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Bagheria. Il Pd a Mongerbino: “il Comune renda fruibile l’Arco Azzurro”

sabato 30 luglio 2016, 14:42   Attualità  

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arco azzurro protestadi Federica Colletta

Stamattina un gruppo di aderenti al Partito Democratico si è riunito davanti ai cancelli dell’Arco Azzurro sulla strada comunale Mongerbino per chiedere al Sindaco di Bagheria e all’amministrazione tutta, di mettere a disposizione della cittadinanza e dei turisti questa bellezza naturale.

Il segretario del PD  Orazio Amenta racconta la storia che ha caratterizzato questo luogo e gli sforzi compiuti in passato dal Comune per acquisirlo.
Infatti, circa 35 anni fa il boss mafioso Mario Prestifilippo costruì abusivamente una villa a ridosso dell’Arco Azzurro. Tutti vedevano i camion che portavano cemento ma nessuno disse nulla. Il Partito Comunista degli anni 80, in piena guerra di mafia, era molto compatto e forte e nelle persone dell’Onorevole Giuseppe Speciale e di Angelo Gargano, rispettivamente capogruppo e segretario del partito, e di Giuseppe Tornatore, alloarco azzurrora consigliere comunale che si intestò la battaglia, si rivolse un’interrogazione comunale per chiedere la sospensione dei lavori e la demolizione dell’eco mostro, ottenendoli.
Gino Castronovo, anche lui appartenente al PCI, spiega come quella interrogazione, per quegli anni difficili, rappresentò un atto di estremo coraggio che sottoponeva tutti a molti rischi.
“L’amministrazione dovrebbe essere sensibile, senza nessuna polemica attorno -aggiunge Castronovo- perché io so quanto ci è costato e mi sembra assurdo non rendere disponibile e fruibile questo luogo ai cittadini. L’amministrazione deve utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione (anche la confisca), e noi daremo il nostro appoggio con spirito collaborativo”.
Nel 2007 il Comune di Bagheria diviene finalmente Proprietario dopo una lotta legale tra il Comune stesso e la Sibal, società che aveva costruito l’eco mostro e il cui proprietario era proprio Prestifilippo condannato successivamente per appartenenza ad associazione di tipo mafioso, spiega Orazio Amenta: “questo luogo é simbolo della lotta all’abusivismo e della lotta alla mafia e della speculazione della mafia stessa sulla costa. Prima era difficile fare nomi e cognomi, eppure, grazie a dei giovani consiglieri, in passato e in piena guerra di mafia,  è stato fatto. Oggi, noi cittadini vogliamo che diventi fruibile e quindi non capiamo perché ancora i cancelli sono chiusi nonostante transizioni, i passaggi in consigli comunali, nonostante passaggi che sembrano perdita di tempo e questo bene, nel frattempo, continua ad essere appannaggio di pochi”.
A dovere di cronaca va ricordato a margine della vicenda che lo scorso anno l’attuale amministrazione ha chiuso un contenzioso con alcuni proprietari che hanno ceduto gratuitamente l’accesso per arrivare al sito naturale.
Pare che il Comune abbia in cantiere un progetto per rendere fruibile il sito.

 
 
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