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Il bagherese Antonino Zarcone rivela un progetto per uccidere un boss di Villabate

martedì 16 agosto 2016, 16:12   Cronaca  

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zarconeIl collaboratore bagherese Antonino Zarcone mette a verbale nuovi particolari legati alle cosche di Bagheria e Vilabate.
A renderli noti è Riccardo Lo Verso con un articolo sul sito livesicilia.
Lo Verso riporta le dichiarazioni di Zarcone secondo cui Giovanni D’Agati, anziano capomafia di Villabate, doveva morire.
Sarebbe stato deciso in un summit organizzato nel 2011.
“C’era pure lui seduto al tavolo di una trattoria a Mondello assieme ad Antonino Messicati Vitale (Villabate), Giulio Caporrimo, (reggente del mandamento di San Lorenzo), Nicola Milano, Tommaso Di Giovanni, Alessandro D’Ambrogio e Tonino Seranella (tutti di Porta Nuova). Zarcone ha consentito agli investigatori di andare oltre le apparenze. I partecipanti furono visti arrivare con dei regali e andare via con dei confetti. Si festeggiò un lieto evento che coinvolgeva Caporrimo. In realtà era ben altro il motivo dell’adunata.
“Si parlava per quanto riguarda di eliminare a Giovanni D’Agati – mette a verbale Zarcone – essendo che Giovanni girava che chiedeva aiuto a vari esponenti per potersi reinserire di nuovo a prendere il controllo della famiglia di Villabate e sta cosa diciamo non era ben vista, perché si poteva pensare che Giovanni D’Agati poteva fare qualcosa contro Tonino Messicati Vitale”.”
Nell’articolo si aggiunge che” Messicati Vitale, l’uomo della latitanza dorata al caldo dell’Indonesia, l’uomo che entra ed esce dal carcere – oggi è libero – sfruttando dei cavilli, allora aveva scalato la gerarchia del potere a Villabate e non aveva alcuna intenzione di cedere il passo neppure ad un anziano e rispettato boss come D’Agati. D’Agati, dal canto suo, cercava l’appoggio di Caporrimo che in quel momento storico era uno dei più influenti mafiosi della città.”
Zarcone avrebbe rivelato che Vitale avrebbe detto: “Me la vedo io direttamente anche se dagli arresti domiciliari, ci acchianamu chi giubbottini… incappucciati tipo che era un controllo di notte, dice appena grapi, dici, si ci spara ddà davanzi… aveva paura che succedeva troppo macello o a meno che, dice, dobbiamo aspettare che iddu se ne vuole andare a Roma, picchì cavi interessi cu so frati a Roma, perché veniva accusato pure che tutti i soldi delle estorsioni, tramite il fratello, li avevano investiti su Roma”.
Giovanni D’Agati, venne arrestato nel 2009, nel novembre del 2011 si trovava ai domiciliari per motivi di salute.
“Giulio (Giulio Caporrimo, ndr) e Alessandro D’Amrbogio – prosegue il collaboratore – si sono messi disponibili… Caporrimo ci fa dice eventualmente se va su Roma, u problema un sussiste, dici, picchì u facemu ammazzare lì stesso a Roma… si rivolge poi ad Alessandro dicendogli che là avevano una persona, che fa parte in Cosa Nostra, sempre del territorio… penso che era di competenza di Giulio Caporrimo”.
D’Agati però non venne ucciso.

 
 
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