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Unioni Civili. Nostra intervista alla senatrice del Pd Monica Cirinnà

giovedì 26 maggio 2016, 16:13   Politica  

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Monica-Crinnàdi Michela Gargano

Con 372 “sì”, 51 “no” e 99 astenuti l’11 maggio è stata approvata la legge sulle Unioni Civili, la legge Cirinnà. Ai voti della maggioranza si sono aggiunti quelli di Sinistra italiana – che non ha votato la fiducia – e di 10 esponenti di Forza Italia. Hanno votato no altri 21 deputati di Fi, Lega e Fratelli d’Italia. Il M5s si è astenuto.
L’Italia ha finalmente una legge sulle Unioni Civili e copre un vuoto normativo durato troppi anni.
Come sempre avviene in questi casi, data la delicatezza del tema, il provvedimento ha suscitato entusiasmi e critiche, queste ultime provenienti da una parte del mondo cattolico e della politica.
Monica Cirinnà, senatrice del Partito Democratico, è stata la prima firmataria della proposta di legge che tanto ha fatto infuriare le frange più conservatrici della maggioranza, e non solo. Ed è proprio con lei che ne abbiamo parlato, lei che sin dall’inizio è, sempre, stata molto ottimista e propositiva.

E’ decisamente un grande passo per l’Italia che si registra al 27esimo posto, in Europa, ad avere approvato la legge sulle unioni civili. Tuttavia, il testo approvato al Senato, ed oggi in vigore, è differente rispetto alla presentazione del testo originario del ddl. Di fatto, sono stati stralciati alcuni articoli, in particolare quello sulla ‘stepchild adoption’. Tant’è vero che il suo collega Lo Giudice l’ha definita “monca”, perché incompleta. Perché? E, ancora, perché il testo non prevede valori cardine della coppia, come l’obbligo di fedeltà ed il reato di bigamia?

“Sì, è un testo diverso, e il fatto che poco a poco anche il nostro Paese riesce a scalare la classifica dei diritti è un gran risultato. Certo, se non ci fossero stati i voltafaccia di M5S che ci hanno portati a sacrificare una parte del provvedimento – quella dell’adozione coparentale – che dalle ultime elezioni politiche era nel programma del PD sarebbe stato un risultato pieno. Ma abbiamo dato al nostro Paese nuovi diritti fondamentali, una scelta di responsabilità di cui vado fiera.”
Per noi giovani, amanti e seguaci dei social, è facile stare al passo con le varie diatribe che lì si svolgono. Specialmente in una piattaforma sociale come Twitter. Nel particolare, non sono passati inosservati i suoi messaggi con il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, rispetto alla pratica dell’utero in affitto. Su questo ci spiega la sua posizione ed il suo punto di vista?

“Sono una donna, un’attivista   per i diritti civili e non tollero lo sfruttamento del corpo delle donne. Credo che forme di regolamentazione ferree come quella canadese o quella californiana siano una garanzia per i diritti di tutte le persone coinvolte in una gestazione per altri. E’ il vuoto spinto della mancata regolamentazione e del proibizionismo che alimenta la schiavitù nei Paesi poveri ed è l’assenza di leggi nei Paesi europei che sostiene un turismo procreativo che alle volte vede come meta i Paesi in cui le donne sono sfruttate per denaro. Sono convinta che serva indagare sul fenomeno e intervenire con una forma di regolamentazione.”
Da parte dei cattolici si sono mosse le prime iniziative. Infatti, si parla già di referendum abrogativo. Crede che, arrivati fin qui, ci sia possibilità di tornare indietro?
“Penso al referendum sul divorzio. Anche quello era abrogativo. Se oggi siamo liberi di divorziare è perché la maggioranza degli italiani ha saputo tenersi stretta quella conquista di civiltà. Curioso che durante l’iter parlamentare gli avversari abbiano bollato il provvedimento come “inutile”, adesso troveranno il tempo e le risorse per raccogliere 500.000 firme autenticate per abrogare una cosa che non era “in cima alle priorità del Paese”. Vedremo anche cosa accadrà in ottica del giudizio di ammissibilità (se raccoglieranno le firme): non riusciranno a spazzare via diritti costituzionalmente garantiti e per la cui violazione siamo stati condannati in via definitiva anche dalla CEDU.”

 

 
 
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