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Le multe sulla munnizza?

giovedì 23 febbraio 2017, 09:31   L'Opinione  

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parlatoredi Salvatore Parlatore

Se non fosse una situazione drammatica sarebbe quasi divertente.
Si sente di tutto: vigili urbani in borghese, che dovevano presidiare di notte le vie in prossimità dei bidoni della spazzatura, per controllare chi fa la “differenziata”.
Il sindaco in persona che rovista all’interno dei sacchetti dell’immondizia alla ricerca di fatture del telefono, documenti o lettere intestate che riconducano al cittadino inadempiente;
vicini affacciati dalla finestra pronti a “far da spia” con apposita app nel cellulare e denunciare chi getta la spazzatura “a casaccio”, nei bidoni.
L’Amministrazione prosegue la sua evoluzione darwiniana nella gestione della “munnizza” col salomonico adesivo “rifiuto non conferito correttamente”.
Ipse dixit, cioè l’operatore o il volontario non meglio specificato che ha il potere di valutare se il rifiuto è conferito in maniera corretta, sulla scorta di regolamenti o regole note solo a lui.
Oggi l’evoluzione continua con le multe salatissime di 3 mila euro per chi abbandona rifiuti.
Patrizio Cinque dichiara: “Non avremo nessuna pietà, chiediamo a tutti di continuare a segnalarci la presenza di rifiuti anche attraverso foto e video sui social comunali”.
Questa è incitazione alla delazione, con rischio di fomentare scontri tra “guelfi e ghibellini” a Bagheria.
Se poi se la gente si lamenta sui social, è meglio chiudere la pagina web, così i cattivoni smettono di intralciare, anzichè aiutare, lodare ed elogiare l’eroe che sta riportando Bagheria alla “normalità”.
Il prossimo passo sarà di multare chi parla male del sindaco?
Vorrei porre l’attenzione del lettore sulla questione delle multe:
La multa comminata dagli agenti municipali si impugna, davanti al giudice di Pace.
Ed è proprio dal Giudice di Pace di Pozzuoli, dott. Italo Bruno con sentenza del 29.09.2014, che arriva un importante chiarimento in materia di legittimità e validità delle sanzioni per “omessa raccolta differenziata”. Tanto importante, quanto corretto. Conviene, quindi, tenere a mente il precedente.
Secondo il magistrato, la multa comminata al cittadino non deve solo indicare gli estremi dell’illecito, ma anche identificare, con precisione, il soggetto colpevole.
L’ Art. 3 della L. 689/81, infatti, stabilisce il principio generale della responsabilità personale dell’illecito amministrativo commesso (proprio come la responsabilità penale).
Detto in parole molto semplici, la responsabilità non può essere né del nucleo familiare, né del “capo famiglia” se la condotta illecita l’ha commessa la moglie o un altro convivente. Infatti, risponde della sanzione solo chi materialmente ha commesso l’azione.
Dunque, nell’ipotesi in cui le autorità rinvengano in una busta chiusa, rifiuti commisti di vario genere (come nel caso deciso dal giudice campano) non possono, per ciò solo inviare la multa al titolare dell’appartamento che paga la tassa sui rifiuti (sulla presunzione che sia stato questi a non osservare l’ordinanza comunale sulla differenziata), ma devono identificare, con precisione e senza margini di dubbio, chi ha commesso l’illecito.
Diversamente, si finirebbe per attribuire una responsabilità oggettiva (cioè che prescinde da un comportamento volontario o colpevole) a un soggetto che, invece, non si è macchiato di alcuna responsabilità personale. Al contrario, principio generale delle sanzioni amministrative è l’esistenza di un dolo o della colpa in capo al sanzionato.
Nella sentenza, giustamente, si osserva come, ai fini della validità delle sanzioni amministrative, è necessaria l’esatta identificazione del trasgressore.
Non è possibile “presumere” il colpevole, ma lo si deve identificare in modo inoppugnabile e deve essere evidente la colpa o il dolo.
Tradotto in soldoni significa che un ricorso al Giudice di Pace per questa multa sarebbe matematicamente vinta dal ricorrente, con conseguente condanna per il Comune a pagare spese legali e danni.
Insomma sarebbe l’ennesimo errore fatta dal sindaco “vendicatore” che deve punire qualche “cattivo” per poi ottenere solo l’effetto di fare spendere soldi inutilmente ad un comune dissestato.

 

 
 
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