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Oltre l’Icre. Riflessione
sui beni confiscati

sabato 24 settembre 2016, 08:26   L'Opinione  

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lo-piparodi Santo Lo Piparo

Con la Legge n. 646/1982 (Legge Ronconi – La Torre), si introduce nel codice penale italiano il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso.
La stessa legge dispone che “e’ sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego”.
Con la Legge n. 109/96 si definisce il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, che prevede l’assegnazione dei patrimoni e delle ricchezze di provenienza illecita a quei soggetti – Associazioni, Cooperative, Comuni, Province e Regioni – in grado di restituirli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e lavoro.
La città di Bagheria è destinataria di un numero considerevole di beni confiscati (sottratti dallo Stato alla mafia).
L’elenco dei beni confiscati (scaricabile dal sito web istituzionale del Comune) e nella disponibilità del Comune è costituito da appezzamenti di terreno, appartamenti, capannoni industriali, box, magazzini e ville ecc. Tra questi beni ritroviamo i magazzini del ferro “ICRE” o per esempio Villa Castello.
Ben 35 sono i beni riportati nell’elenco aggiornato fino al 2015, che costituiscono un patrimonio immobiliare rilevante, che viene incrementato di anno in anno.
C’è subito da dire che sono pochissimi i beni (meno di 10 se non sbaglio) che hanno avuto un riutilizzo per la pubblica utilità e per i quali si è proceduto a un intervento.
Il comune di Bagheria da tempo si è dotato di un ufficio deputato alla gestione di tali beni, con compiti tecnici e amministrativi, ma che non ha funzioni progettuali e programmatorie.
Lo stato generale degli immobili, in molti casi, è inadeguato all’uso al momento previsto e tutti, a vario titolo, hanno la necessità di interventi di diversa natura quali ad esempio, adeguamento, ristrutturazione, consolidamento, bonifica, per la conseguente rifunzionalizzazione e riuso.
Per garantire la rinfunzionalizzazione e il riuso dei beni occorre innanzitutto dotarsi di un piano di interventi, verificando in primo luogo, se le predestinazioni fatte all’atto dell’assegnazione risultano ancora necessarie e compatibili con il fabbisogno al quale ogni singolo bene deve rispondere.
Le amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi anni hanno proceduto con singoli interventi “spot”, che seppur meritevoli, hanno avuto il limite di non essere inseriti in un piano complessivo di riuso, rispondendo in tal modo in termini emergenziali ad uno dei tanti bandi in scadenza nei vari periodi disponibili.
I pochi interventi realizzati sono stati frutto di progettualità ereditate quindi dalle amministrazioni passate, frutto dell’impegno di tecnici, interni ed esterni all’amministrazione, che hanno speso tempo e professionalità per la realizzazione di progetti dotati di forte carattere simbolico, e che sono stati poi realizzati attraverso l’uso dei fondi europei delle programmazioni passate.
Anche questa amministrazione, avrà il suo progetto finanziato con i fondi europei disponibili in questa programmazione e potrà mettere la coccarda dell’antimafia effimera.
Penso però che non possiamo e non dobbiamo accontentarci di così poco, inseguendo in modo scomposto la scadenza del prossimo bando utile.
Quel patrimonio immobiliare non può essere utilizzato ai soli fini elettoralistici e di consenso o peggio per fini che contrastano con il rispetto della memoria o abbandonato, dando un messaggio di disfatta del Pubblico nei confronti della criminalità organizzata.
L’ ICRE, ad esempio, avrebbe dovuto diventare, almeno per la passata amministrazione “simbolo della città, un bene la cui memoria sia in grado di attivare una trasformazione delle coscienze della gente, e luogo di erogazione di servizi sociali con particolare riferimento a fasce specifiche di popolazione: diversamente abili, extracomunitari ed immigrati”.
Sono tante, decisamente troppe, le infrastrutture che mancano nella nostra città, offensive le possibilità che abbiamo avuto e non abbiamo colto nel passato per un deficit cronico di programmazione sul tema, avere questo patrimonio immobiliare largamente sottoutilizzato o inutilizzato è di una gravità sociale assoluta e ingiustificabile. Non possiamo permetterlo.
Un piano di riuso dei beni confiscati, sarebbe questo il primo passo da fare ora e subito.
Organizzando come primo passo i tavoli di ascolto del territorio, organizzati dall’amministrazione, magari proprio nei quartieri dove sono collocati i beni per creare un rapporto propositivo tra l’Ente e il cittadino e verificare le eventuali esigenze e fabbisogni che possono emergere o le incompatibilità che una eventuale realizzazione di una opera proposta può avere.
A questi tavolo potrebbero già partecipare eventuali portatori di interesse, organizzazioni di soggetti (del lavoro, dell’impresa, della società civile), eventualmente interessati alla gestione del bene stesso.
Questi strumenti di concertazione locale semplici e immediati, darebbero al possibilità di verificare se esistono elementi di contrasto rispetto alle preassagnazione delle destinazione d’uso dei beni, produrrebbero una aumento della consapevolezza del bene comune e garantirebbero, qualora realizzati, una condizione di “accoglienza” del servizio reso in quel quartiere.
In altre parole ogni cittadino potrebbe sentire propria quell’opera pubblica e avrebbe un rinnovato senso civico rispetto ad un bene “normalmente abbandonato”.
La promozione, la diffusione e l’attuazione di progetti per la valorizzazione dei beni confiscati contribuiscono al rafforzamento delle politiche attive di coesione sociale, del Lavoro e di sviluppo di reti relazionali, attraverso il metodo del confronto e del partenariato.
Il piano di riuso dovrebbe indicare una priorità per ognuno dei beni presenti in elenco e, in relazione al riuso previsto, si dovrebbe assegnare una grado di difficoltà per la realizzazione delle opere necessarie per l’uso.
Ogni bene del piano dovrebbe essere dotato di un progetto preliminare aggiornato, verificando la compatibilità con le linee di finanziamento messe a disposizione in questo periodo di programmazione, in particolare dal PO FESR e dal PON Sicurezza e Legalità e al contempo con le disposizioni urbanistiche comunali (P.R.G.?).
Solo per richiamarne alcune:
PO FESR 2014 – 2020 N.ro Azione 3.5.1: Interventi di supporto alla nascita di nuove imprese sia attraverso incentivi diretti, sia attraverso l’offerta di servizi, sia attraverso interventi di micro-finanza
PO FESR 2014 – 2020 N.ro Azione 9.6.6: Interventi di recupero funzionale e riuso di vecchi immobili di proprietà pubblica in collegamento con attività di animazione sociale e partecipazione collettiva, inclusi interventi per il riuso e la rifunzionalizzazione dei beni confiscati alle mafie
PON SICUREZZA 2014 – 2020: Intervento 3.1.1 interventi di recupero funzionale e riuso di vecchi immobili in collegamento con attività di animazione sociale e partecipazione collettiva, inclusi interventi per il riuso e la rifunzionalizzazione dei beni confiscati alle mafie
PON SICUREZZA 2014 – 2020: Intervento 4.1.1 percorsi di inclusione sociale e lavorativa per gli immigrati regolari e richiedenti asilo e titolari Di protezione internazionale 4.2.1 azioni di supporto alle imprese sociali che gestiscono beni confiscati alla criminalità Organizzata
PON SICUREZZA 2014 – 2020: Intervento 5.2.1 Progetti di open government per favorire trasparenza, collaborazione e partecipazione realizzati Tramite il coinvolgimento di cittadini/stakeholder e iniziative per il riutilizzo dei dati pubblici, la Partecipazione civica e il controllo sociale sul tema dei beni confiscati
Risorse straordinaria aggiuntive (Fondazione per il sud ad esempio)
Tuttavia, il livello di progettazione preliminare è inadeguato ai fini di una possibile candidatura dell’intervento e finanziamento dell’opera, è richiesto, infatti, almeno il definitivo.
A tal fine potrebbe tornare molto utile un percorso in cui, attraverso la preassegnazione dei singoli beni ai privati (bando pubblico e in linea con il regolamento comunale di assegnazione e gestione dei beni confiscati), questi ultimi avrebbero preassegnato il bene a condizione che venisse da loro realizzato il progetto definitivo e/o esecutivo, necessario o comunque adeguato per poter partecipare ai bandi pubblici.
I soggetti preassegnatari dell’immobile avrebbero l’assegnazione definitiva condizionata al reperimento del finanziamento o per il tramite dell’amministrazione o investendo fonti finanziarie proprie. Gli assegnatari sarebbero, conseguentemente, i soggetti gestori dell’immobile e dopo la realizzazione delle opere e avrebbero la gestione definitiva del bene, garantendo a tal fine il proprio ritorno ai fini della copertura dei costi di gestione del bene stesso.
Le attività di gestione dovrebbero essere comunque in linea con leggi vigenti di riferimento:
Legge 31 maggio 1965 n. 575 – Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere
Legge 7 marzo 1996 n.109 Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati confiscati
D.L.4 febbraio 2010 Istituzione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata
Decreto Legislativo 6 settembre n. 159 Codice delle leggi antimafia.
I beni dovrebbero essere assegnati per un periodo di tempo congruo al recupero dell’investimento di progettazione iniziale (o dell’impegni finanziario impiegato) e al ripascimento del rischio dell’iniziativa.
Questa formula, in vero non nuova anche a Bagheria, potrebbe garantire un parco progetti, senza grandi impegni economici per l’Ente e un notevole livello di competitività nella candidatura dei bandi alla nostra Città (i beni già assegnati, inoltre, hanno dei punti di premialità aggiuntiva nei bandi di assegnazione delle risorse, rispetto a quegli interventi che non sono stati assegnati).
Anche l’Associazione Libera di Don Ciotti propone un Piano di azione beni confiscati e coesione territoriale di livello nazionale che tiene conto i seguenti punti e si basa sui seguenti principi:
concentrazione, su tematiche di legalità e coesione di interesse strategico nazionale;
cooperazione rafforzata, ossia promossa, condotta e accompagnata da un’azione proattiva del Dipartimento per le Politiche di Coesione e dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, in piena cooperazione con le Amministrazioni che intervengono, a diverso titolo, nella gestione dei beni, a partire dall’Agenzia nazionale;
risultati attesi, in termini di incremento dell’efficacia degli strumenti di sostegno alla valorizzazione dei beni confiscati;
partenariato, con il coinvolgimento sostanziale, nella preparazione e nell’attuazione, delle responsabilità istituzionali rilevanti e delle organizzazioni di soggetti (del lavoro, dell’impresa, della società civile) coinvolti negli interventi programmati;
trasparenza, con l’apertura delle informazioni e il monitoraggio civico.
Fatte le dovute proporzioni sul livello locale, il Piano di azione beni confiscati e coesione territoriale proposto sul piano nazionale da Libera, è un percorso virtuoso.
Questo percorso laddove è stato realizzato ha avuto esiti positivi dimostrabili e concreti e fornirebbe un grado di competitività alla nostra amministrazione sicuramente di livello nella sfida finalizzata alla raccolta dei fondi per lo sviluppo del territorio.
Desidero concludere con una speranza.
Dobbiamo potere dire che questo era un territorio di mafia, i tanti beni confiscati drammaticamente lo comprovano, dobbiamo potere affermare che questa, oggi, è la terra del riscatto, anche in memoria di quegli Uomini che per le loro lotte hanno dato la Vita traducendo in Legge dello Stato i loro Ideali.

 

 
 
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