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Bagheria. Inaugurato il centro sui giornalisti uccisi dalla mafia “la casa di Giuseppe”

giovedì 26 gennaio 2017, 14:06   Attualità  

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di Martino Grasso

Da oggi chi vorrà avviare una ricerca approfondita sui giornalisti uccisi dalla mafia avrà a disposizione una casa, la “casa di Giuseppe”.
L’appartamento, infatti, da tempo affidato dalla famiglia di Mario e Giuseppe Francese, alla parrocchia San Giovanni Bosco. Mario, giornalista, venne ucciso dalla mafia e Giuseppe si è suicidato a 36 anni dopo avere svolto approfondite ricerche sulla morte del padre.  Il centro sorge in via San Isidoro Monte, al secondo piano.
Sarà gestito, ogni giorno, dalle 15 alle 19,30, dal lunedì al venerdì, dai ragazzi delle associazioni “Parru cu tia”, “A testa alta” e “Tre P”.
L’inaugurazione è avvenuta oggi alla presenza di numerosi ospiti fra cui Giulio Francese, figlio di Mario, il giornalista Filippo Mulè, don Francesco Galioto e don Francesco Stabile. Ha moderato il consigliere comunale Emanuele Tornatore. Presenti anche il sindaco Patrizio Cinque e alcuni studenti della scuola Tommaso Aiello. Alle pareti campeggiano dei pannelli che raccontano la storia di alcuni dei giornalisti uccisi dalla mafia:  Cosimo Di Cristina. Mauro de Mauro, Giovanni Spampinato, Pippo Fava, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Giancarlo Siani, Beppe Alfano e Mario Francese.

giuseppe_franceseUn altro pannello ricorda Giuseppe Francese (nella foto) che ha vissuto nella casa.
“Questo luogo è stato utilizzato dalla parrocchia -ha detto Tornatore adesso è a disposizione dell’intera comunità”.
Giulio Francese ha anche donato alcuni libri al centro sottolineando che “finalmente è stato inaugurato il centro. E’ frutto della collaborazione con la parrocchia. Spero venga aperto alla collettività e diventi luogo di aggregazione”.
Ha dato la collaborazione dell’ordine dei giornalisti Filippo Mulè che ha conosciuto Mario Francese “era un’icona per npi, per le sue inchieste”.
Hanno accolto favorevolmente lì apertura del centro anche don Francesco Galioto e padre Francesco Stabile.
“Dobbiamo fare un camino di liberazione dalla mafia –ha detto Stabile- dobbiamo satre attenti perché la mafia può infettare tutti. La mafia è antiumana e anticristiana. Oggi abbiamo messo un piccolo tassello, ma dobbiamo andare avanti”.
Anche il sindaco Patrizio Cinque ha lodato lì iniziativa: “la collettività deve ringraziare la famiglia Francese per questo dono”,
Infine un ragazzo della scuola Aiello ha letto una poesia di Borges mentre i giovani delle associazioni che gestiranno il centro ne hanno sottolineato lì importanza e hanno rivoto delle parole d’affetto per Giuseppe Francese.
“Il nostro intento -ha detto uno di loro- è quello di scuotere le coscienze”

 

 

 

 

 
 
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