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Il terremoto
del 1906 a Bagheria

venerdì 28 ottobre 2016, 22:15   L'Opinione  

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martorana-nuovodi Giuseppe Martorana

Centodieci anni fa, le popolazioni della fascia costiera del Palermitano, praticamente da Palermo a Termini Imerese, dal 13 settembre e per una ventina di giorni, furono interessate da scosse telluriche di una certa intensità che, se non provocarono danni materiali, generarono molto panico e disagi, anche per la psicosi che si sarebbero potute verificare altre scosse di maggiore intensità. Per il nostro paese forse si è trattato del primo terremoto da quando era stato elevato a Comune (1826).
Attraverso alcuni articoli giornalistici si può capire quale fosse lo stato d’animo dei cittadini che,  giustamente, preferivano dormire fuori dalle proprie abitazioni, accamparsi sotto le tende, o trasferirsi nelle campagne circostanti.
     Il Giornale di Sicilia del 13-14 settembre 1906,  a firma di Mefistofele, datato Bagheria 13, scrive: Il panico della popolazione cresce di ora in ora. Ad ogni nuova scossa è un fremito di paura che scorre da per tutto. La gente si affaccia sulle strade esterrefatta. Sono gridi, pianti, invocazioni di santi che si confondono in un terrorizzante rumore che si leva da tutto il paese.
Iersera, dall’imbrunire fino a due ore dopo la mezzanotte, la popolazione si riversò per le strade, seguendo le processioni improvvisatesi sul momento. Due simulacri di Santa Rosalia e quello dell’Addolorata, preceduti dalle rispettive congreghe e da preti, girarono per tutto il paese, tra un salmodiare continuo dei fedeli impauriti:
A li quattru cantuneri, cci su’ beddi quattri artari, e la musica chi facia, Viva Santa Rusulia!…
Il simulacro di S. Giuseppe fu tratto fuori dalla cappella e collocato sulla soglia del Duomo, accerchiato, tutta la notte, da una immensa folla di preganti.
Intanto, l’esodo dalle abitazioni, cominciato la mattina, crebbe la sera. Lo spiazzale della stazione, il piano di Palagonia, i giardini nell’interno dell’abitato, furono trasformati in veri e propri accampamenti. Intere famiglie con carretti e con le bestie pernottarono all’aperto, talune sotto attendamenti formati da lenzuoli, e tali altre perfino sotto improvvisate capanne di legname. I pochi, che non vollero abbandonare le abitazioni, stettero tutta la notte seduti, sul mezzo della strada, davanti le proprie porte. Stamane gli accampamenti si fecero più numerosi.
Preparata da ieri con l’obolo raccolto durante le processioni, a mezzogiorno circa, fu sparata una battaria o masculiata, lunga quanto tutto il Corso Butera. Quel frastuono non servì ad altro che ad acuire lo stato d’animo pauroso degli abitanti. Stasera si preparano nuove processioni e litanie. Si teme che durante questa situazione qualche altro giorno ancora, possano far difetto i viveri.
  Il Papa telegrafa al Sindaco preannunciando forti scosse…!!!
     Nello stesso articolo il corrispondente “Mefistofele” riporta una notizia che sa di tragicomico:
 “Le voci più strane, create dal pregiudizio e dall’ignoranza popolare, facevano il giro di tutti gli assembramenti. Si diceva che il Papa avesse mandato al Sindaco un telegramma per avvertire la popolazione che ci sarebbe stata una forte scossa; ma non si sapeva né dove né quando; però era opportuno che tutti si mettessero in salvo. Più tardi si disse che la scossa sarebbe avvenuta alle 13,37!… Figuratevi il panico”. Evidentemente non successe nulla!
Nell’edizione del giorno dopo, il corrispondente del G. di S. continua a dare notizie del terremoto, ma le scosse avvertite erano state molto leggere. La popolazione, però, continuava ad essere in preda al panico, rimanendo attendata.
     Scrive il giornale: Iersera tutti i simulacri e le bare esistenti in queste chiese furono portati processionalmente in giro per il paese fino all’una dopo la mezzanotte, seguiti da un’onda di popolo, specialmente di donne recitanti rosarii e litanie. Spesso, tra il suono delle campane, venivano sparati dei grossi petardi, là dove passavano i simulacri. Questo insieme rumoroso di manifestazione popolare religiosa non faceva che accrescere il panico e disturbare il sonno dei pochi cittadini che preferivano riposarsi”.
     Intanto si era sparsa la voce che a mezzanotte ci sarebbe stata una fortissima scossa, e ciò si sapeva “per mezzo del solito telegramma mandato dal Papa al sindaco sui fili telegrafici… del cervello del popolino – cervello che né il clero né il potere civile pensano di rimettere sulla buona strada”.
     Anche questa volta, e non poteva essere altrimenti, la mezzanotte passò indenne e si festeggiò con sparo di mortaretti, di razzi e di rozzi petardi.
Intanto, alcune abitazioni rimaste incustodite subirono la visita di ladruncoli ma un colpo grosso lo fecero “i professionisti” che scassinarono la rivendita di tabacchi e l’abitazione di certo Antonino Ducato che con la famiglia erasi attendato in un giardino, e ne portarono via circa 500 lire in denaro, l’intero corredo di una figliuola di lui prossima a sposarsi, sigari, tabacchi, francobolli, ecc.
                                                       Un’altra forte scossa
     Quando sembrava che la popolazione si fosse un po’ tranquillizzata, la notte del 17 ci fu un’altra forte scossa – questa volta non preannunciata dal Papa – che ridestò il panico e – come si legge sul G. di S. del 18-19 settembre 1906 “moltissimi tornarono a pernottare fuori di casa, sotto le tende. La superstizione e l’ignoranza riapparvero nella loro triste realtà: fino a ieri circolava nel popolo la voce che ci sarebbe stata la scossa finale per cui sarebbero rimasti seppelliti tutti sotto le macerie”.
     Domenica 16 settembre, cioè un giorno prima della nuova forte scossa, malgrado le autorità avessero cercato di proibirlo, tutti i simulacri erano stati portati in processione perchè le beghine avevano minacciato il finimondo se si fosse loro impedito quella manifestazione di fanatismo religioso. Dopo quella nuova scossa, però, quasi tutti si persuasero che non era più il caso di disturbare i Santi. Così in paese ritornò la calma e, come era avvenuto in tutti i paesi della fascia costiera, la vita cominciò a riprendere, ma molto lentamente.
                          Ad Aspra le barche da pesca mutate in abitazioni
     Questa notizia la troviamo sul G. di S. del 19-20 settembre 1906. Anche la nostra frazione, infatti, era stata colpita dal terremoto, senza danni materiali a persone e cose “ma con danno e disagio non lieve di questa laboriosa popolazione, composta in massima parte di marinai, che non poterono da oltre una settimana attendere alla pesca, perché le loro barche vennero usate come abitazioni dai vicini, dai parenti, dagli amici. Chi non potè trovare posto nelle barche, ricorse a tende provvisorie”.
     Una commissione asprense si recò al comune di Bagheria chiedendo di essere assistita; la Giunta, presieduta dal sindaco Baldassare Scaduto, deliberò un primo contributo di lire 50. Altre lire 21,70 furono raccolte in paese: Entrambe le somme furono consegnate ad Aspra dall’assessore Castronovo, dall’ingegnere comunale e dal Delegato di P. S.
                    L’opera del Parroco – Altri soccorsi ai bisognosi di Aspra
     Dopo dieci giorni dal verificarsi delle prime scosse telluriche, anche ad Aspra, come ho già detto, la popolazione preferiva rimanere fuori dalle abitazioni. Il comune di Bagheria aveva inviato nella frazione 25  tende, mentre ad altri soccorsi provvide don Giuseppe Formusa andato ad Aspra a visitare gli infermi e i ricoverati sotto le tende. Offrì a titolo personale somme di denaro mentre, come presidente della Cassa Rurale San Giuseppe elargì lire 50 che un’apposita commissione guidata dal cappellano Sardo distribuì quel giorno stesso ai più bisognosi.
              Leggere scosse – Richieste di tende – Accertamento dei danni
     Si legge sul G. di S. del 20-21 settembre 1906  – Bagheria, 20 (Mefistofele) – Da ieri notte ad oggi si
succedono leggere scosse, ed il vento soffia impetuoso.
Questo sindaco cav. Scaduto ha chiesto alla Prefettura l’invio di altre duemila tende, essendo insufficienti quelle mandate ieri, già state distribuite, che sorgono per ogni dove dando al paese l’aspetto di villaggio. Il governo ha mandato un ingegnere per la costatazione dei danni prodotti dalle scosse ai fabbricati. Si sono costatate parecchie fenditure a diverse case per cui sarà disposto il puntellamento e lo sgombro.
Questo Consiglio di amministrazione della Cassa Rurale, convocato d’urgenza dal suo presidente arciprete dottor Formusa, ha deliberato la somma di lire 500 destinandola per il funzionamento della cucina economica. Saranno emessi 300 “boni” al giorno al prezzo di un soldo (1) ciascuno, dando ogni “bono” diritto ad un piatto di zuppa.
(1) Il soldo era la ventesima parte della lira, equivalente a cinque centesimi.
                                             La visita dell’On. Aguglia
    Alle ore 3,20 del 21settembre si ebbe un’altra scossa facendo aumentare lo sgomento tra la popolazione. Intanto, il deputato l’On. Francesco Aguglia era tornato da Roma per fare visita ai paesi del suo Collegio, proprio quelli colpiti dal terremoto. A Bagheria venne accompagnato da Francesco Paolo Tesauro, consigliere provinciale del Mandamento e fu ricevuto dal sindaco avvocato Baldassare Scaduto, dalla sua Giunta e da un gran numero di cittadini che lo accolsero  affettuosamente. É appena il caso di far rilevare che molti chiesero il suo interessamento per ottenere dal Governo gli opportuni soccorsi e adeguati aiuti finanziari.   . L’egregio uomo dopo aver fatto un giro per il paese ed essendosi informato di tutto prendendo appunti, fece sapere che il Ministero aveva spedito, dietro suo interessamento L. 350 per i poveri di Bagheria, e promise che tra breve sarebbero stati mandati altri sussidi. Egli stesso in precedenza aveva contribuito di tasca sua inviando al sindaco lire 100.
Soltanto verso la fine di settembre e i primi di ottobre, cessato il panico, gli abitanti rientrarono definitivamente nelle loro abitazioni, riprendendo regolarmente le consuete attività.

 

 
 
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