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Casteldaccia. Il mistero di Salvatore e Mariano spariti nel nulla nel 1992 (foto)

giovedì 22 settembre 2016, 09:46   Attualità  

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colletta-familgiadi Federica Colletta

Sono trascorsi ventiquattro anni e mezzo da quel 31 marzo 1992, giorno tristemente indimenticabile per la famiglia Colletta di Casteldaccia. Da quel 1992, giornali e programmi televisivi hanno diffuso la notizia della scomparsa di Salvatore Colletta e Mariano Farina, ma ad oggi non ci sono notizie certe riguardo quanto accaduto e del perché.
La famiglia non si è mai rassegnata e non ha mai perso la speranza, ed è proprio parlandone e raccontandone la storia che la memoria di Salvatore resterà ancora viva.
Salvatore aveva 15 anni nel 1992 ed era un ragazzino tranquillo: andava a scuola, studiava, giocava a pallone con i ragazzi del suo quartiere.  Quasi tutti i pomeriggi si incontrava con i suoi amici per giocare e, alle 17:00 circa, tornava a casa per riprendere lo studio. Era molto timido ed ubbidiente, racconta la madre Carmela, e quasi mai veniva rimproverato o veniva meno ai suoi compiti. Nel pomeriggio del 30 marzo, Salvatore avvisa la madre di non essere preparato ad affrontare un’interrogazione il giorno dopo e che avrebbe preferito restare a casa. La madre acconsente e il giorno del 31 marzo resta a casa fino alle 10:30, fino a quando esce con il fratello Ciro per raggiungere la piazza vicino casa per rientrare un’ora e mezza dopo per pranzare. Come tutti i pomeriggi, alle ore 16:00 circa, prima il figlio Ciro, poi Salvatore si dirigono nella traversa successiva per giocare a calcio insieme al solito gruppo di amici, tra cui Mariano Farina, anch’egli scomparso. Ciro quel pomeriggio rientra prima di Salvatore e avvisa la madre che il fratello sarebbe arrivato da lì a poco perché era rimasto a giocare. Purtroppo, quel pomeriggio non fece ritorno. La madre ha immediatamente capito che c’era qualcosa che non andava, vista la puntualità a cui era abituata. Il padre, i vicini, e gli altri ragazzi del quartiere cominciano ad effettuare le prime ricerche.

salvatore-e-marianoGiovanni Montalto, un ragazzino di quattordici anni dello stesso quartiere, incontra Massimiliano, fratello più piccolo di Salvatore, e gli comunica che qualche ora prima, aveva dato un passaggio col motorino sia a Mariano che a Salvatore e che gli avevano detto che stavano scappando da casa. In particolare, li aveva lasciati in contrada Gelsi, proprio davanti l’ingresso della spiaggia. Il terzo fratello di Salvatore, Maurizio, lavorava in via Navurra e aveva visto scendere da quella strada, prima di venire a sapere della scomparsa del fratello, i tre ragazzi sul motorino. Mariano aveva sulle spalle uno zainetto con un pallone disegnato, e una coperta. Salvatore, invece, non aveva nulla con sé.
Le ricerche continuavano, e nonostante la famiglia  si è recata la sera stessa alla stazione dei Carabinieri per sporgere denuncia, questi si rifiutavano e suggerivano loro di tornare il giorno dopo. La ricerche hanno avuto esito negativo. Si suppone che Mariano aveva intenzione di scappare da casa o comunque di allontanarsi, nonostante si sconoscano le ragioni, non solo perché già l’aveva proposto a Ciro, fratello di Salvatore, che si era rifiutato ma anche perché poco prima di andare via col motorino, si era recato in una bottega per comprare succhi di frutta, mottini e un pezzo di pizza al forno, tutto da addebitare al conto della nonna. Forse avevano intenzione di fare un pic-nic, oppure di allontanarsi per qualche giorno ma, purtroppo, si sono perse le tracce. Nella spiaggia in contrada Gelsi sono stati effettivamente ritrovati dei rifiuti, ma non sono stati mai analizzati al fine di comprendere se corrispondevano a quanto comprato da Mariano.
La famiglia Colletta comincia a contattare i giornali, tra cui TV8, per diffondere le prime immagini del figlio e nei giorni e nell’anno immediatamente successivi alla scomparsa, le segnalazioni sono state numerose. In particolare un signore casteldaccese, dopo aver appreso la notizia della scomparsa di due bambini dalla moglie, racconta di averli visti il giorno prima in un bivio di Santa Flavia. Li conosceva e li ha riconosciuti ma la notizia non gli era ancora nota, quindi non si era fermato. La pista maggiormente accreditata è quella dei nomadi. Una signora di Bagheria ha raccontato, infatti, pochi giorni dopo l’accaduto di avere visto, nel giorno in cui si svolge il mercato nel paese, il mercoledì, di essere stata fermata, mentre posteggiava, da un bambino che le ha chiesto l’elemosina. La signora ha riconosciuto in lui Mariano, ma dallo specchietto retrovisore si accorgeva della presenza di un altro ragazzo, di Salvatore.

colletta-orologio-eccUn evento analogo è accaduto a Trappeto, luogo in cui una signora, che gestiva una salumeria ha riconosciuto Salvatore, facendo riferimento anche ad una cicatrice, che il ragazzo effettivamente aveva, tra il dito anulare e medio della mano sinistra. La stessa signora Carmela, madre di Salvatore, mentre era in macchina col figlio Ciro in attesa del marito che si era allontanato, ha visto Mariano nella strada statale che conduce a San Nicola, davanti ad un cancello chiuso. La signora dopo una breve sensazione di panico, vede il ragazzino scappare e a nulla sono valse le ricerche effettuate dalla famiglia e dagli abitanti della zona che hanno dato il loro aiuto. Dopo tale episodio, sono stati riconosciuti nuovamente a Termini Imerese in un campo nomadi situati in zona porto. Un’amica di Mariano l’ha fermato mentre stava appendendo dei panni in un filo, nella zona piena di roulotte. La ragazza lo vede e, sconvolta, gli chiede di tornare a casa perché tutti lo stavano cercando. Mariano le chiede di riferire ai suoi che lui stava bene e che si sarebbe fatto sentire lui, ma a quel punto un nomade lo ha afferrato per i capelli e lo ha bloccato, ordinandogli di non parlare con nessuno. Nel frattempo, vede Salvatore poco più indietro mentre era intento a portare un tavolino dentro una roulotte. Arrivata a casa, racconta l’episodio alla madre, che in un  primo momento era restia a crederle, ma la certezza della ragazza, che perdura tutt’oggi, la convince e riferisce tutto ai carabinieri, indicando altresì l’abbigliamento di entrambi. La sera del giorno dopo, un’altra segnalazione arriva da Roma, indicando gli stessi indumenti che i due ragazzi avevano il giorno prima. Un ulteriore evento accade tramite una telefonata da parte del signor Lo Iacono, un nomade, al signor Farina, padre di Mariano. Gli comunica che avrebbe consegnato a Bologna sia il figlio che Salvatore. Entrambi i genitori si sono recati al nord, e hanno avvisato i carabinieri ma non appena il signor Lo Iacono li ha visti, si è tirato indietro e faceva finta di non sapere nulla della faccenda.
Fino a cinque/sei anni dalla tragica scomparsa, le segnalazioni erano plausibili e veritiere. Purtroppo, non sono mancati scherzi telefonici e messaggi falsamente firmati a nome di Salvatore che hanno soltanto provocato una ferita in più alla famiglia, come quello effettuato da un ragazzino adesso indagato dalla Procura di Termini Imerese. Soltanto una telefonata è sembrata provenire dalla stessa voce di Salvatore alla madre, ma dopo aver detto “ciao mamma, sono io Salvatore”, la telefonata si è interrotta.
Negli ultimi anni, invece, è emersa una nuova pista, quella mafiosa, attraverso due vicende. Una donna, accusava l’ex coniuge di aver occultato i cadaveri “dei due bambini del ’92”, indicando un muro a Bagheria dove sarebbero stati sepolti. L’ex moglie ha raccontato alla Procura che, all’inizio degli anni ’90, il marito aveva ricevuto una telefonata che aveva ad oggetto, per l’appunto, l’occultamento di due ragazzini. Nulla fu trovato e, così, il caso è stato archiviato. Da ultimo, il pentito Morsicato ha fornito delle indicazioni sulla scomparsa di Salvatore e Mariano, che ai tempi del fatto era loro coetaneo, riguardo qualcuno che gli avrebbe fornito dei particolari, anche se non ricorda il nome. Si spera che, con gli elementi a disposizione, la Procura riesca a fare luce sulla vicenda.
Mentre la famiglia Farina da tanti anni si è trasferita in America, la famiglia Colletta è rimasta a Casteldaccia e spera ogni singolo giorno che venga ritrovato il loro figlio e fratello. “Vogliamo soltanto la verità, non vogliamo bugiardi”, è la richiesta della famiglia, sospettosa per l’indifferenza e il menefreghismo che ha caratterizzato questi anni; è possibile, e secondo la famiglia altamente probabile, che qualcuno sappia più di quello che lascia credere, ma non dice nulla e anzi si nasconde dai riflettori. Nonostante la delusione per alcuni tentativi da parte di persone conosciute alla famiglia Colletta, di lucrare su questo triste evento, la speranza che Salvatore sia vivo e che faccia ritorno a casa è dura a morire e il ricordo, tramite fiaccolate e l’appoggio dei loro concittadini, fa capire loro che non sono soli.
Per qualsiasi segnalazione è possibile avvertire la famiglia al numero 389 9870670.

foto 1: la famiglia Colletta ad una manifestazione
foto 2: Salvatore Colletta e Mariano Farina
foto 3: alcuni oggetti di Salvatore Colletta

 

 

 
 
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