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Il collaboratore bagherese Lo Piparo: “Messina Denaro salvò la vita a Di Matteo e Lumia”

giovedì 18 agosto 2016, 07:31   Cronaca  

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse 17-03-2014 Roma Politica Commissione Antimafia - Audizione dei magistrati della Procura di Palermo Nella foto Nino Di Matteo (sost. proc. Palermo) Photo Roberto Monaldo / LaPresse 17-03-2014 Rome (Italy) Anti-Mafia Commission - Hearing of the magistrates in the Palermo prosecutor's office In the photo Nino Di Matteo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Appena 2 anni fa il giudice Antonino Di Matteo e il senatore Beppe Lumia (a lato) sarebbero rimasti vivi grazie ad un nome eccellente: Matteo Messina Denaro.
A svelare questo retroscena che ha dell’incredibile, sarebbe stato il collaboratore bagherese Salvatore lo Piparo (nella foto sotto).
La notizia però sarebbe stata riferita da un altro e non quindi di “prima mano”.
A riferire questo retroscena è un articolo a firma Riccardo Lo Vero nel sito livesicilia.
Lo Verso scrive che “Nella zona del popoloso centro alle porte di Palermo il latitante di Castelvetrano si è certamente nascosto alla fine degli anni Novanta. Tra Aspra e Bagheria nel 2000 fu ritrovato il covo del boss. O meglio, il nido d’amore che condivideva con una donna allora trentenne, Maria Mesi. Si tratta di un cognome che ora rimbalza nei verbali di Lo Piparo. Uomo d’onore della nuova mafia bagherese, Lo Piparo si è pentito due anni fa. Le sue dichiarazioni sono state riscontrate e la sua attendibilità certificata. Solo che le notizie sull’imprendibile latitante non le ha acquisite in prima persona, ma le ha apprese da Francesco Mesi, fratello della donna che ha avuto una relazione con il latitante.”
lo piparoSecondo il racconto reso da Lo Piparo vennero trovate anche 2 telecamere. Ma Mesi avrebbe detto che il superlatitante si trovava invece in America.

“In America -scrive Lo Verso- Mesi ci sarebbe andato due volte all’anno, senza familiari al seguito. Oltreoceano si sarebbe trovato, racconta il collaboratore di giustizia, pure il giorno della retata in cui finì in manette Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro.
Il latitante, dunque, si sarebbe nascosto in America. Lo Piparo era “scioccato” per la notizia. Sapeva bene, lui per primo, che le parole di Mesi, però, andavano prese con le pinze per il suo stile di vita. “Si vedeva ca era tutto mriacu” – ha verbalizzato Lo Piparo – ad esempio, quando nel 2014 Francesco Mesi gli avrebbe riferito la confidenza della confidenze. A Messina Denaro “l’avissiru a ringraziari”. “Per cosa?”, chiese il pentito all’amico Mesi: “Ca un fici ammazzari a Di Matteo e chiddu chi c’è ddà a Mongerbino… chiddu Lumia, non lo disse subito, poi disse Lumia (non avrebbe aggiunto alcun commento, ma l’ipotesi è che facesse riferimento al politico, ndr) e poi mi spiegò un discorso della commissione che durò proprio 30 secondi, mi disse iddu è u capu da commissione, di qua e di là.. fa dice e mi disse puru che lui non ce l’ha assolutamente con i giudici… fa dice lui ce l’ha con lo Stato… però mi dissi iddu ca forse è megghiu ca si ci allea, forse è meglio che si ci allea con lo Stato e il discorso è finito qua”. Vietato fare il nome di Messina Denaro. Il padrino era semplicemente “Iddu”.”

 
 
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