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Bagheria. Nuovi abusi edilizi. In 3 casi i proprietari dovranno demolire

lunedì 6 febbraio 2017, 09:01   Attualità  

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bagheria-casedi Pino Grasso

Ancora una serie di provvedimenti repressivi sono stati comminati dall’amministrazione comunale a carico di coloro che hanno commesso abusi edilizi e commerciali. I provvedimenti sono stati firmati dal nuovo responsabile della Direzione 10 – Pianificazione urbanistica, Prevenzione e repressione e abusivismo edilizio.
In 3 casi si invitano i proprietari a provvedere alle demolizione, entro il termine di 90 giorni e di rimettere in pristino lo stato dei luoghi. Se non si provvederà entro tale termine, i beni saranno acquisiti di diritto al patrimonio del Comune. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, alla verifica dell’eventuale inottemperanza, l’Ufficio provvederà all’emissione, di una sanzione pecuniaria di importo compreso tra 2.000 e 20.000 euro. Avverso il provvedimento i proprietari potranno proporre ricorso giurisdizionale davanti al Tar di Palermo o straordinario al presidente della Regione siciliana.
Gli abusi contestati sono stati rilevati sia in città, sia nella frazione marinara di Aspra.
Ma non è tutto perché in materia di repressione del fenomeno, dall’elenco dei Rapporti di Polizia Giudiziaria relativi al mese di gennaio 2017 risultano anche otto gli abusi scoperti dai caschi bianchi, diretti dal comandante Salvatore Pilato relativi ad abusi vari, nuove costruzioni, realizzazione di corpo di fabbrica, opere edili varie e di completamento e altri abusi vari, modifiche strutturali e volumetriche.
Il primo provvedimento di demolizione è stato preso a carico del proprietario che aveva provveduto all’ampliamento di un vecchio manufatto di 60 metri quadrati dove sono state realizzate una base in cemento armato, un solaio in materiale coibentato e intelaiatura in metallo, muri perimetrali in conci di tufo. Inoltre sono stati realizzati tre nuovi vani con un solaio di travi e tavole in legno sormontati da materiale in fibro – cemento ondulato. Inoltre se il proprietario non dimostrerà la liceità dell’originario vecchio manufatto rurale ampliato abusivamente, l’amministrazione comunale si riserva di irrorare ulteriori provvedimenti sanzionatori.
L’immobile ricade in zona di verde pubblico vincolata paesaggisticamente e in zona sismica di 2° categoria. Nel secondo provvedimento di demolizione si invita la proprietaria a ripristinare lo stato dei luoghi perché aveva provveduto alla chiusura dell’area destinata a terrazzo per una superficie di 20 metri quadrati, mediante copertura di pannelli coibentati e controsoffitto in cartongesso, ancorata nei preesistenti muri laterali di confine mentre in corrispondenza del prospetto e della superficie lasciata a balcone è stata realizzata una parete finestrata, costituita da un muretto di 1,50 metri di lunghezza e uno di altezza e collocati infissi  in alluminio e vetri. La superfice ricavata è distribuita in due vani di cui uno di 4 metri quadrati, adibito a wc e doccia mentre il secondo di 16 metri quadrati risulta adibito a cucina ed è comunicante con il preesistente vano mediante un arco in muratura realizzato in corrispondenza del vecchio muro perimetrale, il tutto in modo tale da realizzare un unico ambiente utilizzato come cucina – soggiorno. I lavori sono definiti e completi di impianti tecnologici, intonaci e pavimentazione. L’unità immobiliare risulta inoltre già arredata e abitata. realizzate sul suolo pubblico in assenza di atti autorizzativi riguarda una attività di ristorazione. Il terzo provvedimento è a carico di un esercente che aveva collocato davanti l’ingresso del locale una pedana modulare in legno, che occupa la superficie di 35 metri quadrati ed una struttura metallica, fissata al suolo pubblico, sulla quale è stata installata una tenda di copertura e teli in pvc per la chiusura delle pareti laterali, lasciando una apertura centrale prospiciente la piazza per favorire l’ingresso al locale. L’intera area risulta vincolata paesaggisticamente e l’area pubblica ricade in zona sismica di 2° categoria. In questo caso l’interessato dovrà ripristinare lo stato dei luoghi entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza, restituendo l’area alla sua configurazione originaria ed informando preventivamente l’Ufficio repressioni ed il Comando di Polizia Municipale dell’avvio dei lavori. L’ordinanza è stata trasmessa, in quanto il territorio oggetto dell’abuso è sottoposto a vincolo paesaggistico, alla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali e all’autorità giudiziaria. avverso il provvedimento i titolari potranno proporre ricorso al Tribunale amministrativo regionale o straordinario al Presidente delle Regione.

 
 
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