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Bagheria. Il primo verbale del pentito Di Salvo: “anche una truffa sui rifiuti”

sabato 21 gennaio 2017, 08:56   Cronaca  

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bagheria-e-di-salvoE’ stato reso noto il primo verbale del nuovo pentito della mafia di Bagheria, Pasquale Di Salvo, 51 anni.
Di Salvo, arrestato nel dicembre del 2015, ha deciso di collaborare nel novembre scorso.
Parla di truffe ai danni del comune di Bagheria nel settore dei rifiuti, di pizzo e droga.
Prima di diventare un mafioso aveva anche indossato la divisa da poliziotto e aveva anche fatto parte della scorta del giudice Giovanni Falcone.
Il contenuto del primo verbale è stato reso noto da Riccardo Lo Verso con un articolo pubblicato su livesicilia.
Di Salvo ha sottolineato di volersi “ravvedere completamente, come ero prima, prima ero una persona normale, civile, rispettata da tutti, avevo il mio bel lavoro… purtroppo ho avuto delle devianze, per la mia giovane età, per la mia inesperienza, per dire… che mi hanno portato a sbagliare e a condurre una vita non regolare che non rientrava nel mio modo di fare”.
Di Salvo era stato arresto per la prima volta alla fine degli anni Ottanta. Allora non faceva ancora parte della famiglia mafiosa.
Poi decise di diventarne organico: “gli dicevo io ma scusatemi, io sto dietro a voialtri e cose varie, però ho una famiglia… dice incominciamo con gli assegni, abbiamo incominciato a fare assegni a vuoto, a fare piccole truffe, a fare piccoli furti di bestiame, diciamo questa cosa diciamo è stato il primo impatto”.
Il salto di qualità avviene dopo essersi avvicinato ad una banda di rapinatori a Ficarzzi:”Dopo la fase delle rapine, nel 1990 fino al 1992 mi sono trasferito al Nord Italia”. Erano gli anni delle stragi di mafia. Gli anni in cui saltava in aria il magistrato che Di Salvo aveva scortato. Il sangue non servì a redimerlo: “Una volta ritornato a Palermo mi sono riavvicinato a Di Bella Gioacchino Antonino che successivamente è stato tratto in arresto”.
L’ingresso in Cosa Nostra arrivò grazie ad Antonino Di Bella: “è stato il mio canale a poter acquisire fiducia e tutto, perché tutti mi guardavano che ero un ex poliziotto e cose varie e allora stavano tutti sulle difensive”.
Anche Pino Scaduto, di lui diceva: “dignità ne ha trentatremila volte più di lui”, e cioè di qualcuno che a Di Salvo rimproverava il ‘peccato originale’ di avere indossato la divisa. Solo “che tutti mi davano promesse, promesse promesse, ma nessuno mi dava un… un posto di lavoro”. Infine, la svolta: “… vado all’appuntamento e trovo a Nicola Testa, si presentano, dice da questo momento tu fai parte della nostra famiglia”.
Di Salvo ha anche parlato degli affari all’interno del servizio dello smaltimento dei rifiuti con le commesse comunali per lo smaltimento dei rifiuti, al pizzo.
“Dentro l’autoparco, dove andavano a mettere i mezzi e dove andavano a scaricare anche la spazzatura… si mise d’accordo con i capisquadra e i rappresentanti responsabili che invece di segnare due scarrabili ne segnavano quattro, però due erano effettivi, due erano fantasma, di questi due fantasma una percentuale doveva andare ai ragazzi… ma è tutta una truffa là dentro ai danni del Comune di Bagheria”.
Di Salvo si occupa anche di pizzo. Fu lui a presentarsi nel cantiere di un imprenditore edile: “… gli avevamo chiesto 5000 euro per i lavori … o 5 o 7 … per i lavori che già lui aveva svolto precedentemente sia sulla zona della Caravella, sia sulla zona di via Città di Palermo e sia sulla zona di via Dante”.
Di Salvo parla anche di droga.
“Il neo pentito -scrive Lo Verso- conosce perché Carmelo D’Amico, per un periodo capo decina della famiglia di Bagheria, fu sostituto da Nicola Testa: “… per la brutta figura che ha fatto che ha preso un chilo di cocaina senza avvisare nessuno, e in più perché non si è presentato a chiarimenti a Palermo da determinate persone…”.

 
 
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