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Altavilla Milicia. Nuovi particolari sull’omicidio di Vincenzo Urso

venerdì 13 gennaio 2017, 12:27   Cronaca  

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La famiglia mafiosa di Bagheria sapeva dell’omicidio di Vincenzo Urso, avvenuto il 25 ottobre 2009 ad Altavilla Milicia. A riferirlo sono alcuni pentiti fra cui Sergio Flamia e Antonino Zarcone.
Per l’omicidio sono stati arrestai ieri i due presunti mandanti: Francesco e Andrea Lombardo. Ancora ignoti i killer.
Urso, imprenditore edile, quella notte stava rientrando a bordo della Volkswagen Tuareg in via Ragusa, quando venne ucciso da una scarica di proiettili calibro 7.65.
Come riferisce in un articolo pubblicato  da Riccardo Lo Verso, su livesicilia, la sera del delitto vengono ascoltate diverse persone.
“Hanno solo sentito i colpi di pistola. Qualcuno, però, ricorda che una Fiat Uno, con a bordo tre persone, si è allontanata a gran velocità. In effetti le telecamere di video sorveglianza di un negozio hanno immortalato la macchina che procedeva a fari spenti e nel senso opposto di marcia. Sarà ritrovata in contrada Santoro Cannemasche. Era stata rubata poche ore prima a Santa Flavia. Dentro c’è un guanto in lattice celeste uguale a quello trovato sul luogo del delitto. È l’auto dei killer.
Le indagini si concentrano sull’attività di movimento terra della vittima ed emergono i contrasti con Francesco e Andrea Lombardo. Si contendono i lavori nel territorio fra Altavilla e Bagheria e soprattutto, dicono gli investigatori, cercano di sbaragliare la concorrenza grazie all’appoggio dei mafiosi della zona. A completare il quadro ci sono dei rancori personali. Due anni prima del delitto Urso ha interrotto una relazione sentimentale con la figlia di Francesco e sorella di Andrea.
Alcuni testimoni, sentiti dai carabinieri, dicono che per la vicenda i Lombardo si “erano sentiti offesi nell’onore”. Volevano che si arrivasse al matrimonio. “…n’ammazzatu quindici e cu iddu sidici…”, avrebbe detto una volta Francesco Lombardo, davanti a testimoni, tradendo il suo rancore verso Urso. Nel 2013 si pente Vincenzo Gennaro del clan di Bagheria che mette a verbale: “C’era qualche lamentela da parte di Francesco Lombardo dice ‘… u viri? lu u insiqnavu e iddu m’abbannunò e sinni iu avutri banni’”. Urso, dunque, avrebbe tradito la fiducia di Lombardo.”
Lo Verso riporta il particolare secondo cui due mesi prima dell’omicidio le microspie captarono una conversazione fra Antonino Zarcone, allora boss di Bagheria e oggi pentito, che spiegava ad Andrea Lombardo che Urso aveva chiesto un incontro con Gino Di Salvo, allora capomafia bagherese: “Gli ho detto: ‘e che vuole attesto crasto?” Dice: “un chiarimento, che ci sono cose da chiarire dice, vediamo dice,,, di stringervi la mano’”. Lombardo non gradiva: “… noi ci interessano solo discorsi di lavoro, e start e luì non si deve immischiare completamente nei miei lavori, solo lui… non ci deve mangiare ne lui manco quello, nessuno di tutti e due stop”.”
Anche Sergio Flamia, avrebbe raccontato ai pm una volta fatta la scelta di pentirsi, aveva chiesto notizie a Zarcone: “Ci dissi “ma st’omicidio di Altavilla Milicia? Dici, ma du stupido di me cucinu Francu, riferendosi a Franco Lombardo però non è andato oltre”. Il cerchio investigativo si chiude quando si pente Nino Zarcone. Aveva avuto mandato di mettere la pace in un territorio pieno di fibrillazione ma, racconta ai pm, “l’unico omicidio che non sono riuscito a evitare è stato quello di Urso Vincenzo perché il Franco Lombardo aveva già da diverso tempo organizzato la sua morte e aspettava solo il momento giusto”. Urso era diventato un ostacolo. Si accaparrava la fetta più grossa dei lavori.”

 
 
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