vi invito a fare una riflessione. Immaginate se nella Città di Palermo e precisamente in Via Ruggero Settimo in una settimana diversi negozi fossero derubati, sono certo che chi di dovere non esiterebbe ad intervenire ristabilendo la sicurezza e garantendo in questo caso il sereno svolgersi delle attività commerciali nel salotto buono della città. A Porticello quello che non si capisce è il fatto che ogni barca rappresenta un negozio ed in ogni barca ci lavorano, in media, quattro o cinque pescatori, quindi quattro o cinque famiglie si sostentano con il ricavato dell’attività della barca e in tutto il porto ci sono circa quattrocento “negozi” come quello descritto. Un numero enorme, che da la misura della preoccupazione e dell’agitazione della comunità al ripetersi di episodi come quelli che ho ritenuto di denunziare. Il mio vuole essere, da un lato, lo sfogo di un’intera comunità di pescatori, dall’altro un’ulteriore segnalazione acciocchè le autorità preposte intervengano rapidamente a fermare questo scempio. E’ mia intenzione, anche alla luce delle eventuali reazioni che questa mia breve nota provocherà, organizzare un’assemblea dei pescatori con i rappresentanti di categoria per trovare una possibile soluzione a questa problematica. Il grande Umberto Eco ha detto: “La mia memoria ha rimosso le umiliazioni. Non potrei vivere bene ricordandole. Sarà per questo che a volte vedo qualcuno e penso che dovrei ammazzarlo, ma non ricordo perché”.
Penso che non tutti possano essere Umberto Eco, quindi chiedo con forza alle Autorità preposte di intervenire prima che a qualcuno possa tornare la memoria, perché  in quel caso qualche onesto padre di famiglia potrebbe rovinarsi la vita.”

 

 

 
 
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