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Bagheria. Presentato il libro sui 50 anni di sacerdozio di padre Francesco Stabile

venerdì 22 aprile 2016, 14:42   Cultura  

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stabiledi Federica Colletta

È stato presentato il libro di Padre Francesco Michele Stabile, “La Chiesa di Padre Francesco Mariano Stabile, a cura di Padre Giovanni La Mendola, in occasione del cinquantesimo anniversario di Sacerdozio.
La Chiesa era piena di fedeli e si respirava nell’aria l’ammirazione e la stima della comunità nei confronti di Padre Francesco. Padre La Mendola ha aperto l’incontro ringraziando tutti i presenti e coloro che hanno fatto parte di questo bellissimo progetto, e ha immediatamente passato la parola al Vescovo Don Corrado Lorefice che poco prima, proprio insieme a Padre Stabile, aveva inaugurato il centro antiusura, appena nato,  di Bagheria.
loreficeIl Vescovo Don Corrado, con la semplicità che lo contraddistingue, ha esordito col dire che “Padre Stabile sta vivendo tutto questo con estrema ordinarietà. Proprio poco fa eravamo all’inaugurazione del centro Antiracket. Quello era il suo posto.” Si sono conosciuti da giovani, quando il vescovo era ancora uno studente di teologia e padre Stabile, per lui e per gli altri studenti, era un punto di riferimento. “Mi ritrovo innanzi a lui da Vescovo e non posso che dirgli grazie a nome della Chiesa Palermitana per il suo ministero. La chiesa di Stabile è quell’alba tanto attesa, di quel Concilio che vediamo non più sopra o sotto una cattedra, alba di una chiesa che ha dovuto ripensarsi nel mondo in un modo diverso, non come nemico.  La chiesa si pensa nel mondo con la medicina della misericordia. È un prete che ha vissuto questa alba di una chiesa diversa, nuova, non di una dottrina da imporre con la forza. Il stabile e balistreriVangelo deve essere parola debole, fermento,  seme che fa crescere la realtà degli uomini. Padre stabile ha intuito che quella era l’istanza della storia, di una chiesa che non poteva non ripensare alla sua identità, a partire dal Cristo povero. Oggi potrebbe essere una sorta di moda perché lo dice papa Francesco, ma che significa Chiesa povera e per i poveri? La prospettiva di una chiesa povera è il Vangelo distillato, comprendere che i poveri sono un sacramento per la presenza stessa di Cristo. La Chiesa di padre Francesco è quella contenuta in questa istanza, è una chiesa che non perde il posto che le è proprio, dietro il suo Signore nella povertà e nella sua testimonianza nella tribolazione e nelle avversità, è una chiesa che appartiene alla generazione di padre Puglisi, discepolo del Signore, prete di questa chiesa, compagno degli uomini, e grande educatore fino alla diffusione del sangue. Non può che, camminando nel mondo, fare una fatica ma nel farsi un volto deve assomigliare a Cristo povero e perseguitato”.

A prendere successivamente parola è stato l’arcivescovo emerito Di Cristina, che esordisce spiegando l’amicizia che lo lega a Padre Francesco: “ Avevo intenzione di chiedere a quale titolo dovevo presentare questo volume. Sono amico da sempre di Francesco Michele Stabile, ritrovandoci il 15 ottobre 1951 in seminario.”
Ha spiegato l’impianto del libro, ed elencato temi e autori degli scritti. Si tratta di un libro scritto a più mani, “scritti per”, gli studi sono contributi vari di studiosi, e possiamo distinguere dei saggi veri e propri.
Il Cardinale ha letto dei passi del libro, tra cui quello di Antonio Monreale, Franco Lo Piparo, Domenico Aiello e Franco Puleo. Il saggio di Caterina Carollo, per esempio, rappresenta in qualche modo Bagheria e con grande passione parla della Chiesa, e di padre Stabile come amico e Pastore, come colui che ha messo in pratica la teologia, ha rinnovato la pastorale familiare, ha fatto della Caritas qualcosa di veramente parrocchiale. Seguono i due contributi di Domenico Aiello e Franco Puleo. È difficile parlare di padre Stabile senza parlare di se stessi, spiegano, perché l’amicizia con lui ti cambia. Francesco Stabile era capace di indignarsi dolcemente quando non era d’accordo con una idea. Poneva la sua attenzione su fatti concreti e storici. “Le cose importanti di padre Stabile sono quelle che ancora non si sono fatte”, continua un passo scritto da Aiello.

I temi sono vari: si parla innanzitutto della persona di padre Francesco; della sua Chiesa sognata e cercata, della tensione tra sogno e realtà; di come abbia dato vita ad una Chiesa libera, povera, più cristiana e non lontana dalla strada, pronta ad annunciare il Vangelo; del suo pensiero teologico e di una Chiesa sognata, adulta, strutturata come organismo vivente in cui ognuno ha un compito ineliminabile. “E’ una chiesa che continua a camminare”, scrive Francesco Conigliaro. Quest’ultimo e Cosimo Scordato parlano, invece, del rapporto con la mafia. La chiesa di Stabile è libera, si oppone con forza all’ateismo della mafia.

Per ultimo, Padre Francesco Stabile, sorridendo e col suo tono gentile, prende parola: ”non so se devo essere imbarazzato. Sono contento, lo accolgo come un atto d’amore e ciò che esprime amore va esaltato. Sono stato battezzato in questa Chiesa (Chiesa Madre) e sono cresciuta in questa comunità e in questo territorio. Il mio cuore è qui a Bagheria. Padre Stabile continua e spiega come normale che ci sia la rabbia, perché ci sono difficoltà non sempre facili da superare, ma c’è anche la speranza perché come cristiani non dobbiamo arrenderci. La rassegnazione non è la virtù dei cristiani. “Sogno una Chiesa credibile, capace di dialogare soprattutto con gli emarginati e sono fiducioso che qualcosa possa cambiare. Le persone sono sacramento di Dio, a volte trasparente altre volte oscuro ma comunque ci ritrovo Dio. Ci siamo impegnati per i poveri e sono diventato “comunista”. Ma siamo cristiani! I cristiani non sono moderati, ma radicali, hanno un forza dirompente! Gesù ci dice “ama, come io vi ho amati”. Viviamo in un mondo opposto, pieno di contraddizioni e la Chiesa ha un compito sia religioso che educativo”. Proprio in questo messaggio si racchiude infatti il sogno diventato realtà riguardante il campetto sportivo nato nella zona periferica di Contrada Monaco, uno spazio comune e condiviso per adulti, ragazzi e bambini dove poter fare sport ma che va oltre la mera attività sportiva, diventando occasione di crescita comunitaria e individuale. Il campetto adesso è diventato un punto d’appoggio per il quartiere, ma dobbiamo  darci una mano. E accogliendo il messaggio del martire Padre Pino Puglisi, Padre Stabile conclude spiegando come dividersi non è la soluzione alle difficoltà; si può cambiare il nostro territorio mettendoci tutti insieme come dice anche Papa Francesco.

Il nostro augurio è che il cammino intrapreso da Padre Francesco con caparbietà e coraggio venga moltiplicato e imitato, perché mai come oggi si avverte la necessità di trovare persone che siano un esempio umile ma nello stesso tempo determinante di cambiamento positivo per la nostra bellissima terra.

foto di Michelangelo Balistreri

 
 
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