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Bagheria. La famiglia di Di Salvo rifiuta la protezione e prende le distanze

venerdì 25 novembre 2016, 10:23   Cronaca  

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I familiari del nuovo collaboratore di giustizia Pasquale Di Salvo, 53 anni, hanno deciso di dissociarsi dal parente. Nessuno di loro, infatti, ha accettato la protezione offerta dai carabinieri.
La notizia è stata riportata oggi da un articolo del giornale di Sicilia a firma Riccardo Arena.
La collaborazione di Di Salvo è al vaglio degli inquirenti che dovranno trovare riscontri sulle sue dichiarazioni.
Di Salvo potrebbe sapere molto sugli interessi di Cosa nostra nell’affare dei rifiuti.
Dal pizzo imposto alle imprese che lavorano per conto dei Comuni in provincia di Palermo alle infiltrazioni nelle commesse. Potrebbe essere a conoscenza dei segreti dei clan di Bagheria e Porta Nuova. Ma per ora tutto è avvolto nel mistero. Non trapela niente dalle sue dichiarazioni.
Da fonti di stampa si sa che Di Salvo aveva la benedizione dell’anziano capomafia di Bagheria, Pino Scaduto. Che del neo pentito diceva: “Dignità ne ha trentatremila volte più di lui”, e cioè di qualcuno che a Di Salvo rimproverava il ‘peccato originale’ di avere indossato la divisa.
Il nuovo collaboratore di giustizia infatti era stato un poliziotto e aveva lavorato nella scorta di Giovanni Falcone. “Una disgrazia”, la definiva Scaduto durante un colloquio intercettato in carcere, ma “dopo se n’è accorto e si è spogliato… è onesto al cento per cento questo te lo posso dire io…”.
Un altro pentito del clan bagherese, Salvatore Sollima, era tra quelli che mal digerivano il passato in divisa di Di Salvo. E lo aveva detto a Giampiero Pitarresi, in carcere con l’accusa di essere stato l’ultimo reggente della mafia di Bagheria: “Faceva la scorta a Falcone… come fa Testa a mettersi a una persona del genere accanto”.
Di Salvo avrebbe avuto mansioni delicate, come le comunicazioni fra gli affiliati e le estorsioni ai danni dei commercianti.
Un aspetto inquietante è rappresentato dal fatto che Di Salvo ha più volte dato dimostrazione di avere ricevuto la soffiate degli imminenti blitz. Pare che sapesse che lui stesso sarebbe stato arrestato: “… per ora sono un po’ messo in disparte, perché ho un brutto presentimento… sto aspettando questa risposta dell’Albania, perché se arriva, così mi allontano un poco… perché per ora sono puntati tutti su di me… io per loro sono stato una sorpresa… minchia sono accaniti come i cornuti”.
Di Salvo avrebbe deciso di collaborare con la giustizia dopo alcuni mesi duri in carcere e per la prospettiva di ricevere una lunga condanna.

 
 
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