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A Trabia l’integrazione con gli immigrati passa anche attraverso la religione

sabato 11 febbraio 2017, 10:09   Attualità  

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battesimo-evangelicodi Martino Grasso

L’integrazione degli immigrati passa anche attraverso la religione. E da alcuni anni la chiesa evangelica di Trabia sta facendo un’opera meritoria, anche grazie al suo responsabile,  un parrucchiere bagherese. Si chiama Francesco Giangrasso,  51 anni. La chiesa di Trabia da oltre 3 anni accoglie gli immigrati che risiedono in alcuni centri di accoglienza del luogo.
La loro opera è lodevole perché oltre a curare lo spirito degli immigrati li sostengono anche con fatti concreti, dando loro vestiario e quando occorre anche del cibo.
Lo scorso anno 7 di loro sono stati anche battezzati nel mare trabiese in un evento ricco di significato e particolarmente emozionante. I giovani immigrati nelle domeniche allietano il rito religioso con canti.
Il loro contributo è un fattore aggiunto e abbatte la distanza fra l’Africa e la Sicilia.
“Grazie a questi ragazzi ho imparato tanto -sottolinea Francesco Giangrasso- Vengono da posti dove non c’è niente e sono felici anche solo per un abbraccio. Le loro storie sono drammatiche, fatte di violenza e morte. Vengono dalle nostre parti sperando in un futuro migliore ed è nostro dovere accoglierli. Spesso la Sicilia è solo un punto di passaggio”.
Francesco ha una serie di storie da raccontare, fatte di soprusi e privazioni di ogni tipo di libertà.
Su tutte gli è rimasta impressa la storia di  Samuel, 22 anni.
Il giovane è nato in Nigeria, in una famiglia cristiana. Tutta la famiglia frequentava regolarmente la chiesa, tranne il padre e lui.
Un giorno mentre stava andando a scuola, si è avvicinato un ragazzo chiedendogli di diventare il suo amico. Ma faceva parte di bande criminali e Samuel non voleva. Usciva dalla stanza solo per mangiare.
La famiglia decise di farlo vivere lontano da uno zio. Poi andò in Libia.
Ha conosciuto il deserto e vita durissima. “In Libia -racconta Francesco- un uomo lo ha messo su un barcone per arrivare in Italia. Il barcone era sovraffollato e avevo tantissima paura. Il giovane fu  costretto con il fucile a salire. Riuscì ad arrivare in Libia grazie alla fede in Dio.
Quando è arrivato in Sicilia ha iniziato a frequentare la chiesa di Trabia. Ha  conosciuto delle persone che lo hanno accolto con tanto amore e trattato come un figlio.”

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