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Porticello. Protesta dei pescatori contro le leggi nazionali. “Ridateci dignità”

martedì 28 febbraio 2017, 13:49   Attualità  

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protesta-pescatoridi Martino Grasso

Hanno spento i motori dei pescherecci, lasciandoli ormeggiati al porto e hanno esposto numerosi striscioni di protesta contro il governo nazionale.
Sono i pescatori della marineria di Porticello che con 500 imbarcazioni, fino a qualche anno fa, era una delle più produttive dell’isola. Da tempo i pescatori si sentono oppressi dalle leggi nazionali ed europee che li costringono a divieti diventati insostenibili.
Una delegazione è volata a Roma per protestare davanti a Montecitorio, mentre gli altri sono rimasti al porto per fare sentire la loro voce. Gli striscioni sono chiari. Uno recita: “vogliamo la pesca libera”, un altro ”i figli dei pescatori sono alla fame”, e ancora “ridateci la dignità del lavoro”.
Puntano il dito soprattutto contro la legge nazionale numero 154, emanata dal governo italiano, che considerano particolarmente restrittiva perchè vieta la pesca della neonata, del tonno e consente la pesca del pesce spada solo in periodi limitati dell’anno.
Uno di loro, Giuseppe Balistreri, 37 anni, da 20 anni pescatore, lamenta anche le sanzioni che sono particolarmente dure.
“Rischiamo multe fino a 150 mila euro -dice- L’anno scorso mi hanno fatto una multa di 15 mila euro perchè stavo pescando Alalunga. Inoltre mi hanno bloccato l’attività per 3 mesi. Così non possiamo andare avanti. Siamo al collasso”.
protesta-pescatori-1Sull’argomento interviene anche Ciccio Zizzo, sindacalista dell’Anapi Pesca.
“La protesta di oggi -dice- da parte della categoria dei pescatori, nasce da una situazione divenuta oramai insostenibile per le imprese di pesca. E’ dovuta principalmente all’applicazione della regolamentazione Ue sui controlli al settore che hanno definitivamente messo in ginocchio l’economia ittica nazionale ed il suo indotto di filiera. Provvedimenti come: dopo la seconda grave infrazione, la licenza di pesca viene archiviata; multe onerose fino a 150.000,00 euro, molto spesso di gran lunga superiore al valore della barca. La dicono lunga su un settore sull’orlo del definitivo crollo. Sia in termini di produzione che di reddito di impresa e familiare. A questa grave minaccia, bisogna aggiungere per logica conseguenza, la perdita di migliaia di posti di lavoro nella filiera ittica. Aggravata dal fatto, che non ci sono possibilità di diversificazione per i pescatori in altre attività lavorative.”
Zizzo auspica uno sgravio della pressione, sia in termini legislativi che sanzionatori. “Speriamo -continua- che si consenta alla flotta nazionale e ai pescatori tutti, di ritornare a pescare con una certa serenità ed un minimo di prospettiva futura. Per quanto ci riguarda, l’Anapi Pesca, sarà sempre a loro fianco nel portare avanti nei tavoli istituzionali di settore, le istanze che vengono dalla categoria.”

 

 
 
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