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Compie oggi 190 anni il Comune di Bagheria. Venne fondato il 21 settembre 1826

mercoledì 21 settembre 2016, 07:42   Cultura  

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bagheria-anticadi Giuseppe Martorana

Sono già passati 190 anni da quando fu istituito il Comune di Bagheria e mi sembra doveroso che ai nostri concittadini venga ricordata tale data perché essa rappresenta la pietra miliare di ogni comunità, anche se il progressivo sviluppo del villaggio era venuto determinandosi sin dal 1658 quando la famiglia Branciforte pose la prima pietra con la costruzione della Villa Butera.
Come è noto, il Comune di Bagheria fu istituito a datare dal 21 settembre 1826, come da decreto che trascriviamo solo nelle parti essenziali, ma quasi in fotocopia. Sul manoscritto, inizialmente, prima che fosse firmato dal Re, si leggeva Bagheria ma il digramma “ghe” risulta corretto in “a” in modo che si leggesse Bagaria, cioè l’originaria denominazione, perché da Palermo si staccava il villaggio di Bagaria, non Bagheria.

CERTIFICATO DI NASCITA DEL COMUNE DI BAGARIA

                                 Decreto di Francesco I Re del Regno delle Due Sicilie

SEZIONE DI SICILIA                                                                       Napoli  21 settembre 1826

Visto il rapporto…  Visto il parere sulla proposizione… Udito… Abbiamo…
Art. 1 – I villaggi di Bagaria, Aspra, Santa Flavia, Casteldaccia, Solanto, Porticello e Sant’Elia siano divisi dal Comune di Palermo e formino due Comuni separati, cioè:
BAGARIA, composto da Bagaria ed Aspra colla residenza dell’Amministrazione nel primo.
SOLANTO, composto da Santa Flavia, Casteldaccia, Solanto, Porticello e Sant’Elia, colla residenza dell’Amministrazione in Santa Flavia.
Art. 2 – Il pezzo dell’attuale territorio di Palermo, circondato dai territori della Milicia, di Ciminna, di Ogliastro, di Misilmeri e dei Ficarazzi formi il territorio dei nuovi Comuni Bagaria e Solanto, seguendo li seguenti confini:

PER BAGARIA
Dalla Torre di Capo Zaffarana a salire fino alla Portella di Catalfano. Da questa Portella, scendendo per la via che divide il Fondo di Parisi da quello di Torremuzza sino al punto che immette nella strada del Valle.
Da detta strada a scendere sino alla punta del muro che chiude il fondo del Conte di San Marco, e lo divide da quello di San Cataldo. Camminando col detto muro a uscire nella via che conduce sotto la Casina e Fondo di Furnari, e che porta sino al Vallone di Spucches, lasciando i fondi di sotto, incluso quello di San Marco come sopra, aggregati all’infrascritto territorio di Solanto; quelli di sopra detta via aggregati al territorio di Bagaria.
Dal detto Vallone di Spucches e propriamente ove unisce l’antica trazzera, rimanendo aggregata alla Bagaria la casina di esso Spucches che resta nella parte superiore della anzidetta via, salendo per come cammina la detta trazzera sino al confine dei territori di Ogliastro e Misilmeri, lasciando tutti i fondi a dritta di detta trazzera, aggregati al territorio di Bagaria e quelli a sinistra, ossia sottoposti, al territorio di Solanto.
Da detti confini di Ogliastro e di Misilmeri, scendendo sino al confine del territorio di Ficarazzi e da li girando lungo la spiaggia ad attaccare la detta torre di capo di Zaffarana.
PER SOLANTOOMISSIS
Seguono altri 8 articoli a completamento del decreto, dei quali i primi cinque interessano il rapporto tra la città di Palermo e Solanto, gli ultimi tre quelli tra Palermo e Bagaria, tutti riguardanti precedenti impegni daziari su diversi generi di consumo e la relativa cessazione.
*  *  *
L’attività amministrativa, però, non poteva avere inizio se non in presenza di un bilancio di previsione che durante il Regno dei Borboni si chiamava “Stato Discusso”. Detto bilancio doveva riguardare  anche lo spezzone dell’anno 1826.
La prima situazione contabile, redatta dal Capo del Ripartimento, prevedeva in entrata (rendita) Ducati 3820 e altrettante uscite (esiti). Importo calcolato in Lire 16.235 circa.
Ritengo che non sia il caso di trascrivere l’intero bilancio; mi limiterò a riportare in sintesi le voci essenziali. Per quanto riguarda le entrate si trattava di dazi sul macino, sulla carne e sul vino. Per le spese, quelle più significative erano le seguenti:
Per stipendi al personale: Cancelliere Archiviario e suo aiutante, Cassiere, servente comunale, due maestri per la prima e la seconda classe, una maestra per il Collegio di Maria, due medici, levatrice, Predicatore Quaresimalista, Parroco, tre cappellani, Prefetto di Sagrestia, due sagrestani, organista, massaro della Chiesa, custode delle prigioni, Regio Giudice, per un totale di Ducati 1400 circa.
Affitto di locali: Casa comunale, Collegio di Maria per l’istruzione delle fanciulle, casa e mobilio per il locale del Regio Giudice, Carceri, per un totale di 250 ducati circa.
Per spese varie: per la posta, peri il mantenimento del culto e per le feste religiose, per il mantenimento dei bambini proietti (bambini abbandonati, trovatelli), per il pane da somministrare ai poveri detenuti, per l’illuminazione e per l’accenditore, per diritti di contabilità, per le feste religiose e civili, per un totale di 650 ducati circa.
Spese straordinarie: opere pubbliche comunali, acquisto di riverberi, costruzione di un orologio, al Comune di Palermo per l’acquisto locali carcere, per un totale di ducati 1250.
Spese non prevedute: ducati 300 circa.
Primo Sindaco – Nomina, Promessa e Giuramento
Prima ancora che Bagheria ottenesse il distacco da Palermo, Don Luigi Positano, sin dal 1809, su incarico del Senato palermitano, svolgeva la funzione di Commissario per gli affari amministrativi del villaggio della Bagaria. Mantenne tale carica fino a quando non fu eletto il primo sindaco del novello comune. La carica che rivestì il Positano fino al 20 settembre 1826 non può essere considerata omologa a quella di sindaco. Anche a decorrere dal 21 settembre 1826 fino al 26  dicembre 1827, lo stesso Positano conservò la medesima funzione rivestita in precedenza. Per questo motivo non può essere considerato primo sindaco, anche perché la procedura per la nomina del primo cittadino aveva un iter diverso da come avviene oggi. Quando si doveva procedere alla sua nomina  era necessario che da parte dell’Ente – nel nostro caso istituendo Comune –  s’inviasse una terna di nominativi, elencati in ordine di gradimento, dalla quale l’Intendente (il Prefetto di oggi) ne sceglieva uno – di solito il primo indicato nelle terna – tenendo conto delle prerogative che riteneva confacenti a svolgere quella carica.
Il 1° sindaco di Bagheria, nominato alla fine dell’anno 1827, è, pertanto, don Tommaso Pittalà.    Anche Nicola Previteri nel volume “Don Gesualdo Pittalà, sindaco e galantuomo borbonico” indica il Pittalà come primo sindaco, mentre Oreste Girgenti nel volume “Bagheria e sue evoluzioni” considera come primo sindaco Luigi Positano, ma non è così.
Di seguito trascriviamo il processo verbale di nomina del primo Sindaco, avvenuto presso l’Intendente di Palermo:
L’anno mille ottocentoventisette, il giorno ventisei dicembre, in Palermo nella Casa della Intendenza.    Innanzi il Duca di Sammartino, Intendente della Valle di Palermo, in seguito di chiamata, ed in forma pubblica, si è presentato il Sig.
NOTAR DON TOMMASO PITTALÀ eletto nuovo SINDACO del Comune di BAGARIA.
Il medesimo nelle mani del detto Sig. INTENDENTE ha prestato il giuramento di
fedeltà, ed obbedienza a S. M. il Re FRANCESCO I, nostro Signore, secondo la
formola prescritta con Real Decreto de’ 17 luglio 1815 e col Sovrano Rescritto de’ 29  Giugno 1822.
Durante una tal cerimonia, tutti si sono tenuti in piedi col capo scoverto.
Il Sig. PITTALÀ,  nuovo SINDACO, scelto con ministeriale di S. E. il Luogotenente Generale in data de’ 31 ottobre 1827, tenendo le mani sul libro del Vangelo ha letto a chiara voce il qui annesso atto di giuramento, e lo ha sottoscritto in quadruplo originale.
Il Sig. Intendente lo ha poi vidimato.
Terminato l’atto si è formato il presente processo verbale in quadruplo originale da me  firmato, e vistato dal Sig. Intendente, ad oggetto di depositarsene uno nell’Archivio di questa Intendenza, e gli altri due insieme cogli atti di giuramento rassegnarsi a S. E. il Luogotenente Generale ed inviarsi il quarto nella Cancelleria comunale di Bagaria.
Promessa e Giuramento – Io qui sottoscritto prometto, e giuro fedeltà, ed ubbidienza al Re FRANCESCO  PRIMO, e pronta, ed esatta esecuzione degli ordini suoi.
Prometto, e giuro che nell’esercizio delle funzioni che mi sono state affidate, io mi adopererò col maggior zelo, attività, ed obbedienza.
Prometto, e giuro di osservare, e di fare osservare le leggi, i decreti, ed i regolamenti, che per Sovrana disposizione di S. M. si trovano in osservanza e quelli, che piacerà alla M. S. di pubblicare in avvenire.
Prometto, e giuro di non appartenere a nessuna società segreta di qualsivoglia titolo, oggetto, e denominazione, e che non sarò per appartenervi giammai. Così Dio mi aiuti.
Palermo lì 26 xbre (dicembre) 1827
Firmato Tommaso Pittalà Sindaco di Bagaria

* * *
Dopo l’elezione del sindaco, a fine dicembre 1827, fu nominato il primo Decurionato così  composto: Sindaco Tommaso Pittalà
Decurioni (15): Don Domenico Anzelmo (il decurione più anziano), mastro Giuseppe Morana, don Antonino Pintacuda, don Francesco Scordato, Tommaso Cianciolo, Carmelo Ragusa, Salvadore Chiello, don Giulio Mancuso, don Modesto Pittalà Civiletti, don Andrea Castronovo, don Luigi Positano, don Isidoro Trapani, Natale Puleo, don Gennaro Russo, mastro Adamo Arnone.
Il 31 marzo 1828, al posto di Gennaro Russo e Adamo Arnone, subentrarono Carmelo Cottone e Salvadore Girgenti.

*  *  *
Per non offendere la storia, occorre un’ultima sottolineatura: al momento della collettazione della Baronia di Solanto di cui faceva parte Bagaria, l’Intendente aveva pensato di istituire il solo Comune di Bagaria che abbracciasse anche Solanto e Casteldaccia, ma le popolazioni di queste ultime località manifestarono apertamente il loro dissenso per evidenti motivi di gelosia e per  sentimenti campanalistici del tutto legittimi. I cittadini di Casteldaccia addirittura scrissero all’Intendente per ribadire che avrebbero preferito rimanere con Palermo piuttosto che andare a formare comune con Bagheria. La suddivisione del territorio, per motivi sibillini e non del tutto chiari che analizzeremo in altra occasione, non premiò Bagheria, anzi la danneggiò perché ebbe una estensione di  appena 29,84 chilometri quadrati di territorio contro i 48,36 di Santa Flavia e i 34 di Casteldaccia. Ma ormai è inutile piangere sul latte versato. Festeggiamo con gioia questa bella ricorrenza.

 

 
 
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