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Bagheria. Mafia. Chiesti un secolo e mezzo di carcere nell’ambito dell’operazione Reset 2

mercoledì 16 novembre 2016, 18:19   Cronaca  

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tribunale-palermoQuasi un secolo e mezzo di carcere è stato chiesto per 17 imputati, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsioni, favoreggiamento. Il processo si è aperto oggi al tribunale di Palermo.
Gli imputati furono arrestati nell’operazione Reset 2 che colpì il clan di Bagheria.
Si tratta di 17 presunti affiliati che hanno chiesto il rito abbreviato.
Le pene più pesanti sono state chieste per Pietro Liga e Giacinto Di Salvo per cui il pm Francesca Mazzocco ha chiesto venti anni. Chiesti anche: 6 anni per Andrea Fortunato Carbone e Francesco Centineo, 7 per Nicolò Eucaliptus, 6 per Silvestre Girgenti e Umberto Gagliardo, 4 per Salvatore Lauricella, Pietro Liga, 12 per Francesco Lombardo, 6 per Francesco Mineo, 8 per Gioacchino Mineo, 6 per Onofrio Morreale, 12 per Giuseppe Scaduto, 6 per Giovanni Trapani, Gioacchino Tutino, Paolo Liga e Giovanni Mezzatesta.
Nel processo si sono costituiti parte civile i Comuni di Bagheria, Altavilla Milicia, Ficarazzi, Santa Flavia, il centro studi Pio La Torre, Confindustria di Palermo, Addiopizzo, Confcommercio e Confesercenti, assistiti – tra gli altri – da Francesco Cutraro e Ettore Barcellona. Lo scorso 19 ottobre il giudice per l’udienza preliminare Omar Modica nell’aula bunker del carcere dellUcciardone a Palermo aveva rinviato a giudizio altre 7 persone accusate di associazione mafiosa, estorsione aggravata e di avere favorito Cosa Nostra. Per loro il processo inizierà il 21 dicembre.
Tutti gli imputati sono coinvolti nell’operazione Reset 2, il secondo troncone che vede alla sbarra presunti componenti del clan mafioso di Bagheria.
Ad andare a giudizio il prossimo 21 dicembre saranno: Carmelo Bartolone, Gioacchino Antonio Di Bella, Luigi Di Salvo, Rosario La Mantia, Alessandro Vega e Pietro Giuseppe Flamia.
Fra gli imputati ci sarà anche Antonino Lepre, titolare del lido “La capannina” che dovrà rispondere del reato di favoreggiamento visto che ha negato le richieste di pizzo che invece sarebbero state provate.
L’indagine è stata coinvolta dai sostituti procuratori Francesca Mazzucco e Caterina Malagoli.

 
 
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