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Pensavo fosse
Bagheria e invece…

mercoledì 4 gennaio 2017, 07:29   L'Opinione  

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marco-maggioredi Marco Maggiore *

A volte penso che questa città sia senza speranza. A volte penso che la città descritta da Stephen King in Cose preziose altro non sia che una trasposizione letteraria della città di Bagheria. Per chi non conoscesse la storia dell’autore americano basti sapere che si narra semplicemente di una città dove l’indivia e le rappresaglie tra concittadini portano all’autodistruzione della comunità.

È questa la sensazione che trapela da certe affermazioni e da certi articoli che leggo sulle testate locali. La soddisfazione immensa di aspettare il fallimento dell’avversario politico, il desiderio incontenibile di vederlo sbagliare, di lasciare che i successi dell’ente si trasformino piano piano in macerie. Lo dico leggendo alcune opinioni sul Museo Guttuso, ad esempio. La corsa a chi ha messo la firma, il cappello e il timbro sulla riapertura sembra aver oscurato il fatto che Bagheria, per una volta, sia salita alle luci della ribalta per la propria cultura e la propria arte. A chi giova ricordare che finalmente siamo di nuovo dotati di un polo intellettuale in grado di rilanciare il tessuto locale, se il fine ultimo di chi si avvicina alla politica è la prossima tornata elettorale? Eppure è facile leggere le carte e scoprire che quel Museo era gestito tanto male da non permettere di raggiungere il sospirato 36% di copertura delle spese che la Legge, quella con la L maiuscola, richiede per i servizi a domanda individuale. Mi sarei aspettato un moto di orgoglio bagherese piuttosto che una frettolosa ricerca del carro del vincitore. Ma forse sono giovane e, come dice qualcuno, un incompetente mistificatore della verità incapace di amministrare.

Il Museo è solo uno degli innumerevoli temi su cui si potrebbero scrivere papiri d’inchiostro. Per ogni azione dell’amministrazione Cinque c’è infatti qualcuno pronto a dire che avrebbe potuto fare di meglio, qualcuno che prende il gessetto in mano ed è pronto a impartire lezioni. Ora, io sarò un incapace mistificatore della realtà ma mi pare di aver ereditato una città in dissesto finanziaria, priva dei minimi servizi essenziali per i cittadini e con un personale volutamente lasciato incompleto nella formazione da chi, precedendo questa giunta, ha preferito l’agire in funzione del voto al pianificare. Perché a leggere i giornali ho capito che le precedenti sindacature erano portatrici di progetti, straordinarie nel mettere a frutto i finanziamenti europei e capaci di tutto. Il dissesto è stato prodotto da un colpo di vento che avrà confuso le carte. Sarà mia cura spiegare ai cittadini che questa che loro chiamano Bagheria è in realtà Ginevra. Forse la MIA amministrazione non ha risolto i problemi degli ultimi 20 anni in 30 mesi. Di questo mi scuso e chiedo perdono. Penso sia davvero poco aver avviato la differenziata, riparato il manto delle arterie principali, sistemato gran parte dei plessi scolastici, approvato bilanci, attivato canali social per le relazioni con il pubblico, riportato un minimo di dibattitto civico tra le strade. Mi sembra davvero poco aver creduto di amministrare Bagheria per 30 mesi e aver scoperto di aver ricevuto Ginevra in eredità.

* consigliere comunale Bagheria M5S

 
 
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